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Donington SBK 2017: la prima senza Hayden è nel segno delle Kawa

Il round di Donington Superbike 2017 rimarrà negli annali del mondiale delle derivate di serie. Il weekend inglese, su uno dei tracciati storici del calendario, è stato infatti il primo senza Nicky Hayden. Kentucky Kid ha lasciato un vuoto enorme, nel paddock e tra i tifosi. La sua Honda numero 69 era presente a Donington, in quello che avrebbe dovuto essere il suo box. Un cimelio per ricordare il grande campione che non c’è più.nicky hayden donington 2017

Date le premesse, è ovvio che i risultati in pista contavano decisamente meno. Emozionante e commovente il tributo dedicato al campione americano. Ma il mondiale va avanti, così come le gare da disputare. Donington Park quest’anno ha segnato ufficialmente lo scoccare del trentesimo anno di vita della storia della Superbike; tutto cominciò proprio qui, su questo circuito, il 3 aprile 1988.

Rea e Sykes là davanti. E la Kawasaki fa 100.

Dopo il round di Imola, segnato dal dominio rosso Ducati, si attendeva una risposta dal fronte giapponese di Akashi. Che dire, la risposta è arrivata. Due doppiette nelle gare Superbike – una addirittura senza Rea – e vittorie sia in Supersport, con il solito Sofuoglu, che in Stock1000, con il predestinato Razgatlioglu. La banda verde fa man bassa, certificando la salute di un movimento – d’azienda, di piloti, di marketing – che sembra non voler cessare. Con quella domenicale, la Kawasaki fa 100 vittorie in Superbike. Proprio nel momento migliore della sua era.

Principali artefici del weekend perfetto per le Ninja sono loro, i piloti: Tom Sykes e Jonathan Rea. Entrambi da record. Rea, dopo tre cadute in tre giorni – evento più unico che raro per lui – riesce nella missione quasi impossibile di battere Sykes a Donington, con una Gara-2 che rispecchia la maturità del campione.

Partito dalla decima piazza, il nordirlandese era già primo dopo nemmeno due giri. Il vuoto creato all’inizio è bastato per portare a casa una vittoria importantissima. Per lui, per il mondiale e per gli avversari diretti. Il fuoriclasse della Superbike mette a segno la vittoria numero 46 della sua carriera. I podi sono 99 (in 204 gare!). La paurosa caduta di Gara-1 – non per sue colpe – non ha scalfito la sua superiorità. Soprattutto di testa, di carattere.

La manche domenicale è l’ottavo sigillo in 12 gare. Cammino in fotocopia al primo anno in Kawasaki, il 2015. I podi stagionali salgono a 11 (8 vittorie, 3 secondi posti). Il ritiro del sabato è solamente il quarto in 64 gare da quando è in sella alla Ninja. Come si fa a battere uno così?

Sykes si consacra re di Donington (e vice Rea).

Il più felice del weekend inglese rimane però Tom Sykes. Come si era già detto nelle “puntate precedenti“, The Grinner aspettava con ansia questo round per tornare a far parlare di sè. La prima gioia della stagione è arrivata sabato; in mattinata con la superpole – non accadeva da Jerez 2016 – e poi con la prima vittoria stagionale. Sigillo che mancava da quasi un anno (Laguna Seca 2016).sykes lowes haslam donington 2017

Sykes è definitivamente diventato il re di Donington Park. Con 9 successi consecutivi, Tom non solo ha il record di vittorie su questo tracciato ma anche quello assoluto nella storia della Superbike: nessuno aveva infatti mai vinto più di otto volte consecutivamente su un singolo circuito. Carl Fogarty ad Assen, tra il 1993 e il 1996, si era fermato proprio a otto.

L’egemonia di Sykes è stata spezzata solo da Jonathan Rea. La coppia Kawasaki è ancora una spanna sopra a tutti, con una moto che, nonostante non sia più così giovane rispetto ad altre concorrenti, rimane il top della classe. Lo dimostra anche la classifica. La solidità della casa giapponese, con l’eccezione di qualche round durante la stagione, mette ancora paura.

Davies si salva per il rotto della cuffia. Melandri no.

Passo indietro per il team di Borgo Panigale. Imola, pista di casa, aveva illuso – forse più i tifosi che gli addetti ai lavori – che la musica potesse cambiare facilmente. E invece si è passati dal dominio rosso al dominio verde. Chaz Davies, a causa di un errore personale in Gara-1 e di pura sfortuna in Gara-2, non è riuscito a ottenere ciò che sperava. Si è “salvato” con una gran rimonta nella giornata di domenica, centrando l’ottavo podio stagionale. Decisamente peggio sabato, dove è caduto mentre era in testa e in vantaggio sulle due Kawasaki.

davies donington 2017Purtroppo per il gallese, i mondiali si vincono anche e soprattutto con la costanza e con l’affidabilità della moto. Componenti che fino ad adesso sono mancate. La caduta di sabato bissa quella di Gara-1 di Aragon, in due momenti decisamente importanti per la vittoria di manche. Se aggiungiamo la rottura del motore all’ultimo giro di Gara-1 ad Assen, siamo di fronte ad almeno tre gare dove il risultato poteva essere ben diverso.

Magari con 3 podi in più nelle medesime manche – risultato per nulla impossibile, visto lo svolgimento delle stesse – staremmo qui a parlare di un Davies a una trentina di punti da Rea, non a 75 come scrive la realtà. Si potrebbe parlare di mondiale riaperto, e invece così non è.

In un’era dettata dal cammino quasi perfetto del nordirlandese, ogni gara e ogni “zero” in classifica può essere determinante. Per questo la Ducati e Davies, se vogliono veramente ambire a qualcosa di importante, dovranno limare anche questi difetti. Cercare qualche piazzamento, senza buttare gare. Cosa che è invece accaduto ancora a Donington. E anche a Marco Melandri. La rottura di Gara-2 è emblematica. Il ravennate negli ultimi due round non ha portato a casa migliorie; in Inghilterra, per la prima volta in stagione, non è arrivato nemmeno il podio.

La testa sarà già a Misano, nella speranza che la terra romagnola, com’è accaduto a Imola, porti fortuna.lowes e van der mark

A questa Yamaha serve un big?

Ottimo weekend per la Yamaha. La casa giapponese ha portato a casa due manche decisamente positive, con Alex Lowes che è stato protagonista di una rimonta leggendaria in Gara-1 – da ventesimo a terzo. Per la nuova R1, così come per Lowes, si tratta del primo podio del 2017 e del secondo in assoluto (Guintoli terzo a Losail, nel 2016).

La crescita della Yamaha è sotto gli occhi di tutti. Da inizio stagione è costantemente la terza moto più forte del lotto, dopo Kawasaki e Ducati. Il processo d’evoluzione è certificato da un dato significativo: lo scorso anno la migliore R1 fu proprio quella di Lowes, con 131 punti a classifica ultimata; quest’anno l’inglese è già a quota 121, con 7 round (più di mezza stagione!) ancora da disputare. Senza nulla togliere a Lowes e Van Der Mark, sarebbe una bella suggestione vedere un big in Yamaha nel 2018. Magari uno dei primi tre della classe. Che sia davvero questo lo step che serve al team giapponese per “sfondare” definitivamente?

 

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Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia “Lettere Moderne” all’Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome “Sport 43”. Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come “VelletriOggi”, “Il Corriere Tuscolano” e “Il Caffè dei Castelli Romani”, con articoli che variano dalla cronaca all’attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY


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