Ddl intercettazioni: ecco cosa cambierà

Forse questo sarà uno degli ultimi articoli che potrò scrivere poiché se si continuerà su questa strada, difficilmente potrò più raccontarvi alcuno scandalo riguardante i cosiddetti “poteri forti”. Con l’approvazione del ddl intercettazioni al Senato e con la sua prossima approvazione alla Camera, il percorso di noi “giornalisti” sarà sempre più in salita. Per non dilungarmi oltre, cominciamo ad analizzare i punti salienti di questo provvedimento:

PUBBLICAZIONI E SANZIONI

Per pura bontà della maggioranza di governo e del Pd (il quale, ricordiamo, aveva introdotto la possibilità di realizzare un disegno di legge simile, nel suo programma elettorale del 2008) si potranno pubblicare “per riassunto” gli atti di un processo che non sono più segreti e cioè sono a conoscenza delle parti (quindi pubblicabili integralmente).

Di testi d’intercettazioni, invece, non se ne potrà parlare, scrivere (neanche per riassunto o per contenuto), fino al termine delle indagini preliminari, cioè fino al dibattimento. Si mettono al sicuro anche i poveri innocenti sbattuti sui giornali dai quotidiani comunisti, poiché sarà vietato pubblicare tutto ciò che riguarda “fatti e persone” estranee alle indagini. Tutte le intercettazioni, gli atti considerati “inutili” e quindi mandati al macero, non potranno essere pubblicati e dovranno essere solamente distrutti.

Chiunque si azzardi a tenere fede al suo mestiere di giornalista, pubblicando atti di intercettazioni non più segreti (non importa cosa contengano) verrà punito con un mese di carcere (e quindi non andrà in galera) e con una multa che potrà arrivare fino a 10mila euro.

Legnata per gli editori, per i quali sarà prevista una multa di ben 450mila euro. Potete ben immaginare quanta voglia avranno gli editori di infilarsi in beghe giudiziarie per non aver censurato un giornale affinché non pubblicasse determinate intercettazioni.

Per quanto riguarda la pubblicazione d’atti destinati alla distruzione, le pene si concretizzano nel carcere fino a tre anni per il trasgressore. I giornalisti potranno anche essere sospesi per tre mesi in via cautelare dall’Ordine.

DURATA

La durata di un’intercettazione sarà fissata in 75 giorni dopo i quali il PM potrà chiedere una proroga di tre giorni in tre giorni solo al tribunale collegiale del capoluogo di distretto. La sua richiesta sarà quindi esaminata da tre giudici (i quali dovranno autorizzare anche l’intercettazione iniziale) con un rovescio della medaglia non indifferente: quando i PM dei tribunali più piccoli si stuferanno di inviare tutte le volte faldoni di carte al tribunale sceglieranno la via più semplice, ovvero insabbiare tutto il caso.

Questa “innovazione”, entrerà in vigore nell’arco di un anno dall’approvazione della legge.

Per i reati di mafia e terrorismo (il cosiddetto 41bis) i giorni disponibili per intercettare, saranno 40 più altri 20 prorogabili. A nessuno è venuto in mente che il 41bis, non si scopre subito. Si parte, per esempio, da un caso d’usura, di ricettazione e poi – dopo aver intercettato i vari soggetti – si scopre il “lato mafioso” dell’inchiesta e si procede con il reato suddetto.

Per le intercettazioni ambientali, la durata sarà di tre giorni (prorogabili sempre di tre in tre). Per i reati di mafia e terrorismo si potrà intercettare anche se “anche se non vi è motivo di ritenere che in quei luoghi si stia svolgendo l’attività criminosa”. Tutti gli altri imputati di diversi reati possono anche dormire sonni tranquilli, poiché si attuerà una differenziazione fra luoghi privati e luoghi pubblici, con richieste di maggiori indizi di reato per i secondi.

LE CONDIZIONI PER POTER INTERCETTARE

Per intercettare, per chiedere tabulati e via dicendo, serviranno “sufficienti indizi di reato” (per delitti di mafia e terrorismo) oppure “gravi indizi di reato” per tutti gli atri crimini (come nell’ordinamento vigente). Le utenze intercettate, dovranno appartenere ai soggetti su cui si indaga o – nel caso non lo fossero – dovranno dimostrare per gli altri “che sono a conoscenza del fatto per cui si procede”.

MAGISTRATI

Naturalmente – dopo aver bloccato i turn over e i contratti alle Forze dell’Ordine – c’è anche la stoccata ai magistrati: se un PM rilascia dichiarazioni sul processo o viene accusato, anche strumentalmente, da un imputato di violazione di segreto (e quindi indagato), potrà essere sostituito. Sarà vietata anche la pubblicazione – per limitare manie di protagonismo, a sentire i soliti politici – dei nomi e delle foto dei magistrati per quanto riguarda i provvedimenti che gli sono affidati.

IL COMMA D’ADDARIO

Non poteva mancare il codicillo per mettere al sicuro, ancora una volta, il Cavaliere nel suo Stato di “Berlutopia”: il “comma d’Addario.

Tale comma, prevede il carcere dai sei mesi fino ai quattro anni, per chi “fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di conversazioni a cui partecipa o comunque effettuate in sua presenza” (guarda caso, l’escort d’Addario, ha registrato la sua notte di fuoco con il Presidente, su un registratore).

CLERO

Inoltre, quando la Chiesa chiama, il Governo risponde. Spunta l’aiutino anche per il Vaticano: se un sacerdote viene sottoposto ad indagini o arrestato, il PM dovrà avvertire il vescovo della diocesi da cui il prete dipende. Se si tratta di un vescovo o di un abate verrà avvisata, addirittura la Segreteria di Stato Vaticana (equivale alla nostra Farnesina). Potete immaginare le carte false che faranno per nascondere tutti gli scandali, basti pensare a quello della pedofilia.

ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE

Fortunatamente la legge non verrà applicata ai processi in corso per i quali sono già state richieste e autorizzate intercettazioni. Tutti gli atti compiuti fino al momento della sua entrata in vigore, saranno validi.

Commenti non ne voglio aggiungere perché penso che quest’ultimo abominio legislativo si commenti da solo.

Vi invito solo a continuare a seguire i nostri aggiornamenti perché prossimamente, pubblicherò il “secondo capitolo” con la norma “ammazza-blog”: il DIRITTO DI RETTIFICA.

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Ddl intercettazioni: ecco cosa cambierà' have 13 comments

  1. 20 giugno 2010 @ 6:54 pm Giampaolo Rossi

    Che dire… saremo tutti quanti nella mer.. I grandi giornali potranno anche permettersi di fare disobbeienza civile, ma siti come il nostro non credo potranno permettersi anche solo di pagarsi gli avvocati per aver raccontato la realtà. Almeno parlo per me.

    Cmq, giusto per dire una cosa in più, il fatto che i nomi dei magistrati non possano essere pubblicati fa parte del “Piano di Rinascita Democratica” della P2 fatto da Gelli.
    Non aggiungo altro!

  2. 4 luglio 2010 @ 6:17 am mario ardizzone

    Caro Matteo Marini , ecco oggi ho letto il tuo articolo . Non avevo notizie che era ancora attivo il vostro sito : attendevo notizie come avevi promesso .
    Comunque , bravo : Per me la qustione è questa : dopo le vicende di berlusconi iniziate nel 1972 , come ben sanno tutti , questo pover uomo è sotto ricatto della mafia e non ne può più uscire e deve seguire i loro ordini pena la morte : Perchè non dite questo ? Perchè i vari Travaglio non indagano su questo ? Non lo fare tu , sei poco smaliziato , mario

  3. 6 luglio 2010 @ 4:22 am mario ardizzone

    Caro Matteo Marini , devi leggere , su “il fatto quotidiano” del 06/07/10 a pagina 5 , l’articolo del dott. Eduardo di Biasi relativo alla questione Napolitano . Ora io mi chiedo , e lo chiedo anche a voi tutti , era necessario questo articolo per capire che Napolitano era ed è ricattato per i soldi che si è intascato quando faceva il traghettatore di moneta sonante fra URSS ed il partito comunista italiano ? I servizi segreti sapevano tutto ed ora hanno meso le carte in mano a B !! Sveglia !! mario ardizzone

  4. 6 luglio 2010 @ 2:10 pm Giampaolo Rossi

    Mario… non voglio fare ilprotettore di nessuno, ma non è forse proproìio Massimo Ciancimino a dire che suo padre, don Vito, sosteneva che Dell’utri, per la mafia, teneva per la palle Berlusconi??

    Anche se così fosse, i che, a MIO AVVISO, è molto probabile, abbiamo un presidente del consiglio sotto ricatto dalla mafia e che agisce per conto proprio e per conto loro..

  5. 13 ottobre 2010 @ 4:21 pm fra'

    delle due l’una.
    o siam diventati tutti fenomeni,
    o altrimenti facciamo ridere i polli…

    e come canta vecchioni:

    oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh…
    ridere, ridere, ridere ancora…


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