E poi c’è Katherine, declino e rinascita di una conduttrice televisiva nell’epoca del #MeToo

Diretto da Nisha Ganatra, E poi c’è Katherine  mostra caduta e risalita di una conduttrice televisiva, una straordinaria Emma Thompson, nell’epoca del #MeToo

 

In una società seppur ancora vittima di patriarcato e maschilismo, il fenomeno del Movimento #MeToo è riuscito a ridare voce e dignità  – grazie agli SNS (Social Network Sites) – alle vittime di violenza sessuale e molestie sul posto di lavoro (e non solo), siano essi uomini e donne. È in questa particolare atmosfera sociale che si inserisce E poi c’è Katherine (2019), diretto da Nisha Ganatra, con protagoniste Emma Thompson e Mindy Kaling.

E poi c’è Katherine porta in scena l’ultima fase della carriera “calante” della presentatrice comica inglese Katherine Newbury (Emma Thompson) e dell’ascesa della zelante sceneggiatrice Molly Patel (Mindy Kaling).

In un ambiente narrativo il cui impianto meta-televisivo si lega a tematiche sociali di forte impatto come il ruolo delle minoranze e le forti differenze tra uomini e donne in ambiente lavorativo.

Sinossi

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Katherine Newbury è una conduttrice pionieristica e leggendaria nel circuito dei talk show di tarda notte.

Quando viene accusata di essere una “donna che odia le donne”, agisce di conseguenza e Molly viene assunta come l’unica donna nella stanza degli scrittori maschili di Katherine.

Ma Molly potrebbe essere arrivata un po’ in ritardo, dato che la formidabile Katherine affronta anche la realtà dei bassi ascolti e un’azienda che vuole comunque sostituirla.

Molly, dimostrando a tutti che non è stata assunta semplicemente perché donna, è determinata ad aiutare Katherine rivitalizzando il suo spettacolo e la sua carriera, e forse effettuando anche cambiamenti più grandi allo stesso tempo.

Meta-televisione portata al cinema

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Sulla scia del 30 Rock (2006-2013) di Tina Fey infatti, si inserisce E poi c’è Katherine, mostrandoci infatti il dietro le quinte e la lavorazione giornaliera del fittizio The Tonight Show with Katherine Newbury.

Un audace espediente narrativo con cui lo script de E poi c’è Katherine, porta in scena un doppio arco il cui incedere graduale – e il progressivo incrocio – permette di affrontare non solo le difficoltà giornaliere di una writing room, ma anche tutte le sfaccettature dello show-biz.

L’andamento degli archi narrativi procede in modo parallelo e graduale, a partire dalla Molly Patel della Kaling e le progressive difficoltà nel diventare parte della squadra.

La Patel infatti entra a far parte della writing room de The Tonight Show with Katherine Newbury, solo perché appartenente a una minoranza e perché donna ma chiusa in un “mondo di uomini”.

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Difficoltà che la narrazione di E poi c’è Katherine evidenzia attraverso piccoli espedienti bizzarri ed efficaci, come il bagno delle donne usato dagli uomini per i “bisogni più importanti”.

Con la Katherine Newbury della Thompson invece – vero e proprio fulcro narrativo di E poi c’è Katherine – il suo arco permette di mostrare l’altra faccia della medaglia.

Quella dell’ultima fase della carriera di una grande artista e la sua incapacità a cambiare rotta per un personaggio in continuo bilico tra vita privata e lavorativa, sino al definitivo tracollo.

Sapersi reinventare in un mondo imperfetto e superficiale

È proprio la Newbury della Thompson la marcia in più di una narrazione caratterizzata da battute sferzanti e incisive, in un graduale e progressivo crescendo del ritmo.

Quella della Newbury è infatti la parabola discendente da stand-up comedian dal forte senso di critica politico-sociale, a pigra intrattenitrice con un repertorio lascivo e banale.

La mancanza di comunicazione con il proprio staff, la scelta di ospiti “sempliciotti” come degli Youtuber di tendenza e l’incapacità di mostrarsi sui social media.

Tutte espressioni, da parte della Newbury, del suo non saper (più) leggere gli eventi  e le imperfezioni del mondo esterno.

Sarà proprio l’intreccio dei due archi narrativi principali, che avverrà in modo graduale e netto, a permettere la risoluzione del conflitto, con una Newbury che sarà capace di reinventarsi e di tornare agli antichi albori.

Il mutamento del focus narrativo 

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A partire dall’inizio del secondo atto infatti, la pellicola muta ritmo risultando più veloce e incisiva.

La pellicola infatti, cambia totalmente pelle, perdendo il didascalismo essenziale nel declinare una tematica così forte come il sessismo nello show business, ma risultando più brillante e vivace nell’incedere degli eventi.

E poi c’è Katherine sposta il proprio focus dal meta-televisivo alle relazioni tra i personaggi in scena – un microcosmo di tipi sociali.

Tra questi spiccano i ruoli narrativi di Hugh Dancy, Reid Scott e Paul Walter Hauser – volti ad arricchire e valorizzare non solo l’impianto narrativo dello script, ma anche il forte e marcato sottotesto di denuncia sessista nel mondo dello show-biz.

Una Emma Thompson eccezionale per una pellicola sorprendente

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Subendo un po’ un sottotesto fortemente didascalico (ma necessario).

E poi c’è Katherine riesce grazie a una regia fortemente intimistica a mostrare  – tramite semi-soggettive e piani americani – il conflitto perenne della sua protagonista principe.

Con un personaggio complesso e curioso come quello della Katherine Newbury impersonato dalla Thompson infatti – si potrebbe definire come il punto d’incontro tra la Miranda Priestley di Meryl Streep de Il diavolo veste Prada (2007) e Jimmy Fallon.

Emma Thompson riesce grazie anche alle interazione con la Patel della preziosissima Kaling, e a monologhi a metà tra la critica sociale e l’intimo – a strappare applausi a scena aperta.

Per uno dei ruoli che diverrà certamente iconico, nell’ultimo decennio di carriera della brillante attrice inglese.

E poi c’è Katherine si pone così come una delle pellicole più interessanti dell’attuale stagione cinematografica, una dramedy brillante in grado di far sorridere e soprattutto di far riflettere anche lo spettatore più esigente.

E poi c’è Katherine sarà al cinema dal 12 settembre 2019, da una distribuzione Adler Entertainment

 

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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