E’ la moda del contraddittorio

Fazio e Saviano si sono abilmente arroccati sugli ascolti. Record assoluti e ripetuti. Quel programma fatto di liste, monologhi e messggi indiretti ha soddisfatto e stuzzicato l’interesse di qualche milione di spettatori. Uno share di oltre il 30% su una rete che porta una media del 7-8%.

I monologhi dello scrittore sono stati prevedibilmente interessanti, come interessante è stato lo scrittore stesso. Sguardo che non mette mai a fuoco la camera, dondolio decisamente marcato a totale sfavore dell’operatore, una presenza televisiva inefficace tenuta su da contenuti efficaci e una regia esperta.

Fazio è la solita macchietta di spessore. Ironico mancato, intellettuale di riflesso, aria da bravo ragazzo e famigliarità con un certo pubblico.

Le liste presentate nel programma sono state una trovata azzeccata, hanno permesso di presentare un bel numero di temi dando modo ai “contrari” di creare un folto gruppo di detrattori, accusatori e replicatori dalle svariate generalità.

Le due polemiche maggiori sono state quella col ministro Maroni sull’influenza della ‘ndrangheta nei confronti della Lega Nord e l’altra fra movimenti pro-vita e i pareri della vedova Welby sulla morte del marito.

Il primo ha ottenuto il diritto di replicare minacciando di presentarsi in trasmissione con un copricapo apache di quelli con le piume. Si è sperato in una boutade di anticipo carnevale. I secondi, i pro-life, non hanno messo naso nello studio. La motivazione  di Fazio&co è stata “ammettere una replica significherebbe presuppose l’esistenza di un movimento pro-morte”.

Fortunatamente per loro (sempre i pro-life) ci ha pensato Bruno Vespa a riequilibrare la situazione. Una puntata anomala e vagamente aberrante andata in onda ieri(30 novembre) ha portato testimonianze strappalacrime di famiglie che hanno vissuto situazioni terribili come il coma e gli handicap di un figlio. Il fine non celato era quello di zittire chiunque voglia ritenersi umano essendo anche pro eutanasia. Individui orribili agli occhi di Papa, papi e, di rimando, Vespa.

Siamo liberi di parlare, contraddire, ma ancora, purtroppo, non di morire.

Ciao Mario

MARCELLO FADDA

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