Da Singapore con amore: l’affaire del Calcioscommesse

Un vero e proprio organigramma criminale internazionale. Questo è il primo pensiero che ti salta in mente quando leggi quello che sta accadendo nel mondo del Calcio italiano e non solo. E non è un caso che sembra spuntare addirittura l’ombra della Camorra. Ma partiamo dall’inizio.

Tan Seet Eng, detto Dan. Questo è considerato dagli inquirenti, e non solo, il capo di tutto l’affare. Si parte dall’Asia quindi, più precisamente da Singapore. È proprio là che ha luogo il ritrovo dei bookmakers sui quali scommettere per le partite. Si badi bene che non c’è solo il calcio Italiano interessato, ma comunque è giusto parlare di cosa avviene nei nostri confini. Infatti è strano come le scommesse vengano effettuate a Singapore e i soldi possano essere ritirati a Napoli. A confermare tutto ciò, troviamo la dichiarazione di un pentito, lo slavo Crtvak, che dice: “Dai miei contatti olandesi sapevo solo che a Napoli ci sono dei cinesi asiatici che fanno scommesse […] Quando si vinceva potevi andare a Napoli a ritirare i soldi”.

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A questo punto ci si può chiedere che centri uno slavo. Purtroppo c’entra, perché stiamo parlando di un meccanismo mondiale che fa fronte su ogni campionato. Un altro pentito, questa volta thailandese, racconta – dalla Finlandia dove è carcerato attualmente – di combine nei campionati africani, alcuni europei e quello italiano. Se l’epicentro è Singapore, il resto degli affari in effetti si sposta anche in mezza europa: Italia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Germania, Macedonia, Finlandia e Svizzera. Consideriamo poi un’altro fattore: se al vertice dell’organizzazione c’erano gli asiatici, subito sotto c’erano “gli zingari”. Infatti erano proprio loro a mantenere i contatti fra Singapore e l’Europa.

Per quel che riguarda l’Italia, sono stati 17 gli arrestati fra i quali risalta il nome di Cristiano Doni, ex capitano dell’Atalanta, già squalificato a 3 anni e 6 mesi per il Calcioscommesse. L’accusa che viene rivolta loro è quella di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.
A quanto sembra, i vertici avevano il compito di reclutare alcuni giocatori di diverse squadre per tentare di truccare le partite giocate da loro. A Simone Farina, per esempio, difensore del Gubbio gli erano stati offerti 200 mila euro, da spartire con altri tre compagni di squadra per perdere di misura la partita di Coppa Italia contro il Cesena. Fortunatamente il difensore, decise di dire di non accettare, rifiutando l’ingente somma.

Il Pm di Cremona, Di Martino, sulla vicenda ha affermato: “Siamo intervenuti con urgenza perché le manipolazioni di alcune partite erano in atto”. Degna di nota risulta l’azione di Farina perché è proprio grazie alla sua testimonianza che è partita l’inchiesta. Fra le prove schiaccianti, sembrano esserci le intercettazioni telefoniche, in cui si cerca addirittura il modo per inquinare le prove, come tentare di cambiare la password di un iPhone già sequestrato dalla magistratura.

Fino a ieri, si pensava che le partite di Serie A ritenute sospette fossero solo tre, mentre oggi sono passate a ventidue e comprendono un periodo che va dal 16 gennaio al 22 maggio 2011. Secondo gli inquirenti, però, pare molto probabile che siano le serie minori ad essere più contagiate, poiché i controlli in quei casi sono meno serrati e l’attenzione mediatica è molto ridotta.

Inizialmente parlavamo della morsa della Camorra che attanaglia Napoli. La Dia di Napoli si è messa in moto in tal senso, seguendo questa stessa indagine, per verificare eventuali infiltrazioni. Sappiamo benissimo che dove girano i soldi, le mafie cercano di infilarsi in tutti i modi. Saviano, dal suo Twitter, ce lo spiega così: “Il calcio italiano si configura sempre più come uno spazio di riciclaggio e di investimento per le mafie nazionali e internazionali. Le mafie sanno che i tifosi non abbandoneranno mai il loro tifo. Quindi l’economia delle partite truccate può essere un affare infinito”.

Aspettiamo ulteriori sviluppi.

GIAMPAOLO ROSSI


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


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