E’ ancora utile iscriversi al liceo classico?

In un Paese e in un mondo sempre più globalizzati e competitivi, in cui i migliori ingegneri vengono dall’India o dal Brasile e i migliori scienziati dalla Cina o dal Messico, è giusto continuare a scommettere su un liceo, quello classico, che ti insegna la lingua e la cultura greca e latina? Per molti probabilmente la risposta sarà negativa,  anche perché dopo una crisi economica come quella che stiamo affrontando, a pochissimi liceo-classicoviene voglia di studiare qualcosa di difficile e faticoso per cultura personale o per imparare qualcosa che gli altri non sanno. E’ una questione di priorità.

Con un tale contesto socio-economico, il calo consistente delle iscrizioni ai licei classici si potrebbe quasi definire normale, fisiologico. Ciò che invece è anomalo è la voglia ardente nel nostro Paese di cancellare il passato, di chiudere ogni rapporto con l’antichità che ci permea ovunque. Ed è davvero un paradosso, visto che possediamo la metà dei beni artistici e archeologici del mondo. Senza contare che in gran parte dei Paesi più sviluppati come Inghilterra e Stati Uniti, il desiderio di conoscere le gesta di Augusto o i pensieri di Cicerone è più forte che mai.

Questo significa che è la nostra concezione di storia e cultura ad aver bisogno di essere ripensata. Basti pensare che gli ultimi dati Eurostat, fotografano l’Italia come un paese che investe l’1,1% del suo Pil in questo settore, posizionandosi al ventisettesimo posto in Europa.

Il calo delle iscrizioni al liceo classico ha punte consistenti soprattutto al Nord, con licei Classici come il Parini di Milano o il Dante di Firenze che stentano a formare nuove classi. Al Sud, invece, l’indirizzo di studio ancora regge con il 9,7% di iscrizioni al liceo per eccellenza nel Lazio.

Si diffonde spesso il pensiero che il latino e il greco siano lingue morte e il liceo classico una scuola inutile. Sebbene la cultura classica non sia obbligatoria e si possa vivere benissimo senza, giunto ormai al mio quarto anno posso chiaramente testimoniare che il liceo classico ha un merito: quello di aprirci, o almeno cerchi di aprirci, la mente e di spronarci con tutte le forze a riflettere, a pensare in maniera autonoma e indipendente, per poter decidere della nostra vita e avere tutti gli strumenti adeguati per fare bene il nostro lavoro, qualunque esso sia.

A queste sfumature però, ormai sono in pochi che prestano attenzione. La maggior parte delle persone sceglie il liceo classico perché è di moda e perché alla fine è cool dire che si è studiato lì, come se stare seduti per cinque anni su una sedia 20090526_225712_76031175_mediumsignificasse automaticamente imparare qualcosa.

E se avere frequentato il liceo Classico non conta più nel curriculum e non viene molto considerato dalle aziende, l’apertura mentale e l’analisi critica che puoi sviluppare solo lì è ancora fondamentale. O forse ancora di più, perché in un mondo con sempre più informazioni disponibili, saper distinguere tra ciò che è utile e invece no è fondamentale. Avere una cultura vasta e poter parlare di qualsiasi argomento, infatti, serve a chiunque, dall’operaio metalmeccanico al top manager che guadagna milioni di euro al mese.

Magari un giorno, tra una sfogliata al Campanini Carboni e una rilettura della versione per il giorno dopo , ci può capitare di pensare, liberamente, senza obbligo alcuno, al nostro futuro, alla nostra vita, a qualcosa di superiore come il bene collettivo e di fare qualcosa di concreto per conseguirlo, allora vorrà dire che il modello classico, e tutto ciò che comporta, continua a funzionare e che a distanza di svariate centinaia di anni, tutte le innovazioni e le scoperte tecnologiche non saranno riuscite a soppiantare un bene inestinguibile: il libero pensiero.

STEFANO CARLUCCIO



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