Elettrosmog: il governo innalzerà i limiti di esposizione!

Il cerchio si chiude! Dopo lo “Sblocca Italia”, con la munifica elargizione di semplificazioni autorizzative, ecco in arrivo per le multinazionali delle telecomunicazioni il piatto forte: il governo Renzi si dichiara pronto ad innalzare i limiti di esposizione dei campi elettromagnetici per le radiofrequenze attualmente in vigore in Italia.

La notizia – una vera e propria bomba – si è sparsa nei giorni scorsi, dopo l’avvenuta presentazione alla Commissione Europea da parte del Governo italiano del Piano per la diffusione della banda ultralarga, quella “autostrada informatica” definita “l’infrastruttura portante dell’intero sistema economico e sociale”, a cui l’Italia dovrebbe allacciarsi per superare il divario digitale con gli altri Paesi europei.

Tra le misure contenute nel Piano figura quella di “uniformare i limiti nazionali a quelli europei in materia di elettromagnetismo” e “innalzare i limiti elettromagnetici”, ciò per favorire la realizzazione di un mercato unico digitale europeo, standardizzando regole ed opportunità.

Ma cosa significa tutto ciò? Che la rete delle infrastrutture di comunicazione elettronica, cioè l’insieme di antenne, tralicci e ripetitori posti a supporto dei servizi di telefonia mobile, fino ad oggi funzionale alle tecnologie “tradizionali” (gsm, umts, 2g e 3g,), da domani non sarà sufficiente a sostenere le tecnologie di ultima generazione (LTE), quelle che permetteranno di far viaggiare dati a velocità supersoniche, attraverso appunto la banda ultralarga.

La realizzazione, infatti, di una nuova rete di impianti funzionali al 4G non può essere concepita sfruttando il co-siting, ovvero l’utilizzo di uno stesso sito per allocarvi più antenne, come già avviene per gran parte della rete esistente, perché le emissioni elettromagnetiche aumenterebbero al punto da superare i limiti vigenti nel nostro Paese.

Da qui l’idea di innalzare le soglie di legge per uniformarle a quelle di gran parte del resto d’Europa.

E qui sta il problema: l’Italia è il paese dei record, ma anche delle contraddizioni. Ha una legislazione più rigida di tanti altri paesi europei, ma che paradossalmente non ha impedito di realizzare un parco antenne e tralicci più numeroso di quello esistente negli Stati Uniti!

E’ il terzo paese consumatore al mondo di servizi per telefonia mobile, ma vaste aree del territorio accusano il digital divide!

Qualcosa non quadra in questo assurdo panorama di numeri, in cui a rimetterci sono soprattutto le comunità di cittadini, che scontano in termini di rischio per la salute l’invasivo e consolidato fenomeno di “antenna selvaggia”, deprecabile compromesso al ribasso per la qualità della loro vita.

Non si tratta di qualificarsi ambientalisti, verdi o integralisti, per sostenere che la pretesa di aumentare i limiti elettromagnetici è ….. insostenibile!

L’Italia – e chi la presiede – ha abdicato da tempo al ruolo che le compete, di gestire, governandoli, i fenomeni ed i processi di innovazione. Ha scelto di sottomettersi alle esigenze di mercato dell’industria delle multinazionali tlc, a cui ha affidato l’egemonia di promuovere provvedimenti strategici in questo settore, con il rischio di squalificare ancor più il gruppo dirigente che amministra il nostro paese.

Nessuno ha mai dichiarato di porsi contro le tecnologie e tutti vogliamo assecondare, nel migliore dei modi, lo sviluppo tecnologico, economico e sociale del nostro Bel Paese.

Ma sia chiaro che ciò non può avvenire in nome di un progresso perseguito ad ogni costo, svilendo il ruolo di supremazia affidato a chi governa, e soprattutto non può avvenire a danno della comunità di cittadini, che rischia di subire gli effetti distorti di questo sviluppo, incentrato sull’iniziativa – spesso priva di scrupoli – di un gruppo ristretto di manipolatori del mercato mondiale delle tlc.

Se questi sono gli obiettivi che il governo intende porre all’attenzione dell’opinione pubblica, senza aver prima percorso – come naturale in ogni democrazia compiuta – la strada del confronto con le realtà di settore e dell’associazionismo civico, l’asticella del conflitto sociale sarà destinata inesorabilmente ad impennarsi,  aprendo il varco ad una nuova stagione di proteste e mobilitazioni di comitati e cittadini, pronti a manifestare il proprio sdegno e la riprovazione verso decisioni assunte dall’alto, prive del necessario coinvolgimento di tutte le parti.


About

Siciliano di origine, romano di adozione, laureato in Giurisprudenza - Mediatore professionista, lavora al Ministero della Giustizia come Assistente Giudiziario. Esperto in tutela ambientale, con particolare riferimento al settore dell’inquinamento elettromagnetico. Eletto consigliere municipale a Roma dal 1997 al 2008. Relatore nel 2007 presso la Terza Università di Roma e nel 2010 alla “Sapienza” in un Master in Diritto dell’Ambiente sul tema dell’Elettrosmog. Nominato nel 2008 componente della Commissione Tecnica per la revisione del Regolamento degli impianti di telefonia mobile al Comune di Viterbo. Co-fondatore della Rete Nazionale Elettrosmog-Free ed attualmente Coordinatore dei Comitati romani contro l’Elettrosmog. Consulente per le amministrazioni comunali nelle politiche di gestione territoriale delle infrastrutture di comunicazione elettronica. BLOGGER DI WILD ITALY.


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