“Duri si diventa”: commedia dal gusto discutibile

In Duri si diventa (Get hard), nelle sale italiane dal primo luglio, c’erano le premesse per una commedia brillante, esilarante, riuscita. Ma per chi ha avuto modo di vederla, i difetti macroscopici di questa pellicola hanno corrotto il risultato finale, tramutandola in una commedia dal gusto discutibile.

Il film narra la parabola discendente di James King (Will Ferrell) “genio” dell’alta finanza, fidanzato con la procace figlia del capo e incastrato e condannato all’improvviso a dieci anni di reclusione a san Quintino. Atterrito dalla prospettiva delle sevizie che lo aspettano in carcere, King si affida all’addestramento di Darnell (Kevin Hart) convinto che essendo quest’ultimo afroamericano, per forza di cose sia un avanzo di galera. Darnell, che in realtà è il proprietario di un autolavaggio ed ha la fedina penale immacolata, accetta per guadagnarsi trentamila dollari e sottopone a un allenamento forzato l’ex miliardario nei trenta giorni che lo separano dall’inizio della reclusione; da qui partono delle lunghe (forse troppo) peripezie comiche che porteranno i due a stringere amicizia e sgominare i veri autori della truffa ai danni del protagonista – condannato quindi ingiustamente – traghettando la storia verso un finale d’azione.

Ciò che risalta di positivo dell’opera prima di Etan Cohen (da non confondere con i Coen fratelli registi, artisti di ben altra caratura) è la risata, un po’ demenziale, che suscita soprattutto Ferrell, protagonista ingombrante della scena. Del resto c’è poco di salvabile, i cliché inondano tutto il film, a partire proprio dalla coppia dei protagonisti (il bianco altolocato e il nero poveraccio) un connubio che ricorda quello felicissimo di Aykroyd-Murphy in “Una poltrona per due” ma che risulta ben lontano dall’exploit di Landis. Per non parlare della trama, che mette al centro temi triti e ritriti e lo fa con intenti parossistici e troppo vicini a toni demenziali, pur rimanendo negli argini di una verosimiglianza di fondo. Insomma, la presenza di attori navigati in ambito comico e la regia di un apprezzabile sceneggiatore (Men In Black 3, Tropic Thunder) potevano,  come già detto, premettere un risultato positivo, ma la pochezza della trama e la pesantezza, a tratti, del suo svolgersi non ha garantito al film una piena riuscita.

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About

Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


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