E’ tutto finito

Sic transit gloria mundi. Oggi si chiude una fase. Una fase che, nel bene o nel male, ha caratterizzato gli ultimi vent’anni di storia. Un ventennio iniziato con Berlusconi, un ventennio che si chiude con Berlusconi. Sul grande spettacolo in cui abbiamo vissuto fino ad ora cala (finalmente) il sipario. Fine delle trasmissioni, fine di un sogno, quello nato in quel lontano 26 gennaio 1994. Un progetto in cui tanti hanno creduto, che oggi si è infranto. Un’idea nata sotto le luci di uno studio televisivo, con un messaggio alla nazione misurato, ottimista, nuovo. Ma quando i riflettori si spengono e lo show finisce, si mostra la cruda realtà: la biblioteca, la scrivania, tutto era solo una scenografia in uno studio televisivo, freddo, gelido, tetro. Non resta nulla della calda atmosfera che aveva appassionato gli spettatori. Solo la realtà. Buia. Antipatica. Ma la realtà. Fine della finzione. Fine degli spot pubblicitari. Fine degli slogan. Fine delle promesse mai mantenute. Siamo alla resa dei conti: i nodi vengono al pettine e la storia deciderà cosa è stato davvero questo ventennio.

Ora che però cala il sipario, ci si deve rimboccare le maniche: l’Italia ha bisogno di un futuro, di un avvenire che si spera sia diverso dal passato che ci ha toccati così da vicino. E’ richiesto il contributo di tutti: non basterà un uomo a salvarci questa volta, se non vogliamo rischiare che la storia si ripeta o, peggio, le luci, una volta spente, non si riaccendano mai più. Dobbiamo mostrare l’orgoglio di essere italiani e ricostruire il nostro Paese dalle sue ceneri, come tante volte abbiamo fatto in passato. Ironia della sorte, siamo anche nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Sta a noi stabilire cosa pretendere dagli anni che verranno: prendiamoci la consapevolezza di dover decidere. E guai a chi rimpiangerà il passato e tenterà di riportarlo in vita: la storia prosegue, la strada è già stata tracciata, indietro non si torna. Le dimissioni di Berlusconi non sono solo una fine, ma un nuovo inizio.

Se non vogliamo che questa Seconda Repubblica sia finita invano, e che ne inizi una terza simile alle due che l’hanno preceduta, dobbiamo prendere coraggio e guardare avanti, con tutti i rischi che questo comporta. Oggi inizia una nuova epoca, migliore – ci si augura – di quello che oggi si conclude. Non sappiamo cosa accadrà domani, ma di sicuro ricostruire l’Italia sarà dura. Ma ce la faremo.



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