Dopo il governo tecnico, il governo iper-tecnico?

«Per il coordinamento generale delle attività di revisione della spesa [la famigerata spending review, ndr] è costituito il comitato dei Ministri per la revisione della spesa, presieduto dal Presidente del consiglio dei Ministri e composto dal Ministro delegato per il Programma di governo, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, dal Viceministro dell’economia e delle finanze e dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri»: con queste parole il consiglio dei ministri ha annunciato lo scorso 30 aprile il prossimo decreto destinato a tagliare 4,2 miliardi di spesa pubblica in sette mesi, da giugno a dicembre, escludendo da essi Parlamento, Quirinale e Consulta per il rispetto della separazione dei poteri dello Stato.

Al di là di linee-guida piuttosto generiche, molto spesso vicine a quelle più volte annunciate dal precedente governo a partire dall’estate scorsa (su tutti, la vendita di alcuni immobili statali), di concreto resta per ora solo la nomina di un trio piuttosto particolare: il supercommissario Enrico Bondi, il navigatissimo Giuliano Amato e l’ennesimo bocconiano Francesco Giavazzi. Monti ha sostanzialmente preso tempo, passando la patata bollente dei tagli ad altri tecnici, riuscendo così nell’impresa di aumentare il tasso di tecnicità del suo governo. Ma concentriamoci sui superconsulenti.

Enrico Bondi dovrà provvedere alla «razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo», coordinando «l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni, incluse tutte le amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organi, uffici, agenzie o soggetti pubblici, gli enti locali e le regioni». Detto in parole povere, dovrà individuare dove tagliare all’interno delle singole voci di spesa pubblica. L’incarico gli si adatta perfettamente: classe 1934, laureato in chimica,  Bondi ha passato l’intera vita all’interno di grandissime aziende, quali ad esempio Olivetti e Fiat, risanando le casse di Montedison e – soprattutto – di Parmalat, tappando il piccolo buco creato da Callisto Tanzi (14 miliardi di euro) e permettendone la riammissione del titolo in Borsa.

Giuliano Amato non necessita di molte presentazioni: già docente di diritto costituzionale comparato, divenne uno degli uomini più fidati di Bettino Craxi, di cui fu sottosegretario durante i suoi due governi, dal 1983 al 1987, per diventare in seguito ministro del Tesoro con Goria e De Mita (1987-89). Nel 1992 ricoprì per la prima volta l’incarico di Presidente del Consiglio: nominato da Oscar Luigi Scalfaro nel pieno di Tangentopoli e delle stragi mafiose contro Falcone e Borsellino, con due decreti dal valore complessivo di 123.000 miliardi di lire (comprensivi del celeberrimo prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti) cercò di salvare l’Italia dalla bancarotta cui l’aveva praticamente condannata la partitocrazia, che il suo governo cercò di trarre in salvo da Mani Pulite col decreto Conso (la depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti), causa principale delle successive dimissioni del governo.

Con la prima caduta di Berlusconi, avvicinatosi alle posizioni del centrosinistra dalemiano, Amato ricoprì nuovamente il ruolo di ministro, tornando alla presidenza del consiglio nel 2000. Dopo vari incarichi internazionali, entrò a far parte anche del secondo governo Prodi, come ministro dell’Interno. Da rilevare infine come, dal 1994 al 1997, durante i primi anni del quasi ventennio berlusconiano, sia stato il presidente dell’Antitrust e come, nel 2006, il Pdl lo propose come Presidente della Repubblica.

Oggi Monti lo ha chiamato a «fornire al Presidente del Consiglio analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione [«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale», ndr], sul loro finanziamento nonché sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati». In passato ha fatto discutere l’importo della sua pensione, certamente d’oro: Mario Giordano – ancora oggi – lo stabilisce sui 31.411 euro lordi mensili; lui, durante la puntata di Otto e mezzo dello scorso 12 settembre, ha replicato abbassandolo ai 16.000 lordi. Per evitare polemiche, lavorerà per Monti gratuitamente.

Resta Francesco Giavazzi, classe 1949, laureato presso il politecnico di Milano e ora docente di politica economica alla Bocconi. Noto editorialista del Corriere (come Monti prima della nomina a premier), non ha risparmiato gli attacchi al governo tecnico (anche oggi), ricevendo in diversi casi risposte anche piccate da parte del presidente del consiglio. Con posizioni decisamente liberiste, si è fatto notare per la strenua difesa della legge Gelmini sull’Università, sostenuta con forza anche durante i periodi più duri della mobilitazione studentesca. Monti, forse anche per neutralizzare un suo critico, lo ha chiamato a  «fornire al Presidente del Consiglio e Ministro dell’Economia e delle finanze e al Ministro dello Sviluppo, delle infrastrutture e dei trasporti analisi e raccomandazioni sul tema dei contributi pubblici alle imprese».

Con delle riserve sul curriculum di Amato, storicamente troppo vicino alle logiche partitiche per riformare il sistema dei finanziamenti alla politica, possiamo solo segnalare la continua tecnicizzazione del governo, sperando che finalmente i tagli possano superare l’orizzontalità tipicamente tremontiana e far pagare questa crisi anche ai vari spreconi di Stato, ricordando la frase di Bossi («La Lega non ha rubato soldi, li ha sprecati»). Per concludere, esprimo il mio apprezzamento per la richiesta al semplice cittadino  di un aiuto per individuare gli sprechi e per il relativo boom di risposte, segnalando l’incredibile replica del garante della Privacy, Pizzetti, secondo il quale così siamo a rischio delazione: al peggio non c’è mai limite.


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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. CAPOSERVIZIO POLITICA


'Dopo il governo tecnico, il governo iper-tecnico?' have 1 comment

  1. 6 maggio 2012 @ 8:22 am Mauro Zanchetta

    Articolo “tecnico” (come aspettarsi altro…?) con colpo d’ala finale. Particolarmente apprezzata la distinzione tra descrizione oggettiva dei fatti e commento dell’articolista ai fatti stessi. Lei, Bampa, è sempre un maestro!


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