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Quanto siamo davvero “digitali”? I risultati in uno studio di Registro.it e Sole 24 Ore

Sentiamo sempre più spesso parlare di digitalizzazione, dal momento che, questo termine, così come le espressioni “trasformazioni digitali ”, “innovazioni digitali ”, “artigianato digitale”, sono entrate, nel giro di pochissimi anni, nella terminologia comune e di frequente utilizzo.

Ma quanto davvero siamo “ digitali ”? Quanto le aziende nostrane hanno “digitalizzato” i loro prodotti e servizi? Quanto le aziende italiane hanno digitalizzato, innovandoli, i propri processi? Quanto è “digitale” l’intero “sistema paese”?

Cerchiamo, in maniera molto veloce, di accendere l’attenzione sulla situazione attuale, partendo da un paio di notizie che non è difficile rintracciare in rete.

La prima, risalente a qualche tempo fa, riguarda una ricerca condotta da Registro.it e Il Sole 24 Ore, che ha dato evidenza di quale sia, attualmente, il rapporto tra le micro-imprese italiane e l’utilizzo delle risorse digitali , intendendo per queste ultime un insieme di fattori ai quali ricorrere nell’esercizio quotidiano della propria attività d’impresa. Vediamoli insieme:

  • connessione internet e possesso di un dominio registrato;
  • profilo social;
  • attività di marketing e comunicazione;
  • previsioni di investire in attività sul web e digitali nel corso del 2017;
  • cultura digitale (conoscenza di concetti quali IoT ed Industria 4.0).

L’analisi condotta ha mostrato come anche il solo ricorso al web, quale strumento-veicolo di sviluppo commerciale del business, sia piuttosto modesto per le micro-imprese: la maggior parte dei soggetti rientrati nel campione (1200 aziende, rappresentanti oltre il 90% del tessuto produttivo italiano) è risultato dotato di un dominio web solo in virtù della necessità di poter ricorrere ad indirizzi di posta elettronica personalizzati.

Anche l’utilizzo dei social network non è risultato essere diffuso ed in linea con le esigenze di sviluppo del brand e di fidelizzazione della clientela. Circa il 27% degli intervistati ha dichiarato di ricorrere a questo strumento a fini di autopromozione, rivelando la netta supremazia di Facebook rispetto a Pinterest, Instagram, Twitter e Linkedin.

Infatti, in genere, le attività di marketing e di vendita on-line non sono tra quelle in cui si investe con particolare interesse, come non lo sono tutti gli investimenti destinati all’innovazione.
Sapete quale sia la quota di investimenti in innovazione che le micro-imprese del campione hanno dichiarato di riservare, sul totale complessivo?

La gran parte di questi soggetti destina meno del 5% ai progetti di siffatta natura.

Addirittura preoccupante, se volete, scoprire come il 5% del campione non sia dotato di alcuna connessione ad internet.

Sembrerebbe, dunque, necessario intervenire in maniera forte e decisa nell’attività di diffusione e sviluppo di una vera e propria per “cultura digitale”, a tutti i livelli del “sistema paese”.

Ma come? Da parte di chi? Politica e istituzioni in genere?

Forse no. È di questi giorni la notizia che il tentativo di dare sfogo alle bellezze del paese attraverso il web, sembrerebbe, almeno per il momento, miseramente “fallito”. E se queste sono le premesse, meglio guardare altrove.

A cosa ci riferiamo?

A verybello.it, il portale inaugurato in occasione di Expo, creato dal ministero dei Beni Culturali con la finalità di rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo: “dalla Biennale d’Arte di Venezia ad Umbria Jazz, dai classici immortali del Teatro Greco di Siracusa, fino al festival degli artisti di strada di Ferrara, passando per il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle: VeryBello è un nuovo modo di viaggiare in Italia attraverso la nostra straordinaria offerta culturale.”

Abbiamo provato a visitare il portale qualche minuto fa, accorgendoci, che in home page campeggia il messaggio “Il nuovo sito presto on line”. A far compagnia a questo, per così dire, avviso di rinnovata fiducia e speranza, un box di raccolta informazioni per chi volesse “restare aggiornato”.
Non si capisce bene, ma solo apparentemente, cosa ci sia eventualmente da chiedere…

Tuttavia, bastano pochi minuti di lettura on line per risalire ad una notizia grazie alla quale apprendiamo che “il sogno” di VeryBello è finito e che il suo dominio web è stato “mollato” dal Mibact che ne risultava intestatario.

Citando il portale corrierecomunicazioni.it, il dominio “è stato lasciato scadere alla fine del mese scorso ed è stato immediatamente registrato da una società privata, AlicomSwiss, che ha pubblicato una pagina di raccolta indirizzi e-mail.” Effettivamente, basta inserire il nome del dominio nel portale register.it per verificare la notizia.

A titolo puramente informativo, la società ALICOM Swiss nasce nel 1997, ha sede legale in Svizzera opera “principalmente nel campo della fornitura di hosting/housing, nella registrazione e mantenimento dei nomi di dominio e nella produzione di software ed applicazioni web per lo sviluppo di siti dinamici ed interattivi”.

Il tempo ci dirà quale sarà la nuova destinazione di questo dominio, se si tratterà di un nuovo progetto completamente slegato da quello precedente o se la nuova registrazione del dominio, lasciato scadere dal Mibact, abbia avuto altre finalità.

Serve altro a suffragare la completa mancanza di una cultura digitale a livello sistemico?

Personalmente direi di no, anche se ci sono segnali di come le cose si stiano muovendo. Lentamente ma muovendo. Ed allora torno, nuovamente, a evocare l’immagine della “tartaruga digitale”, come già avevo fatto qualche tempo fa. L’immagine di un avvicinamento alle nuove tecnologie dall’andamento pacato ed impassibile.

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About

In qualità di Advisor presso la società di Revisione e Consulenza BDO Italia SpA (www.bdo.it), opera nell'area Governance-Risk-Internal Control. Laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari nel 2006, con una tesi in Tecnica di Borsa. Master e formazione professionale: - Intermediari Finanziari e Gestione del Risparmio (Master, Tor Vergata, 2006); - Diritto e Tecnica dell'assicurazione (Master, LIUC di Castellanza, 2011); - Credit Management (Master Executive, Il Sole 24 ORE Business School, 2014-2015). Dopo una breve esperienza in Banca Popolare Pugliese, dal 2007 e per 8 anni, fa parte del team di Milliora Finanzia Spa, intermediario finanziario di cui diventa Responsabile Operation nel 2011. Intraprende, a partire dal 2011, alcune occasionali collaborazioni in qualità di contributor con siti specializzati e riviste on line quali Diritto 24 – Il Sole 24 Ore, Compliancenet.it, DirittoBancario.it, AnalisiBanka.it, Simplibiz.net, oltre che con altri intermediari finanziari minori. Appassionato di auto, officine, restauri, inizia a collaborare con il blog di Wild Italy, alla sezione Motori, nell’ottobre 2013; partecipa al progetto di trasformazione del blog in testata giornalistica autorizzata in qualità di socio fondatore e componente del consiglio direttivo (2014). CAPOSERVIZIO ECONOMIA


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