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Emoji – Accendi le emozioni, le emoticon sbarcano al cinema ma ne avremmo fatto a meno

Fanno ormai parte della nostra vita quotidiana (o perlomeno di quanti posseggono smartphone e affini), tanto da essersi guadagnate un film tutto loro. Parliamo delle emoji – o emoticon o smiley o semplicemente faccine – con le quali spesso e volentieri comunichiamo su WhatsApp, Facebook e compagnia bella. Ecco allora che seguendo la scia d’attualità di un mondo sempre più digitalizzato in cui ai ragazzini viene messo in mano un cellulare appena usciti dal ventre materno, la Sony Pictures Animation non si è fatta scappare l’occasione di produrre un film d’animazione in cui è l’universo dentro il nostro smartphone ad essere al centro dei riflettori. Un universo “umanizzato” fatto di app, di cloud, di firewall.

Sinossi

Protagonista di Emoji – Accendi le emozioni è Gene (doppiato in Italia da Federico Russo, purtroppo per noi), un emoji il cui compito è rappresentare unicamente l’espressione “bah” nei servizi di messaggistica istantanea all’interno del cellulare dell’adolescente Alex. Peccato che Gene sia “difettoso”: le espressioni da lui replicate sono infatti numerose e confusionarie. Per evitare di essere cancellato Gene scappa via da Messaggiopoli, incontrando sulla sua strada due nuovi amici: l’emoji non più popolare Gimme 5 e l’hacker Rebel. I tre si avventureranno all’interno del telefono per trovare un codice che venga in aiuto a Gene. Il tutto mentre incombe il pericolo che Alex faccia formattare il cellulare.

Emoji - Accendi le emozioni filmBuone (solo) le intenzioni

Le ambizioni di Emoji – Accendi le emozioni sono sicuramente alte. Quelle di ricreare un intero mondo fantastico, un po’ alla maniera Pixar, con inevitabile messaggio carino educativo alla base. Peccato che lo spunto di partenza originale del cartoon diretto da Tony Leondis (Lilo & Stitch 2) rimanga una bella promessa non mantenuta.

La storia si rivela il classico racconto di formazione “on the road” con tanto di carico di disavventure. Il che, di per sé, non sarebbe neanche un male. Peccato che al di la di qualche sorriso e trovata narrativa e visiva efficace, la noia, il già visto e la piattezza regnino imperanti, relegando il prodotto tra i film “vedibili ma dimenticabili”, laddove l’animazione negli ultimi anni ha regalato molto ma molto di meglio. I personaggi non brillano per simpatia né la sceneggiatura sa imbastire un vero divertimento. Nel complesso sembra di assistere a un miscuglio mal riuscito di Inside Out, The Lego Movie e Ralph Spaccatutto.

Messaggi discutibili

Si potrebbe obiettare che il film non è pensato per un pubblico adulto e quindi non si può pretendere che il prodotto interessi anche gli accompagnatori più grandi. Ma anche in questo caso sorgono perplessità. Emoji-Accendi-le-emozioni-filmOk gli adolescenti, ma quanto possono davvero afferrare dei bambini riferimenti a famose app o a Dropbox? E soprattutto, davvero è il caso di trasmettere – al di là di quelli “pedagogici” – messaggi discutibili quali “le proprie emozioni vanno trasmesse con la giusta emoticon” o “il cellulare è il tuo migliore amico”?

Il pubblico americano, va sottolineato, ha gradito. A differenza della critica, che ha praticamente stroncato Emoji – Accendi le emozioni. Si è visto di peggio, per carità, ma rimane un peccato che un film rivolto ai più giovani esalti in tal modo l’uso dello smartphone, quando invece sarebbe il caso di fare esattamente l’opposto.

Emoji – Accendi le emozioni sarà al cinema dal 28 settembre con Warner Bros.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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