Due o tre cose su Assange

Il 16 agosto scorso, il ministro degli Esteri dell’Ecuador Ricardo Patino ha dichiarato che la richiesta di asilo del fondatore di WikiLeaks Julian Assange, è stata accolta.

Le accuse che gli vengono rivolte e per le quali è stata chiesta la sua estradazione (tra l’altro molto prima di quella avanzata dagli Stati Uniti) non sono di tipo politico. Assange è accusato di molestie sessuali ai danni di due donne e affrontare la giustizia come tutti i comuni cittadini non dovrebbe essere in discussione. La Svezia non ha condanne alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per violazione dei diritti dell’imputato, dunque il giornalista australiano non ha nulla da temere in quanto a garanzie per lo svolgimento di un regolare processo.

Spesso si tende a confondere il giornalista Assange con l’organizzazione da lui creata nel 2006, WikiLeaks. Se viene data per scontata quest’associazione di idee risulta poi difficile scindere le accuse che entrambi i soggetti si sono visti recapitare nel corso degli anni. Ne consegue che per difendere la sacrosanta libertà di informazione – per la quale si batte giustamente WL – si finisce con il coprire  le – presunte – malefatte del suo fondatore. “WikiLeaks is not Julian Assange” dovrebbe essere un mantra da ripetere ogni volta che si affronta il discorso su giustizia-estradizione-sovranità.

Paradossale, infine, il rifiuto di farsi processare e difendersi in tribunali di paesi liberi e democratici – Svezia, UK e US – ma la decisione di rifugiarsi in un paese, l’Ecuador, tutt’altro che amico della stampa e dei giornalisti, e al tempo stesso continuare a ricevere lo stipendio da Vladimir Putin, uno che in termini di libertà di espressione non ha nulla da insegnare al resto del mondo.

E a proposito di mondo, per quale ragione dovrebbe essere più facile estradare Assange negli Stati Uniti dalla Svezia piuttosto che dalla Gran Bretagna tenendo conto del “rapporto particolare” che innegabilmente lega i primi con gli ultimi?

AGGIORNAMENTO DEL 20/08/12:

Ieri Assange si è affacciato dalla finestra dell’ambasciata e ha parlato pubblicamente, indirizzandosi al Presidente Obama e chiedendogli di fermare la “caccia alle streghe contro Wikileaks”. Qui l’articolo de La Stampa sull’argomento.

 


About

Torinese, laureato in Studi Internazionali alla Facolta’ di Scienze Politiche. Residente a Londra.


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