Da Milano a Roma: la longa manus

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio su come si sia arrivati alla nomina a commissario di Roma di Francesco Paolo Tronca, ormai ex prefetto di Milano, si vada a riascoltare l’intervista rilasciata da Matteo Renzi al Tg1 delle 20 di sabato: il suo arrivo nella Capitale secondo il premier è «un simbolo», perché «ha gestito l’Expo», «un successo strepitoso», «un grande elemento di orgoglio, l’orgoglio di chi ha vinto una sfida che sembrava impossibile», di chi, «quando qualcuno diceva “non ce la farete”, rispondeva “perché no?”».

Con Tronca, dunque, tutto si risolverà. Secondo Renzi, «dire “sono cittadino romano” era un vanto; adesso è diventato quasi motivo di preoccupazione, per gli scandali, le polemiche…». Niente paura però, perché adesso possiamo stare tranquilli: «Con il lavoro del prefetto Tronca e di tutti coloro i quali gli daranno una mano (il prefetto Gabrielli e tutti i collaboratori che saranno scelti), noi saremo in condizione di restituire ai romani fiducia ed entusiasmo».

CANTONE E LA DEFENESTRAZIONE DI MARINO: UNA STRATEGIA A TAVOLINO?cantone

Il Giubileo come l’Expo dunque. Questo è il messaggio che si è deciso di far passare a livello mediatico. Il ritornello, infatti, è stato ripetuto all’unisono sia dal ministro delle riforme, Maria Elena Boschi, sia da quello dell’Interno, Angelino Alfano. Ma quando è nato?

A ricontrollare le dichiarazioni degli ultimi giorni, si scopre che esso è stato anticipato da Raffaele Cantone durante la cerimonia che gli ha conferito il «Sigillo» di Milano, quando il presidente dell’Associazione nazionale anticorruzione (Anac) ha affermato che il capoluogo lombardo si è «riappropriato del ruolo di Capitale morale d’Italia» proprio mentre «la Capitale reale non sta dimostrando di avere gli anticorpi morali di cui ha bisogno». Proprio per questo motivo, ha poi rivelato, «stiamo cercando di esportare il modello Expo a Roma, per il Giubileo ormai alle porte», auspicando una grande «collaborazione tra le istituzioni»: quanto avvenuto a Milano è «esportabile se c’è questa sinergia, altrimenti Anac e il miglior prefetto [Gabrielli, nda] troveranno sempre difficoltà».

La coincidenza con le parole e i personaggi chiamati in causa da Renzi è notevole, ma non sottolinea solo la sintonia tra il presidente del consiglio e quello dell’Anac. Essa infatti proietta una (ulteriore) luce sinistra sulla fine dell’avventura di Ignazio Marino al Campidoglio. Le dichiarazioni di Cantone sono di mercoledì sera: esse non seguono, ma anticipano le notizie del ritorno in sella di Marino e delle dimissioni dei 26 consiglieri che hanno portato alla fine della giunta capitolina, risalenti rispettivamente a giovedì e venerdì pomeriggio e legate da una successione ravvicinata a dir poco notevole. Non c’era certo bisogno di nuove conferme, ma il confronto tra queste dichiarazioni e quanto poi accaduto rende evidente che la defenestrazione del «marziano» e la nomina di Tronca (anch’essa immediata: è stata resa pubblica la sera stessa di venerdì) sono tutto, fuorché il frutto di intuizioni casuali.

«MI CHIAMO TRONCA, RISOLVO PROBLEMI».

francesco-paolo-tronca-151030213209_mediumMa chi è Francesco Paolo Tronca? In questi giorni tutti lo definiscono il modello dell’«uomo delle istituzioni»: sempre pronto a obbedire alle chiamate alle armi della Repubblica, ha passato la sua vita a rispondere «presente» ai diversi incarichi conferitigli da politici di destra e di sinistra dal 1979 a oggi a Varese, Lucca, Brescia, Roma e Milano. A chi per questa carriera lo ritiene l’incarnazione del civil servant, si potrebbe malignamente ricordare la vicenda del figlio, scorrazzato da un mezzo dei vigili del fuoco con un amico allo stadio Olimpico di Roma per assistere alla sfida Roma-Inter di Coppa Italia dell’11 maggio 2011, quando Tronca era capo del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile presso il Ministero dell’Interno (l’Unità e il Pd all’epoca denunciarono lo scandalo, senza esiti).

Rispetto all’Expo, invece, più puntualmente, si potrebbe far rilevare che il suo nome, nell’anno e mezzo della sua prefettura milanese, è saltato fuori ben poche volte, nonostante ad esempio gli scontri che hanno segnato l’apertura della manifestazione il primo maggio: fino allo scorso weekend il successo della fiera (comunque da ridimensionare: non si devono dimenticare i cambiamenti di programma rispetto al progetto originario e le polemiche sugli ingressi effettivi) era attribuito quasi esclusivamente al commissario Giuseppe Sala, proprio per questo individuato come possibile candidato del Pd alla successione di Pisapia.

Nonostante questo, però, Tronca ci viene presentato come la garanzia dell’adozione a Roma del modello lombardo, lo stesso evocato da Cantone e celebrato da Renzi. Lo ha ribadito lui stesso con la sua fiumana di parole che, insolitamente, ha sommerso i media proprio dal giorno del ritiro delle dimissioni di Marino: come affermato giovedì e nel weekend, esiste un «modello Expo», anzi, un «modello Milano» che, più che semplicemente esportato, deve essere «adattato a una realtà – quella romana – che è diversa». A seguire le prime mosse del commissario, sarà sicuramente così: cattolicissimo, Tronca ieri ha incontrato il papa, uno degli artefici della cacciata di Marino dopo la presa di posizione sulla presenza dell’ex sindaco a Philadelphia, mentre oggi ha parlato col dominus di Roma, il prefetto Gabrielli.

L’OBIETTIVO: LA DAMNATIO MEMORIAE  DI MARINO.

Una volta riordinati i fatti e le dichiarazioni, pare evidente l’esistenza di un progetto ben preciso, volto a cancellare il caos romano. Sembra che qualcuno, consapevole matteo-renzi-ignazio-marino1-770x455del rischio di perdere il controllo di Roma (e, soprattutto, dell’organizzazione del Giubileo straordinario), si sia attivato per ribaltare la situazione che le dimissioni di Marino stavano creando.

Lo denunciano abbastanza chiaramente le modalità che hanno portato all’individuazione di un nuovo salvatore della patria in grado di risollevare la Capitale: l’immediatezza delle decisioni, la vicinanza delle parole pronunciate dai singoli protagonisti e, soprattutto, la scelta di una persona fino all’altro giorno sconosciuta ai più, ma ottimamente inseribile nel dream team ipotizzato circa un mese fa per la gestione del Giubileo, non lasciano spazio a molte altre interpretazioni. Milano e l’Expo, in questo senso, hanno rappresentato solo degli strumenti per coprire la verità dei fatti e gli obiettivi reali: far dimenticare lo sfregio della sfida di Ignazio Marino al Pd per permettere a Renzi di provare a vincere le prossime elezioni romane e a mantenere il controllo sugli affari che ruotano intorno all’Urbe.

 

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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