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Downton Abbey, si ritorna a casa tra sorrisi e commozione

Presentato alla 14^ Festa del Cinema di Roma, il film di Downton Abbey è un riuscito dono nostalgico per i fan della serie

 

Spolverate l’argenteria, preparate il tè, tirate fuori il vestito da sera. Downton Abbey è tornato! L’appuntamento questa volta però non è davanti alla tv, ma al cinema. Dopo 6 stagioni, una caterva di premi e nomination tra Golden Globe ed Emmy, e a quattro anni dalla messa in onda nel Regno Unito dell’episodio finale, la serie televisiva anglo-statunitense ideata da Julian Fellowes ha scelto di tornare ad allietare tutti quei (numerosissimi) fan che ne richiedevano a gran voce il ritorno, puntando per la gran rentrée a conquistare nuovi cuori tramite il passaggio al grande schermo.

Il film di Downton Abbey, presentato alla 14^ Festa del Cinema di Roma all’interno della Selezione Ufficiale, non cambia la sua squadra vincente. Ecco dunque che ritroviamo Julian Fellowes alla sceneggiatura e Michael Engler (già dietro la macchina da presa per alcuni episodi della serie) alla regia. Lo stesso dicasi del cast: da Michelle Dockery a Laura Carmichael, passando per Jim Carter e Allen Leech, aristocratici e servitori sono stati richiamati per riprendere costumi e personalità dei rispettivi personaggi. Non manca qualche new entry, come nel caso di Imelda Staunton.

Sinossi

Il film sceglie di focalizzarsi su una circostanza in particolare che, a circa un anno e mezzo dalla fine degli eventi della serie, sconvolge la quiete dell’aristocratica famiglia Crawley e della sua servitù nella tenuta di Downton Abbey: Re Giorgio V e la Regina Maria faranno visita alla dimora. In breve tempo la tenuta viene popolata dai dipendenti del re, che si prodigano per far sì che tutto sia pronto per l’arrivo dei reali, a modo loro. La servitù di Downton tuttavia non resterà a guardare e deciderà di reagire per difendere l’onore della magione.

Dalla tv al cinema

Se nel corso di una serie televisiva è possibile dare o togliere attenzione a un personaggio a seconda degli episodi, pensando a una storia per il cinema bisognava invece che ci fosse un evento unico a fare da collante. Da qui l’idea dell’arrivo dei reali a Downton Abbey, con relativi preparativi. Una scelta che si è rivelata vincente ed equilibrata al fine di dar spazio un po’ a tutti (a qualcuno più di altri). Oltre che fonte di numerosi irresistibili siparietti che vanno dal buffo all’esilarante dovuti agli scontri tra i domestici di Downton e quelli al servizio del re, così come alla lingua pungente dell’impareggiabile Lady Violet di Maggie Smith alla quale come al solito vengono riservate le battute di maggiore effetto.

Siamo di fonte a un film a tratti molto divertente e a tratti commovente, che volendo si regge da solo senza bisogno che lo spettatore casuale conosca per filo e per segno ogni singolo evento accaduto nella serie. Certo, non si può tuttavia dimenticare che quello al quale si assiste è pur sempre il sequel di un prodotto televisivo, che riprende in mano le situazioni nelle quali erano stati lasciati i personaggi anni prima. In questo, Downton Abbey non delude e regala ai fan una sorta di mega puntatone speciale in cui tutti danno il meglio di sé, dal cast tecnico a quello artistico.

All’interno di una confezione pressoché impeccabile che rispetta quanto visto nella serie ma esaltando il tutto tramite una cura particolare nella fotografia, nelle riprese e nei dettagli (a partire dagli sfarzosi costumi anni ’20), gli attori sembrano non aver mai lasciato la propria parte, facendo subito sentire a casa il pubblico, nonostante la pausa di quattro anni.

Tra tradizione e futuro

Il mondo del film di Downton Abbey è quello di un’aristocrazia divisa tra il perseguire scrupolosamente le tradizioni alle quali è abituata, e l’arrivo di un nuovo modo di vivere in cui forse le grandi magioni non hanno poi più tanta ragione di esistere. Al di là della presentazione classica e patinata, in tutto il film i discorsi hanno infatti un tocco di modernità e sono volti al futuro. Ci si interroga sull’avvenire, che sia nella forma di un bebè in arrivo, di un nuovo amore, della trasmissione di un’eredità materiale o spirituale, della necessità o meno di portare avanti un determinato stile di vita con le sue rigidissime regole. La sensazione è quella di ritrovarsi nella medesima Downton Abbey che conoscevamo, ma anche in una nuova Downton che ha ancora qualcosa da dire, a partire dalle storyline che riguardano Tom Branson o Thomas Barrow.

Ancora più sfarzo

Fin dalla musica dell’opening iniziale con ripresa imponente del magnifico Highclere Castle che dà il volto a Downton Abbey, lo spettatore fan può avvertire come da lì in poi non sarà altro che coccolato. Tutto ritorna, uguale e un po’ diverso, condito da un pizzico di nostalgia ma soprattutto più sfarzosamente, come è richiesto a una storia per il cinema. Tra parate e balli che sono una gioia per gli occhi e per gli amanti delle tradizioni british, un posto speciale lo occupano tuttavia i duetti intimi. Quelli tra due anime simili che si sono trovate al chiaro di luna, ma anche quelli tra una nonna e una nipote pronte a passarsi il testimone.

Il bello di Downton Abbey è che, tra le difficoltà amorose, quelle familiari e tutte le pene o le gioie che vengono trattate nel film (come nella serie), basta scegliere il personaggio con il quale meglio ci si identifica per sentirsi rappresentati e parte della grande famiglia. Quella di Downton Abbey è infatti, prima ancora che una storia ambientata in una magione inglese all’inizio del 1927, una storia di esseri umani. Con i quali è bello entrare in relazione e da portarsi nel cuore, tra un cambio d’abito e una tazza di tè.

Downton Abbey sarà al cinema dal 24 ottobre con Universal Pictures.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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