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Umbria, Elezioni Regionali: non è una vittoria solo locale

Nello scorso week-end si è avuta l’ennesima vittoria del centrodestra, ma soprattutto di Matteo Salvini: in Umbria, la candidata della coalizione – Donatella Tesei – ha stravinto le elezioni regionali, con una affluenza particolarmente alta per non essere associata ad altre elezioni, come Politiche o Europee.

Come solito accade, sono opposte le letture del voto popolare. Il centrosinistra – al potere in Umbria da 49 anni ininterrotti – tentenna nell’autocritica e riconosce di essersi asserragliando nel Palazzo con la consueta spocchia che tanto lo contraddistingue; il M5S che accusa chi ha voluto quell’alleanza carneade con la sinistra. Il centrodestra, infine, enfatizza la propria vittoria sostenendo che sia solo un “avviso di sfratto” per il governo di Roma.

Ascoltando le dichiarazioni del centrodestra, seppur intrise di retorica e di trionfalismo scontati, sembrano le più azzeccate. Gli umbri hanno voluto cacciare una Giunta travolta da uno scandalo pesante relativo ai concorsi truccati nella sanità e da un sistema di potere non più in grado di distribuire ricchezza e benessere alla popolazione. Il centrosinistra ha vinto finché è riuscito a farsi satellite delle tante imprese che caratterizzavano l’Umbria (in particolar modo le calzature, vestiario e alimentare).

Con l’avvento della globalizzazione e la polarizzazione della prosperità nazionale in circoscritte aree del Paese – Lombardia, Veneto, Lazio e un po’ la Puglia – l’Umbria è stata di fatto tagliata fuori dalle regioni che contano, schiacciata dall’organizzatissima Toscana, dall’intraprendente Emilia-Romagna e dalle operose Marche. Oggettivamente uno oggi va in Umbria solo per il turismo religioso, quello “mordi e fuggi” del week-end e per scaricare la merce a Terni. Le sue città sono bellissime, ma troppo piccole per competere col turismo di massa.
Gli agriturismi sono di livello, ma non c’è un’organizzazione di massima che permetta loro di fare rete.

Inoltre l’Umbria ha le ferite del terremoto ancora vive, quelle del 2016: stava per rialzarsi, con i borghi finalmente ricostruiti totalmente da quello del 1997-98, che fece il giro del Pianeta, ed è ripiombata nuovamente nelle macerie e nella ricostruzione. Il “cratere” è ancora oggi isolato, con le macerie e non c’è un piano per ripartire. Quali risposte sono state date?

Sempre l’Umbria ha una carenza endemica di infrastrutture: ha un’unica autostrada, affidata ad ANAS, con imbocco a Orte, piena di avvallamenti, strettoie, lavori, in alcuni tratti è addirittura a mono-corsia, con parecchie curve. Come si può far sviluppare un territorio con una strada del genere? Per non parlare della Salaria, dove ad un certo punto ripercorre il tratto storico, all’interno dei piccoli centri, rallentando ogni tipo di trasporto.

Le ferrovie sono obsolete e poco collegate. Da/per Roma ci sono poche corse (ci sono solo due treni che vanno e tornano da/per Perugia) e un “freccia-argento” da/per Terni.

L’ELETTORATO

Come si può leggere dai flussi, gli elettori e le elettrici non hanno poi capito le mosse della coalizione “giallo-rossa” e dell’annessa confusione che ne è scaturita. Ora va bene tutto, ma gli italiani ragionano facilmente. Ancora non capiscono – pure giustamente – come si sia potuti passare da una maggioranza all’altra, con un partito che non è mai uscito dal governo (il M5S), con lo stesso premier, ma un programma opposto. Dopo che per 10 anni, il Movimento di Di Maio ha sparato ogni insulto (e anche qualche volgarità) contro il PD sul suo consociativismo sul suo arroccamento nel potere. Cos’è ora tutto questo feeling, voglia di stare assieme? Puzza molto di poltronismo.
Gli italiani sarebbero voluti andare a votare e consegnare anche Palazzo Chigi a Matteo Salvini e sodali.

Qualcuno dovrebbe capire che ormai Salvini è entrato nell’epidermide dei cittadini: piace come parla, cosa dice e come rassicura. Non fa mai sentire in colpa chi lo ascolta, ma scarica la colpa sempre su qualcun altro. E’ sempre presente nei quartieri e “nelle feste di popolo”. Sa ascoltare e cavalcare le paure.
Va compreso che gli elettori non vogliono più stranieri, applaudono alle pene esemplari per i reati carnali e di sangue e per la depenalizzazione di quelli fiscali, vogliono le armi e massima libertà nella propria abitazione.

Non sarà un fenomeno che finirà presto, se non con uno scandalo giudiziario.

Si ripete poi in tv che la vittoria era attesa perché il centrodestra già governa nella città umbre più grandi e quindi i cittadini già avevano mandato un segnale. Ma questo è gravissimo: cosa hanno fatto gli altri competitor per riconquistare terreno? E se hanno voluto quella coalizione al governo dell’Umbria, vuol dire che sono contenti di come vengono già gestite le municipalità.

P.s.: cosa deve accadere per far dimettere Di Maio da capo politico del Movimento Cinque Stelle? Sta prendendo sberle da mesi eppure non schioda da quella carica. Bah.

 


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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