Daniele Luttazzi e Song Book

Chi andasse a teatro ad assistere al nuovo spettacolo di Daniele Luttazzi, Songbook, potrebbe rimanere fortemente deluso. Questo nel caso in cui, come è successo a me, ci andasse a scatola chiusa, senza leggere alcuna recensione e fidandosi ciecamente della fama di grande artista ed intrattenitore satirico del comico romagnolo.

Ed in effetti l’inizio è promettente. Dal palco del teatro marchigiano di Grottammare (AP), Luttazzi lascia subito intendere che potrebbe riproporre qualche estratto dal precedente spettacolo, Decameron, la cui tournée non aveva fatto tappa in zona.

E poi spiega come l’involuzione della democrazia in Italia sia paragonabile “alle tre fasi della penetrazione anale”. Cerco di chiarire il concetto. Dopo le prime due, che potremmo definire “pressione” (la costante e martellante campagna mediatica operata dalle reti del Cavaliere per la sua discesa in campo)  e “accesso doloroso” (Berlusconi “entra” nella politica italiana), si passa alla terza fase: “l’orgasmo da sottomissione”. E Luttazzi ricorda, a mo’ di esempio illuminante per questo azzeccatissimo parallelo, la telefonata fra il Premier ed Agostino Saccà. La gente la ama perché Lei, Presidente, ha riempito un vuotoanche emotivo..e non lo dico per piaggeria!”“Adesso mi mette in imbarazzo…”“Ma no! E’ bellissimo, invece!”.

Insomma uno spettacolo che si annuncia esilarante. Per chi, come dicevo, non si era previamente informato sul reale contenuto dello show…

E dire che nel biglietto, ritirato prima di entrare, c’è scritto chiaramente “concerto”. Tu pensi“vabbé sicuramente scrivono sempre così quando si tratta di spettacoli in cui c’è anche l’accompagnamento di musicisti…”. Perché in effetti l’unica cosa che sapevo – o credevo di sapere – era che in Songbook la satira sarebbe stata alternata a musica degli anni Ottanta e Novanta. Tanto che l’idea mi entusiasmava.

Dopo i primi dieci minuti, invece, il comico cambia registro e spiega che, durante la serata, avrebbe riproposto canzoni scritte ed interpretate quando, prima di diventare un artista satirico famoso, era leader di una band sconosciuta che si esibiva sulla “east cost adriatica”. Ecco spiegato il perché del “concerto” sul biglietto e degli strumenti presenti sul palco. Poco male. Se canta delle canzoni con intermezzi di satira, della sua satira, ci sarà da divertirsi comunque…

Ogni canzone, rigorosamente in inglese, viene introdotta da una breve spiegazione. Ed i testi sono tutti molto intimi, magari leggermente ironici, ma ovviamente nulla di cui ridere di gusto…

Second Hand SexDoomMoney For DopeSchool Is Boring raccontano esperienze e sentimenti giovanili, amore, sesso ed anche droga. Dopo le prime tre o quattro canzoni, sei ancora lì in attesa di qualche battuta, tanto per gradire, ma Luttazzi continua a introdurre brevemente e a eseguire canzone dopo canzone senza pausa. Qualcuno comincia ad alzarsi ed andare via. Qualcuno, come il sottoscritto, rimane ma fa fatica – pur provandoci fino in fondo – ad apprezzare lo spettacolo. Dopo più di dieci brani suonati e cantati praticamente senza sosta, i suonatori salutano e se ne vanno.

Fortunatamente l’artista torna in scena poco dopo e delizia il pubblico con un rapido TG in cui vengono date notizie come: Vacanze, il ministro Brunetta va a Disneyland, non lo fanno uscire”“Sta per essere ultimato il monumento celebrativo del muro di Berlino, sarà alto sei metri e attraverserà la città da est a ovest…”. Il tutto condito dalle sue caratteristiche e divertentissime espressioni facciali. Ma sono, sì e no, solo altri cinque minuti. Troppo poco per chi si aspettava, colpevolmente disinformato, di vedere una pièce satirica di altissima qualità, come quelle che Luttazzi ha sempre offerto al pubblico.

Ammetto che lo spettacolo non mi è piaciuto e, con il senno di poi, non sarei andato a vederlo. Ma lo considero una scelta, forse azzardata, di un artista che ha probabilmente sentito il bisogno di riproporsi in un modo diverso, più intimo. Tanto che anche la sua nota diffidenza nei confronti della rete è venuta fuori in un paio di occasioni, quando ha perentoriamente chiesto di non filmarlo né fotografarlo perché “nessuno mi ha chiesto l’autorizzazione e non voglio ritrovarmi su YouTube”.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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