Elezioni Usa 2012: Santorum vince in Louisiana ma non insidia Romney

Una pia illusione cambiare qualcosa, a questo punto. Anche se ha vinto ieri sera in Louisiana (com’era largamente previsto), il candidato repubblicano, Rick Santorum, ha dimostrato solo – come in Alabama e in Mississippi – che Romney non fa presa, a differenza sua, sull’elettorato repubblicano ultraconservatore del Sud.

L’ex senatore della Pennsylvania – detto il “Santo” (soprannome affibbiatogli dai suoi supporters) – ha portato a casa questa tappa delle primarie, puntando l’indice contro l’ex governatore del Massacchussets, accusandolo di essere troppo moderato e conquistando i cuori dei conservatori del Sud, sfoderando le sue solite battaglie anti-abortiste, anti-gay, anti-pornografia.

Ad urne chiuse, Santorum ha affermato: <<qui, in Louisiana, Romney ha speso un sacco di soldi, ma gli elettori non si sono lasciati impressionare dalle sue menzogne e dalla sua campagna negativa e hanno votato per un vero conservatore>>.

Le percentuali definitive dei voti, vedono un 49% per l’ultraconservatore della Pennsylvania; il 27% , ottenuto da Romney; l’ex speaker della Camera, Gingrich, con il 16% e Ron Paul, con un misero 6%. In palio in questa tornata c’erano solo 20 (dei quali 10, vinti dal “Santo”) dei 46 delegati che la Louisiana invierà a Tampa. I rimanenti 26 saranno decisi da una convention ad hoc il prossimo giugno. 

Il risultato di ieri, offre quindi due spunti di riflessione: il primo, di cui vi parlavo inizialmente, è meramente matematico. La partita per la candidatura repubblicana non cambia, anche dopo la vittoria di ieri sera, e vede Romney in testa con 568 delegati, seguito a ruota da Santorum (273), Gingrich (135) e Ron Paul (50).

La seconda riflessione, arrivati a questo punto delle primarie, riguarda possibili ritiri. Uno dei papabili che potrebbe e dovrebbe abbandonare la partita, è sicuramente Newt Gingrich. La “vecchia volpe” della politica, è obiettivamente fuori gioco, perché, a parte i successi in South Carolina e Georgia (cioè a casa sua) è stato sempre battuto da Santorum nei suoi terreni d’elezione. Molti stanno premendo per un suo ritiro, per lasciare solo all’ex senatore Santorum, il compito di portare alto il vessillo della destra repubblicana. Ron Paul credo che non abbia più di tanto bisogno di considerazioni. A 78 anni ormai la sua corsa è diventata più una questione di principio che di volontà di riuscita.

Prossimo appuntamento: 3 aprile con il Maryland, il District of Columbia e il Wisconsin che andranno al voto e che offriranno a Romney, la possibilità di allungare ancora di più il distacco sui suoi sfidanti.

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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