Egitto: chi ha vinto?

C’è chi parla di golpe “nascosto” e chi di democratizzazione dell’Egitto dopo 30 anni di governo di Mubarak.
Certo, la questione è più delicata di quanto si creda ma, al tempo stesso, illuminante.

Partiamo dalla seconda ipotesi. Con le dimissioni di Mubarak, spinto forse – o comunque non solo – dalla piazza, a seguito di quelle del presidente tunisino Ben Ali, ha preso forma definitivamente la grandezza e la straordinarietà della Rete. Tutte queste proteste nascono e si propagano grazie ai social network e hanno la possibilità di continuare grazie ai blog. Una rivoluzione che nasce on line e che prende poi forma in una piazza stracolma di giovani che dicono “BASTA” agli abusi di potere e basta alla corruzione nel panorama politico.

Segno tangibile di questa “rinascita sociale”, è una barzelletta che è circolata dopo la caduta del dittatore egiziano: gli ultimi tre presidenti egizi si incontrano in paradiso. Quando Nasser e Sadat vedono arrivare Mubarak gli chiedono come sia morto: “E’ stato il veleno o eri sul palco?”. “Nessuna delle due – risponde Mubarak – è stato Facebook”.
Mubarak è il primo capo dello stato egiziano a lasciare vivo il potere. Anwar El Sadat, venne ucciso nell’ottobre del 1981 per un attentato, mentre era in corso una parata militare. Sadat era diventato presidente nel 1970, dopo la morte improvvisa per un attacco di cuore di Gamal Abdel Nasser

Si, perchè uno degli aspetti che più dava fastidio il popolo egizio era l’uso personale che Hosni Mubarak faceva del suo mandato da Presidente della Repubblica, grazie al quale era riuscito ad arricchire immensamente la sua famiglia in seguito ad accordi economici. Il tutto, ovviamente, a discapito della popolazione che si ritrova, oggi, in una situazione disastrosa e che deve attendere che siano indette ed effettuate delle nuove elezioni democratiche.
Alcuni esperti, fra cui il direttore del centro studi americani e professore della John Hopkins University, Karim Mezran, sostengono che di fatto la situazione è tale e quale a prima, perchè “le dimissioni di Mubarak sono più un simbolo che una reale sostanza; il regime è praticamente intatto ed ha dovuto chinare il capo alle pressioni americane per le sue dimissioni.”

A questo punto arriviamo alla questione delicata. Con Hosni Mubarak l’occidente aveva tessuto una serie di trame che consentivano il giusto equilibrio con il resto del Medio Oriente. Ecco che quindi, caduto il tessitore, c’è il rischio che possa crollare il telaio intero con conseguenze inaspettate. Ma non solo, perchè, come si apprende dal sito servizisegreti.com, la politica dell’ormai ex Presidente egiziano era anche “di moderazione e mediazione nei rapporti tra Israele e Palestina”.
Oltre ai rapporti tenuti per un dialogo sereno tra i due lati del mondo, l’Egitto possiede un accordo con gli Stati Uniti che prevede uno sborso annuo, da parte di questi ultimi, di 1,5 miliardi di dollari per l’avanzamento tecnologico in ambito bellico, ovvero per dotare l’Egitto di armi sempre più sofisticate e al passo coi tempi. La situazione ora quindi si fa incandescente perchè al governo, dopo il passo indietro del Presidente, è presieduto dallo Stato Maggiore dell’esercito e quindi, secondo la legge, gli USA non possono finanziare l’industria bellica di uno stato guidato dai militari.

Il calcolo è presto fatto, se le cose non dovessero cambiare e se si dovesse delineare il golpe militare: niente più sborso di denaro dallo “Zio Sam”, congelamento dei rapporti con tutto l’occidente. Il tutto condito dalla probabile intromissione, negli affari egizi, di forze mediorientali per una islamizzazione radicale del territorio.
Con un tocco finale di pessimismo, si può arrivare ad immaginare uno scontro diretto tra Medio Oriente ed occidente al primo passo falso.
Ecco perchè, sempre secondo il professore sopra citato, “non ci si aspetta la richiesta di lasciare il potere anche ai militari e forzare per delle nuove elezioni” nonostante le imponenti pressioni fatte su Mubarak.

Mi sorge spontanea, però, una domanda: perchè Obama, dopo aver esultato col popolo egiziano sceso in piazza, non ha ancora destinato quel miliardo e mezzo per il risanamento, quantomeno parziale, della situazione economica di un popolo spolpato da una politica marcia? Perchè non la si smette di finanziare le armi sbattendosene dei cittadini che, dal canto loro, forse inconsapevoli, chiedono solo di essere una democrazia occidentale?

Nel frattempo noi meditiamo…….

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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