E se si andasse al voto?

Come già detto più volte, fra le ipotesi che circolano vista la crisi di Governo, c’è quella, tanto auspicata da Berlusconi – e inspiegabilmente anche da Di Pietro – del ricorso al voto anticipato. Ma la domanda che un comune cittadino può porsi è: che cosa succederebbe se si andasse a votare ora? C’è speranza di cambiare qualcosa?

La risposta a quest’ultima domanda è semplice. No. Non cambierebbe nulla, anzi. Se oggi andassimo a votare, grazie a questo schifo di sinistra, l’elettore italiano metterebbe ancora una volta la X sul partito-azienda di B. riconfermandogli la fiducia. È una cosa certa. Purtroppo i sondaggi, fatti da destra e sinistra, danno tutti lo stesso risultato: Berlusconi ancora al governo. Questo porterebbe il paese nella merda fino al collo.
Vista la ignobile legge elettorale, attualmente in vigore, B. potrebbe scegliersi i suoi scagnozzi alla meglio, eliminando da subito i dissidenti e formando una maggioranza così solida, da fargli passare tutte le leggi vergogna di cui ha bisogno. Ed è proprio per questo che il PDL vuole andare alle elezioni. Non solo. Non c’è dubbio che, fra gli altri interventi drastici, attuerebbe subito il presidenzialismo in modo da aumentarsi i poteri e potersi gestire ancora meglio il paese. L’opposizione sarebbe ridotta in briciole. Il Pd, se non si decide a fare vera opposizione, continuerà a a perdere sempre più voti regalandoli, o alla maggioranza – per il famoso detto piutost che nient….l‘è mei piutost! – o all’astensionismo. Pure Di Pietro, negli ultimi tempi, sta dando dimostrazione di polso debole, chiudendo subito la porta ad una possibile candidatura di Vendola che porterebbe un pò d’aria nuova nel partito, ma forse fin troppo nuova. C’è da tenere in viva considerazione l’influenza del Movimento 5 Stelle che, a detta di Grillo, sarà presente col suo candidato Premier e che, non vi è dubbio, riceverà un mucchio di voti. Ma sono proprio questa spaccature che non fanno bene ai no-Berlusconi.
Per quel che riguarda Fini ed il suo FLI, non saprei come posizionarli; come uomo politico ha più consensi di B, ma a livello di partito non ha affatto un gran successo.

Un altro motivo per il quale NON conviene andare a votare è per questioni economiche. I partiti stanno ancora prendendo i rimborsi per le elezioni del 2006, vittoria di Prodi, per poco meno di 100milioni di euro l’anno fino al 2011, più i rimborsi per le politiche del 2008, più di 100 milioni – un totale di più di 500 milioni in 5 anni – fino al 2012 oltre quelli delle regionali, provinciali, ecc. La legge prevede che per ogni “elettore” vi sia un rimborsi di 5 euro, che diventano 10 per la divisione di Camera e Senato. Ma, facendo due calcoli, non mi tornano i numeri. Nel 2008, l’affluenza alle urne è stata del 62,8% su un totale di poco più di 47 milioni di aventi diritto al voto. Questo vuol dire che hanno dato la loro preferenza (arrotondando il 62,8 al 63%) 29,9 milioni di persone. Sempre arrotondando per eccesso, e moltiplicando per 10 euro a elettore, i conti sono belli che fatti: i soldi che dovrebbero spettare ai partiti sono 300.000.000 di euro. E quegli altri 200 da dove vengono? Chi li decide? Se ho fatto un ragionamento errato, ditemelo. Sul serio.

Sempre in materia di soldi, c’è da sperare che, in caso di ricorso alle urne, il governo la faccia finita prima di novembre, perchè a fine ottobre scatteranno le pensioni dei parlamentari i quali ne hanno diritto dopo ben 2 anni e mezzo di legislatura; pensate, noi dobbiamo spaccarci il culo almeno 35 anni per avere una pensione della miseria, e questi dopo ben 30 MESI hanno delle pensioni che partono da un minimo di 2000 euro al mese.

Non ci resta che sperare in un governo tecnico che modifichi la legge elettorale, in modo che ognuno possa scegliersi il proprio candidato, e che metta mano alla finanziaria. Certo, altra questione fondamentale è quella del conflitto di interessi, ma, personalmente, c’ho perso ogni speranza.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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