Discorsi da fantapolitica?

Tempi duri per Mr. B. Mai come adesso il Biscione si era trovato in difficoltà. La più grande maggioranza della storia repubblicana sembra sgretolarsi. Il cofondatore del PdL, Gianfranco Fini, suo eterno alleato, dopo due anni di frecciatine gli ha quasi voltato le spalle. Ha fatto la conta e si è ritagliato uno spazio autonomo nel PdL. Una cinquantina di parlamentari. Quanto basta per far andare in minoranza la maggioranza PdL-Lega.

Certo, non è una scissione. Fini non vuole neanche chiamarla “corrente”, ma il durissimo scontro con Berlusconi durante la Direzione Nazionale del partito ha evidenziato di certo una chiara rottura.

L’ex AN urlava dal pubblico: “Che fai? Mi cacci?” nel momento in cui Berlusconi lo invitava a lasciare la Presidenza della Camera. E probabilmente è proprio questo il piano di Fini: farsi cacciare. Se lasciasse lui, adesso, sarebbe etichettato come traditore. Un comune Mastella o un qualunque Bertinotti. Ma Fini conosce bene le logiche politiche e si tiene ben lontano dal negare la fiducia alla maggioranza. Fini sta facendo in modo che sia Berlusconi stesso a sbarazzarsi di lui, ad epurarlo. Così potrà dire: “mi hanno cacciato!”. E sarà l’asse Pdl-Lega Nord a prendersi la responsabilità di terminare in anticipo la legislatura.

E nel frattempo Fini potrà fare opposizione. Un’opposizione di potere. Perché, grazie al ruolo svolto di Presidente della Camera, potrà influire notevolmente sui lavori in aula. Modificando i calendari. Posticipando questa o quella discussione. Rimandando quell’altra votazione. Decidendo le priorità. Ed è proprio questo che preoccupa Umberto Bossi. Un ostruzionismo al federalismo sarebbe fatale ai piani del Carroccio. E questo scenario sembra tutt’altro che lontano dato il sempre più crescente anti-leghismo di Gianfranco Fini.

E Mr. B. così si ritrova stretto anche dall’altra parte della tenaglia. Bossi minaccia le elezioni anticipate, forte di un consenso elettorale notevole. Berlusconi teme che si ripetano le vicende del ‘94, quando la Lega Nord sfiduciò il primo governo di Sua Emittenza (nonostante ci vogliano far credere che cadde per l’arrivo di un avviso di garanzia). Questo significherebbe correre il rischio di perdere le elezioni e, quindi, di perdere l’immunità del legittimo impedimento. Berlusconi trema. Trema e spera. Spera che Fini stia buono e che quindi l’alleanza con la Lega regga.

E se si arriverà alla conclusione prematura della legislatura cosa accadrà? Fini che farà una volta allontanato dal PdL? Sicuramente fonderà un partito, questo è certo. Ma dove si andrà a collocare? Tre sono le opzioni (realizzato che sicuramente non sarà a fianco del PdL). Potrebbe andare da solo, sfidando la soglia di sbarramento e rischiando di non entrare più nelle Aule parlamentari. Ma i maligni dicono che Fini abbia già un accordo con le opposizioni. Potrebbe formare un grande centro con l’UdC e l’ApI di Rutelli. Oppure, dato che rimane sempre un personaggio di destra ma ben visto dalle sinistre, non si esclude l’accordo con tutte le opposizioni. Dal Pd, all’Idv. Passando per Casini. Finanche con Vendola. Escludendo magari solo Rifondazione di Ferrero.

E se invece la rottura non portasse a elezioni anticipate? Se Napolitano, come stabilito dalla Costituzione, desse vita a un nuovo governo, magari tecnico, con i finiani, l’UdC e il Pd? Per B. questa sarebbe la vera beffa. Non poter neanche concorrere per rivincere. All’opposizione e basta. Con i processi da affrontare per forza.

Ma tutto questo potrebbe essere solo fantapolitica. Almeno fino a quando non si raggiungeranno i due anni e mezzo di legislatura necessari a maturare la pensione parlamentare…

FRANCESCO ANGELI


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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