Elettrosmog, approvato “Sblocca Italia”: operatori con licenza di inquinare, le multinazionali ringraziano!

Il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia”, diventato Legge n° 164/2014 il 5 novembre scorso a seguito della conversione operata dal Senato, è entrato in vigore il 12 novembre, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La norma, come già anticipato in precedenti servizi pubblicati in questa testata (vedere qui e qui) introduce nel Codice delle Comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 259/2003), cioè in quel decreto legislativo che attualmente disciplina i procedimenti di autorizzazione delle antenne di telefonia mobile in Italia, un nuovo articolo, l’87-ter, che assegna ulteriori benefici agli operatori di telefonia mobile che intendono installare impianti di comunicazione a banda larga ed ultralarga, le cosiddette antenne LTE per i servizi di quarta generazione.

Ma già il Decreto-Incentivi 73/2010, immettendo l’art. 87-bis nel medesimo Codice, contemplava procedure semplificate per gli impianti in banda larga mobile con tecnologia UMTS, rendendo sufficiente la Denuncia di Inizio Attività (DIA) al posto della autorizzazione edilizia nonché la riduzione a 30 giorni per il c.d. silenzio-assenso.

Lo stesso art. 87-bis subiva in seguito una modifica ad opera del Decreto-Crescita del Governo Monti, poi convertito nella Legge 221 del dicembre 2012, gratificando i gestori della telefonia mobile di una normativa di favore, che finiva per incidere significativamente sulle emissioni elettromagnetiche, attraverso la modifica delle modalità di misurazione, non più distribuite nell’intervallo di 6 minuti, ma nell’arco di 24 ore.

Con quali conseguenze? Che l’operatore potrà liberamente superare in alcune porzioni della giornata i limiti posti a tutela della salute pubblica, purché le emissioni calcolate nel complesso delle 24 ore non oltrepassino le soglie dei 6 V/m imposte dalla normativa vigente.

Si tratta, come è facile intuire, di un trucco contabile che, tuttavia, ricade pesantemente sulle cautele operate in passato dalla normativa, tese a salvaguardare la popolazione dai possibili rischi della esposizione alle onde elettromagnetiche, provocate dalla vicinanza ad un impianto di telefonia mobile.

Un trucco ben studiato per aggirare l’ostacolo dei superamenti dei livelli di tollerabilità dei campi elettromagnetici emessi dai nuovi impianti, posizionati accanto a quelli esistenti, il cui mancato recepimento avrebbe compromesso la capillare diffusione delle tecnologie LTE.

Questo espediente consente, invece, di superare il problema, garantendo “l’impunità” agli operatori che non rispettano i vincoli di legge, nonché l’opportunità di concentrare presso un singolo traliccio un numero maggiore di antenne (3G e 4G).

Ma non basta! Ed ecco la ragione della introduzione del recente art. 87-ter attraverso lo Sblocca Italia: per realizzare gli impianti dettati dalle nuove tecnologie, riunendoli in un unico avamposto con la tecnica del cositing, gli operatori chiedono ed ottengono l’emanazione di norme atte a snellire ulteriormente le procedure di autorizzazione e rendere più agevole il compito di cablare la penisola.

Così trovano spazio tra le disposizioni dello Sblocca Italia “l’autocertificazione descrittiva della variazione dimensionale”, attraverso cui l’operatore si autorizza da solo l’installazione di una nuova antenna su un traliccio esistente; la deroga all’obbligo di acquisire l’autorizzazione paesaggistica per impianti con ridotte caratteristiche dimensionali; la possibilità per i comuni di esentare gli operatori dal pagamento di canoni ed oneri per impianti ospitati su aree o immobili pubblici.

Tutti interventi dettati  al legislatore per guadagnare tempo e denaro nella realizzazione delle reti di ultima generazione. Ma qualcuno si mai è posto il dubbio se tutta questa frenetica attività di semplificazione amministrativa può incrementare i rischi per la salute dei cittadini? Mai come in questo caso vale il detto Sblocca Italia = Sblocca Antenne !


About

Siciliano di origine, romano di adozione, laureato in Giurisprudenza - Mediatore professionista, lavora al Ministero della Giustizia come Assistente Giudiziario. Esperto in tutela ambientale, con particolare riferimento al settore dell’inquinamento elettromagnetico. Eletto consigliere municipale a Roma dal 1997 al 2008. Relatore nel 2007 presso la Terza Università di Roma e nel 2010 alla “Sapienza” in un Master in Diritto dell’Ambiente sul tema dell’Elettrosmog. Nominato nel 2008 componente della Commissione Tecnica per la revisione del Regolamento degli impianti di telefonia mobile al Comune di Viterbo. Co-fondatore della Rete Nazionale Elettrosmog-Free ed attualmente Coordinatore dei Comitati romani contro l’Elettrosmog. Consulente per le amministrazioni comunali nelle politiche di gestione territoriale delle infrastrutture di comunicazione elettronica. BLOGGER DI WILD ITALY.


'Elettrosmog, approvato “Sblocca Italia”: operatori con licenza di inquinare, le multinazionali ringraziano!' have 1 comment

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares