Decreto Romani: approvato nel silenzio.

« Nessun esperimento può essere più interessante rispetto a quello che noi ora stiamo provando, e che noi confidiamo possa concludersi stabilendo una volta per tutte, il fatto che l’uomo può essere governato dalla ragione e dalla verità. Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere dunque, di lasciare aperte all’essere umano tutte le vie che portano alla verità » Thomas Jefferson

Belle parole queste, dette più di 200 anni fa. Ad oggi, sembrano parole di un eversivo.
Dobbiamo ringraziare Claudio Messora – più noto come byoblu –  che, nella giornata di domenica, ci ha messo a conoscenza della nuova normativa messa in atto dall’Agcom lo scorso 26 Maggio, sotto il disegno del così chiamato decreto Romani. Non è una legge, sia chiaro. E’ un “regolamento concernente la prestazione di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica”.

La normativa è molto lunga e, siccome anche il Premier dice che la burocrazia in Italia è troppo impedente, è assai complicata. In poche parole, se una persona qualunque, residente in Italia, vuole fare una Web Tv con dirette streaming, ad esempio Passaparola di Travaglio, deve crearsi una società e presentare richiesta di autorizzazione all’Agcom con i seguenti allegati:

a) certificato di iscrizione del registro delle imprese relativo al soggetto richiedente, ovvero dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del d.P.R. n. 445/2000;
b) certificato del casellario giudiziale del legale rappresentante del soggetto richiedente, ovvero dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del d.P.R. n. 445/2000;

c) certificato antimafia ai sensi dell’articolo 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575 e successive modificazioni, ovvero dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del d.P.R. n. 445/2000;
d) certificato dei carichi pendenti del soggetto richiedente, ovvero dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del d.P.R. n. 445/2000;
e) attestazione in originale, ovvero in fotocopia autenticata nelle forme di legge, del versamento del contributo di cui all’art. 6 del presente regolamento anche mediante l’esibizione del C.R.O. (codice riferimento operazione) nel caso di pagamenti effettuati per via telematica;
f) la scheda di cui all’allegato 2, relativa al sistema trasmissivo impiegato redatta su carta intestata della società, datata e firmata dal rappresentante legale del richiedente;
g) copia del marchio editoriale di trasmissione del programma, riprodotta su carta intestata della società, datata e firmata ai sensi del d.P.R. n. 445/2000 dal rappresentante legale del richiedente;
h) dichiarazione, datata e sottoscritta ai sensi del d.P.R. n. 445/2000 dal rappresentante legale, concernente l’indicazione ed, il recapito del fornitore di rete che mette a disposizione il mezzo trasmissivo.

Da questo cosa ne ricaviamo? Che, se sei un privato che non ha una società, ti “attacchi al tram”. Non puoi avere una Web Tv.
 Notiamo poi come suona ridicolo il fatto che per aprire una web tv sia necessario un certificato antimafia, mentre se governi un paese no. 
Altro punto fondamentale, sempre grazie all’aiuto di Byoblu, è dato dal fatto che la richiesta di autorizzazione prevede dei contributi:

1. Il soggetto richiedente il rilascio, il rinnovo o l’adeguamento a proprio favore dell’autorizzazione di cui al presente regolamento, ai sensi degli articoli 3 e 5, è tenuto ad effettuare un versamento a favore dell’Autorità a titolo di rimborso delle spese dell’istruttoria per la decisione sulla domanda di autorizzazione.
2. L’importo del contributo dovuto per il corrente anno, ai fini del rilascio o del rinnovo dell’autorizzazione di cui al presente  regolamento, è pari a €. 3000,00 per i servizi audiovisivi e a 1.500,00 per i servizi radiofonici.

Quindi, giacchè aprire una società costa un tot soldi, è necessario, per avere l’autorizzazione a trasmettere, pagare l’Agcom del disturbo per le “spese dell’istruttoria per la decisone sulla domanda di applicazione”; cioè la stampa della domanda. Probabilmente su carta filigranata d’oro.
Cari ragazzi con le Web Tv d’Italia, se volete mettervi in regola, fate una società – Pinco Pallo Srl potrebbe essere un buon nome – spendete una botta di soldi e, mi raccomando, pagate altri 3000€ per la richiesta all’Autorità. Se non volete fare una società e avete già una web tv, avete tempo 6 mesi per mettervi in regola, se no vi oscureranno senza problemi.

La normativa non è ancora in vigore, ma mancano pochi giorni, perchè trascorreranno 30 giorni dall’uscita sulla Gazzetta Ufficiale che, teoricamente, dovrebbe essere avvenuta attorno al 27-29 maggio o  1°giugno. In questo periodo è possibile far pervenire eventuali cosnigli, critiche o quant’altro, con raccomandata A/R, tramite corriere o consegnado a mano a Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – Direzione contenuti audiovisivi e multimediali – Via Isonzo, 21/b – 00198 ROMA”; oppure inviare una mail a dic@agcom.it con oggetto “Consultazione pubblica sullo schema di regolamento in materia di fornitura di servizi di media audiovisivi lineari o radiofonici su altri mezzi di comunicazione elettronica ai sensi dell’art. 21, comma 1-bis, del Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici”.

Fate pervenire il vostro disaccordo. Ma sbrighiamoci!

EVVIVA L’ITALIA!

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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