Dakar: di nome e non di fatto

Sono passati pochi giorni dal termine dell’edizione 2015 (04/17-01), con una risicata risonanza rispetto agli anni d’oro.  Ma che sia su due, quattro o otto ruote, la Parigi-Dakar rappresenta e ha rappresentato la regina delle competizioni motoristiche fuori dall’asfalto.

VINTI E VINCITORI 2015. Il tragitto è stato tortuoso, e non poco! Quasi 9.000 km, con partenza e traguardo nella Capitale argentina Buenos Aires. Durante la competizione sono stati attraversati ben tre Stati del Sud America (Argentina, Cile e Bolivia) ed oggi, a distanza di più di trent’anni, la gara si disputa con differenti armi: le predilette auto & moto, gli ibridi quad e i mastodontici trucks!

Le armi non sono pari e di conseguenza i ranking sono suddivisi per categorie:

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com

La Mini occupa gran parte del podio con il gradino più alto e più basso; quello intermedio, invece, se lo è aggiudicato la Toyota con il Pick up Hilux.  Al primo posto, con un tempo di 40:32:25, Nasser Al-Attiya (Qatar) già vincitore negli anni precedenti, alla guida della All4 Racing Mini da 320 cv di potenza! Ovviamente non sarebbe andata a finire così senza il co-pilota francese Matthieu Baumel.

Nella categoria moto ha trionfato lo spagnolo Marc Coma a cavallo della sua 450 Rally Replica KTM con un peso di 145 kg.

Rafal Sonik (Pol) è stato il primo a tagliare il traguardo a bordo del suo quad Yamaha Raptor 700.

Quando il gioco si fa pesante, e si parla di 9.500 kg spinti da OTTOCENTOCINQUANTA cv, arriva il russo Airat Mardeev a guidare l’equipaggio composto da tre persone in totale e soprattutto il suo Truck 4326 Kamaz.

RIPERCORRIAMO LE TAPPE. La prima volta non si scorda mai… Nel lontano 1977 il pilota francese Thierry Sabine si perse con la sua moto nel deserto libico durante il rally Abidjan – Nizza. Il suo salvataggio in extremis lo ispirò nel voler condividere le emozioni vissute in quelle terre. Dakar (Senegal), quindi, partendo da Parigi, divenne la meta ambita dai più promettenti e spericolati piloti di tutto il mondo, e il motto del suo fondatore fu:

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com

“Una sfida per chi va, un sogno per chi resta”

Dopo l’evento in Libia, si diede vita alla prima edizione del rally raid nel 1979, con 34 edizioni sino ad oggi. Purtroppo, a causa di pericoli terroristici, dal 2009, l’epica gara ha attraversato l’oceano atlantico, disputandosi oggi nel Sud America.

4X4? NO GRAZIE.
Peugeot cambia tutto e scardina le fondamenta su cui si fondava ogni mezzo off-road: la trazione integrale. Anche se i risultati sono stati modesti, la Casa francese ha partecipato all’edizione 2015 della gara con la sua 2008 DKR due ruote motrici. Questa scelta quantomeno inaspettata ha garantito alla belva del leoncino una cura dimagrante non indifferente e soprattutto la possibilità di montare ruote decisamente più grandi. Chissà che questa tendenza non contagi altri team nelle prossime edizioni, anche se per ora i risultati non lo suggerirebbero.

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com

PIU’ SICUREZZA, MENO SPETTACOLO.
Nel corso degli anni sono stati 28 i piloti per cui la Dakar non è mai finita! Il numero delle vittime chiarisce immediatamente il rischio che si corre quando si decide di affrontare una sfida di questo calibro.
Il forte contrasto che caratterizza ogni competizione motoristica, tra la sicurezza dei partecipanti, e lo spettacolo che viene offerto agli spettatori, va spesso di pari passo con il progresso tecnologico. Determinate acrobazie su sabbia, o rocamboleschi incidenti, un tempo erano riservati esclusivamente ai pochissimi “guardoni” del luogo, e al grande pubblico veniva ritagliato l’unico spazio possibile: occasionali e primitive riprese. Oggi i mezzi tecnologici offrono l’opportunità di seguire passo passo le vicende, tappa per tappa. Con il risultato contraddittorio di far vedere tutto ma allo stesso tempo ridurre i rischi per i piloti, e quindi diminuendo l’effettiva spettacolarità della gara.

In effetti, però, come accade e è accaduto in Formula Uno o in Moto GP dove le regole attuali impongono severe restrizioni, rischiare vite umane per assecondare la sete di velocità; le emozioni di chi guarda, e spesso il portafoglio di uno sponsor, non è quello che ci sia aspetta da una società apparentemente civilizzata come quella in cui viviamo.

Non si disputa più in Africa e fortunatamente di morti ce ne sono sempre meno. Si può ancora definire Dakar?

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com

http://www.dakar.com


About

Appassionato di motori sin dall’infanzia, comincia il suo percorso professionale di giornalista auto e motociclistico dal compimento dei diciotto anni, subito dopo aver preso la patente di guida. Anche negli studi ha confermato la sua vena motoristica laureandosi nel 2012 in Scienze e tecnologie della comunicazione con una tesi riguardante la Fiat 500 come prodotto culturale e nel 2015 in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione analizzando il Tg2 Motori in un progetto con la cattedra di formati e stili del giornalismo radio televisivo. Di pari passo con la frequentazione dell’Università la Sapienza di Roma, ha collaborato e collabora in qualità di redattore e tester con numerose riviste di settore; tra le più importati: Car Magazine e Special Cafe. Da aprile 2014 cura una galleria fotografica su Instagram Special_Racer. Dal 14 aprile 2010 è iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti del Lazio. RESPONSABILE SEZIONE RUOTIAMO (MOTORI).


'Dakar: di nome e non di fatto' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares