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I 3 principali motivi per andare a vedere Dogman

 

Presentato alla 71esima edizione di Cannes, tornato vittorioso dalla Croisette con il premio al migliore attore, di una potenza umana e violenta, disarmante e incisiva. Dogman di Matteo Garrone è la pellicola uscita nelle nostre sale il 17 maggio che ha riscosso un consenso unanime tra pubblico e critica.

Un’opera che continua ad affermare la qualità autoriale del regista romano. Garrone porta sullo schermo la rabbia dell’impotenza, che diventa furia e dolore nella sua espressione più violenta. Un film che merita ogni singola attenzione che ne affermi l’eccellenza e di cui vogliamo darvi i tre motivi principali per non perderlo.

1. Quando la realtà si trasforma in cinema

Dogman è liberamente ispirato ad un cruento fatto di cronaca che avvenne nel 1988 nella periferia di Roma, nella zona della Magliana.

Protagonisti della vicenda il gestore di una toeletta per cani e un ex pugile, il primo assassino del secondo, spinto a tale gesto dalle continue minacce con cui l’opprimeva l’uomo. Matteo Garrone ha più volte dichiarato che, pur essendo ovvio il collegamento tra il fatto e il suo film, la sceneggiatura di Dogman avrebbe intrapreso la propria personale strada, più prettamente umana e cinematografica. Ed è proprio nel rimodellamento del reale che Dogman trova la sua intima dimensione.

Tutto ciò che di vero c’è stato sul finire degli anni Ottanta è stato maneggiato attraverso l’arte del cinema per rendere la storia del Canaro un film in cui staccarsi dai giornali e rimanere coinvolti dalle conseguenze dell’arroganza, che si tramuta facilmente in aggressività. Un film che non rende primario il massacro tanto urlato sulla carta stampata, ma la vita di un uomo semplice portato allo stremo. Una pellicola da percorrere insieme, personaggio e spettatore, in un viaggio nella sofferenza alla ricerca di un’impossibile liberazione.

2. Marcello Fonte e il suo Canaro da Palma d’oro

Chiariamo, Marcello Fonte sarebbe stato tra i motivi per cui andare a vedere il film sia con la vittoria della Palma d’oro a Cannes sia senza la gioia di questo premio.

La Giuria del festival ha però voluto che come migliore interpretazione maschile fosse premiata proprio quella dell’attore italiano. Una prestazione che si inserisce tra le lodevoli ragioni per cui Dogman è un’opera tanto impressionante.

Fonte ha una fisicità insolita per i protagonisti del grande schermo. Il controllo con cui è in grado di gestirla gli permette inoltre di portare le sensazioni del suo Marcello – il nome del protagonista non si rifà al medesimo del fatto di cronaca – direttamente al proprio stare sulla scena.

Impacciato e scoordinato all’inizio, sicuro e prestante poi, con una fine che rispecchia sul suo volto tutto il trascorso che lo ha reso solo. Una prova attoriale davvero incisiva, con un’inquadratura finale che rimane incastonata nella mente e nell’animo.

3. L’umanità e la fiaba dell’eccellenza italiana

È inutile girarci troppo intorno: Matteo Garrone, come pochi altri registi del panorama nostrano, è tra le colonne portanti del nostro cinema contemporaneo. Ed è incredibile come, pur narrando della violenza dell’omicidio della Magliana, l’autore italiano mantenga il tocco delicato della sua cinematografia. Dogman viene reso così, in un certo senso, una sorta di fiaba popolare. Brutale e discussa certo, ma pur sempre un racconto sostenuto dalla voce di Garrone.

Un’opera in cui viene esplorata un’umanità portata all’estremo. Un “viaggio” che conduce lo spettatore a sentimenti improbabili, da cui nasce dunque lo scontro tra la morale del reale e la maniera in cui viene riportata la vicenda, che ci riconduce al primo motivo elencato.

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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