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Dumbo, torna il tenero elefantino reietto versione Tim Burton

Il nuovo film live action targato Disney chiama Tim Burton alla regia per filmare il remake/sequel di Dumbo, che ci racconta più di quanto visto nel cartoon del 1941

 

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Lo avevamo lasciato che era una star, finalmente ricongiunto alla sua mamma, protagonista animato di un mondo cartoon bidimensionale. Lo ritroviamo quasi 70 anni dopo al centro di una storia che prosegue oltre il finale che tutti conosciamo, circondato da attori in carne e ossa e con un nuovo look reso possibile dalla CGI. Parliamo di Dumbo, il celebre elefantino volante dalle grandi orecchie a cui Disney nel 1941 dedicò il suo 4° Classico, ricavandone un successo straordinario. Cartoon che come altri titoli prima di lui (vedi La bella e la bestia o Il libro della giungla) ha avuto il benestare di Disney per un rifacimento live action. E chi meglio di Tim Burton (La sposa cadavere) poteva essere chiamato dietro la macchina da presa per raccontare la storia di un reietto un po’ freak ma dal grande cuore?

Dopo i bambini speciali di Miss Peregrine, il regista statunitense torna a parlare di peculiarità che rendono unici anche quando c’è chi sembra non apprezzarle, rituffandosi in un mondo circense che non gli è nuovo (il personaggio di Danny DeVito sembra riesumato direttamente da Big Fish) per raccontarci di Dumbo, che è sempre lo stesso che conoscevamo, ma inserito in un contesto ampliato. Grande pregio del nuovo Dumbo è infatti quello di non essere una scopiazzatura pedissequa del Classico originale (che, d’altronde, durava appena 60 minuti), ma di avere piuttosto una propria identità che rende il film non solo un remake con variazioni, ma anche un sequel.

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Sinossi

dumbo-tim-burtonSiamo in Florida nel 1919, quando Max Medici (Danny DeVito), proprietario di un circo, affida all’ex star Holt Farrier (Colin Farrell) il compito di occuparsi degli elefanti. Quando mamma Jumbo darà alla luce un elefantino dalle orecchie sproporzionate, Jumbo Jr., per queste soprannominato Dumbo, il piccolo diverrà lo zimbello del circo. Grazie tuttavia anche all’aiuto di Milly e Joe, figli di Farrier, Dumbo imparerà a usare le sue orecchie per volare, divenendo una piccola star e attirando l’attenzione di V.A. Vandevere (Michael Keaton). Imprenditore senza scrupoli, questo porterà Dumbo nel suo strabiliante parco di divertimenti, Dreamland, per affiancarlo alla trapezista Colette Marchant (Eva Green). Peccato che Dumbo senta la mancanza della madre dalla quale è stato separato, e che Dreamland non sia poi il luogo dei sogni che millanta di essere.

Tra omaggi e novità 

A partire dalla sceneggiatura di Ehren Kruger, Burton realizza un adattamento live action che è ben consapevole delle sue origini, che omaggia e rispetta per poi però andare oltre. Le strizzatine d’occhio agli elementi più noti e amati del Dumbo cartoon ci sono (quasi) tutte. A partire dall’antropomorfo treno Casimiro (Casey Jr.) il cui volto sorridente apre il film, per poi passare alla cicogna che fa la sua apparizione in occasione della nascita di Dumbo, al topolino in abiti circensi, al brano strappalacrime Bimbo mio (in italiano cantato da Elisa), fino ai Rosa Elefanti che da delirio post ubriacatura diventano un magico spettacolo di bolle di sapone. Il tutto accompagnato da versioni strumentali dei brani più celebri dello score originale.

dumbo-tim-burtonA Burton non interessa introdurci in un mondo di animali parlanti ma preferisce piuttosto concentrarsi sulla componente umana, che se nel film d’animazione aveva un ruolo marginale, qui ne acquisisce uno di maggior spessore. Ecco quindi che la funzione del topo Timoteo, incoraggiante e di protezione nei confronti di Dumbo, viene ora assunta dai bambini Milly e Joe. E le risate sprezzanti delle acide elefantesse diventano quelle di umani dal cuore di pietra.

Se il tema principale del film resta quello del diverso che riesce a rivalersi sfruttando un proprio (apparente) difetto, nella seconda parte del film (quella originale, visto che la prima racconta fatti più o meno già noti) si presenta per Burton anche l’occasione per avanzare una critica alle logiche commerciali dello showbusiness. Il parco divertimenti di Dreamland e il suo proprietario V.A. Vandevere sembrano una versione dark e perfida di Disneyland e Walt Disney; come a dire che anche quello che può sembrare il luogo più bello del mondo può trasformarsi in un divoratore di talenti e magia, se non guidato dal giusto cuore e filosofia.

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Tim Burton cercasi

Nel Dumbo firmato Burton ci sono tutte le componenti da bravo compitino live action disneyano per famiglie: la perdita degli affetti, scenografie tanto belle quanto contaminate da abbondanza di CGI, costumi come al solito meravigliosi (in questo caso firmati dalla grande Colleen Atwood), buoni sentimenti e momenti commoventi, un po’ di femminismo alla #metoo (vedi la ragazzina che vuole essere ammirata “per la sua mente”), cattivi all’acqua di rose, l’immancabile happy ending. A qualcuno ciò potrà bastare per passare qualche ora spensierata al cinema, rivivendo la propria infanzia o facendone scoprire echi ai propri figli. Se però ci si ferma a ragionare che in cabina di regia siede pur sempre Tim Burton e non un mestierante qualsiasi, sale un po’ di amarezza.

Dumbo non è infatti un brutto film, quanto un film sì carino, ma piuttosto piatto. Non che Burton negli ultimi anni abbia mai più eguagliato le pellicole dei suoi fasti che tanto ce lo hanno fatto amare, ma un po’ uno ci spera sempre, soprattutto con dei temi in gioco come quelli di Dumbo perfettamente nelle sue corde.

Un volo riuscito a metà

Quanto siano stati imposti dei diktat dall’alto, non ci è dato sapere. Non ci resta dunque che seguire i binari un po’ prestabiliti di un film che poteva essere grande e che invece non riesce mai a compiere il passo necessario per stupire davvero, fermandosi in una comfort zone che sembra sempre attenta a non turbare i più piccoli (è scomparsa ad esempio la sbevazzata di Dumbo che lo portava a vedere i Rosa Elefanti). L’elefantino è invero tenerissimo e chi non ricorda bene il cartoon originale potrà anche commuoversi per le sue traversie. Non altrettanto potrà con molta probabilità dirsi per chi invece sta ancora versando le sue lacrime per la sequenza cartoon di Bimbo Mio, vero capolavoro d’animazione.

Il vero Burton touch affiora solo a sprazzi in alcuni ispirati momenti, tra un freak e l’altro e qualche bolla di sapone. Ce li faremo bastare, in attesa del risveglio definitivo di un regista che nella sua carriera ci ha tanto colpito testa e pancia, e a cui nonostante tutto continuiamo a volere bene.

 

Dumbo sarà al cinema dal 28 marzo con la distribuzione Disney.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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