Enzo Biagi. Il padre del giornalismo italiano

Insieme ad Indro Montanelli, Enzo Biagi è considerato il più grande giornalista italiano di sempre, un vero punto di riferimento per la sua coerenza ed onestà dimostrata anche quando era un decano del mestiere.

Biagi ha pagato sempre un duro conto professionale e umano per la sua schiena dritta, tante le sue cacciate e i suoi scontri con i politici: nei primi anni ’60 alla direzione del Tg1, nel 1971 mentre guida “Il Resto del Carlino”, negli anni Ottanta è nel mirino della P2 che cerca senza riuscirci di spedirlo in Argentina fino al famoso episodio dell’editto bulgato del 2002 che lo fece fuori dalla Rai.

Ma anche dopo la sua morte –nel novembre 2007– Biagi resta una figura scomoda, fastidiosa. Nel dicembre del 2008, un anno dopo la sua dipartita, il consiglio comunale di Milano, malgrado il parere favorevole dello stesso sindaco Moratti, respingeva la proposta di dedicargli l’ “Ambrogino d’oro alla Memoria” suscitando proteste e malumori con la clamorosa decisione degli “Elio e le Storie Tese” di rifiutare per solidarietà l’analogo premio concesso loro in quell’anno. Ancora più emblematica è la vicenda della scuola elementare di Cesano, quartiere della periferia nord di Roma.

Il consiglio d’istituto approva la proposta della dirigente scolastica Daniela Gennaro di titolare al giornalista l’istituto, che fino ad allora portava il nome di un eroe della Seconda Guerra Mondiale, Michele Perriello. Viene avviato il lungo iter per il cambio di nome, tutto procede senza intoppi: arriva il parere favorevole di Comune, Prefettura e Ministero. Durante le vacanze estive anche il decreto di assegnazione.

Tutto sembra pronto e il 5 ottobre viene programmata una cerimonia ufficiale alla presenza delle figlie di Biagi. Ma il 21 settembre, lo stesso giorno dell’attentato di Kabul in cui muoiono i sei parà della Folgore, scoppia la polemica: due esponenti del Pdl romano, l’assessore del XX Municipio Stefano Erbaggi e il consigliere comunale Federico Guidi insorgono: “Una decisione vergogna. Si cancella il nome di chi ha offerto la vita per la Patria”.

Pochi giorni dopo il prefetto ordina lo stop, il decreto è annullato: “Non sono passati dieci anni dalla sua morte come prevede la legge”. La dirigenza della scuola fa notare però che nella Capitale esistono anche scuole titolate a personalità come Maria Grazia Cutuli (collega di Biagi morta in Afghanistan mentre svolgeva il suo mestiere) o Giovanni Paolo II per cui non è passato il canonico decennio. “Si deve chiedere una deroga al Ministero dell’Interno.” –rispondono le autorità– “Siete ancora in tempo”.

E il precedente parere favorevole concesso dallo stesso ufficio viene giustificato come un “errore di un funzionario” che avrebbe confuso un parere negativo con uno positivo. E mentre la scuola si prepara a proseguire la sua battaglia, il Pd locale da voce al sospetto di molti: “Il ritiro del decreto è vergognoso, è chiaro che l’offensiva lanciata da alcuni amministratori comunali e municipali del Pdl è alla base di questa decisione.”

FABIO BRINCHI GIUSTI

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