Ddl concorrenza: Federfarma contro liberalizzazione farmacie

1-660Prove tecniche di liberalizzazione. Nelle bozze del disegno di legge sulla concorrenza che si sta discutendo al Ministero dello Sviluppo Economico, si tenta di riaprire il capitolo dei “mercati chiusi” da scardinare e spuntano alcune misure che riguardano le farmacie.

LE MISURE. 

Le novità che verrebbero introdotte nel settore farmaceutico sono molteplici. Come scrive Formiche.net : «la bozza del disegno di legge prevede misure per incrementare la libertà di accesso dei privati all’esercizio di attività sanitarie non convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, che rappresenta di fatto – come ha spiegato Il Giornale – una limitazione dei piani sanitari regionali».

Per quanto riguarda il razionalizzare le procedure di accreditamento al SSN, ciascuna Regione dovrà verificare ogni due anni se siano stati raggiunti gli obiettivi fissati dal Piano sanitario regionale riguardanti il numero e la posizione sul territorio delle strutture accreditate.

Sotto esame anche la possibilità di incrementare la concorrenza nella distribuzione farmaceutica. Un’idea sarebbe quella indicata dall’Antitrust, trasformando il tetto massimo alle farmacie in un numero minimo. L’altra è l’abbassamento (ulteriore) da 3300 a 1500 della soglia di popolazione richiesta per aprirne una.

farmaci-2I FARMACI DI FASCIA C. 

Uno dei punti più critici del provvedimento è quello sulle parafarmacie. La bozza del disegno di legge stabilisce che gli esercizi commerciali possono vendere al pubblico farmaci appartenenti alla cosiddetta “fascia c” (“farmaci essenziali e per malattie croniche” o “di rilevante interesse terapeutico”. Nella proposta si parla anche di alternative, come la vendita – sempre da parte degli esercizi commerciali – dei farmaci di fascia “c”, limitandosi però alle preparazioni equivalenti indicate dalle liste redatte e diffuse dall’Agenzia italiana del farmaco.

PROTESTA DI FEDERFARMA.

Subito si sono levate le voci critiche nei confronti dell’ultima trovata governativa. Tra queste, Federfarma (Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani) che non ci sta e attacca: «Consentire l’acquisto di medicinali con ricetta medica nei supermercati e permettere un aumento indiscriminato del numero delle farmacie, in brevissimo tempo distruggerebbe il servizio farmaceutico, togliendo la farmacia a 20 milioni di Italiani che risiedono nelle zone più disagiate del territorio, aree rurali e periferie abbandonate, dove la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario […] ad avvantaggiarsi di queste misure sarebbero solo e unicamente i grandi gruppi multinazionali. Infatti, nel giro di pochi mesi si avrebbe la chiusura di moltissime farmacie, fagocitate dalla grande distribuzione. Con il risultato che il cittadino avrebbe a disposizione un minor numero di punti di accesso al farmaco, peraltro gestiti con logiche commerciali e speculative, collocati unicamente nelle zone commercialmente più redditizie».

«Si tratta – spiega la federazione –  degli stessi Gruppi che, nei loro Paesi di origine, non sono riusciti a entrare nel mercato del farmaco e oggi vengono a fare shopping in Italia, per poi trasferire all’estero i profitti ottenuti. Tali gruppi logo-federfarmaavrebbero facile presa su un sistema già messo a dura prova dai continui tagli imposti negli anni alla spesa farmaceutica convenzionata. Le 18.000 farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale […] in questi anni sono state oggetto, più di ogni altro settore, a una serie di interventi di deregolamentazione che ne hanno profondamente modificato l’assetto. In seguito a queste misure il settore è ampiamente aperto al mercato, molto di più di quanto avvenga negli altri Paesi europei».

Poi l’affondo nei confronti dell’esecutivo: «Il Governo Renzi, in questi mesi, ha delineato un processo di sviluppo della farmacia italiana rivolto al potenziamento dei servizi offerti alla popolazione e integrato nella riorganizzazione delle cure primarie sul territorio. Tutto questo processo rischia di essere azzerato dalle misure ipotizzate dal Ministero dello sviluppo economico, senza alcun coordinamento con il Ministro della salute, competente per materia, che ha espresso pubblicamente forti preoccupazioni per l’impatto che tali misure avrebbero sulla salute dei cittadini».

LA POSIZIONE DEL MOVIMENTO NAZIONALE LIBERI FARMACISTI.

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, organizzazione privata per promuovere l’abolizione delle limitazioni all’apertura delle farmacie in Italia, sull’intera vicenda ha le idee piuttosto chiare. In una nota datata 12 gennaio afferma: «Il disegno di legge per la concorrenza potrebbe essere lo strumento giusto per realizzare quel “cambioverso” tante volte richiamato dal Premier. Tuttavia, passare dalle enunciazioni di principio ai fatti in Italia non è mai facile e quando appare all’orizzonte la sola possibilità di aprire qualche mercato alla concorrenza le “nebbie corporative” si alzano ad erigere un vero e proprio muro».

FARMACIA_Rubicone-_2«E’ di questi giorni – continua la nota – l’intervento del Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Simona Vicari che si dice contraria a qualsiasi provvedimento che allarghi il numero delle farmacie o permetta la liberalizzazione dei farmaci di fascia C (quelli con obbligo di ricetta, ma non a carico del SSN). Il ragionamento de Sottosegretario è semplice: nel 2012 il Governo Monti ha già fatto riforme nel settore farmaceutico, non ne servono altre. Peccato che il Sottosegretario sia poco informato sul fatto che ad oggi, ovvero dopo circa tre anni da quel provvedimento, nemmeno una delle 5000 nuove farmacie paventate abbia aperto i battenti, peccato che la senatrice Vicari non sappia che se mai si riuscirà a terminare l’iter concorsuale sarà un vero e proprio “miracolo” se potranno aprire un numero di farmacie che corrisponderà ad un aumento degli esercizi di appena il 5%».

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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