Era la nipote di Nazarbev

Se la reputazione di un Paese si costruisce con le relazioni internazionali, potete stare certi che all’Italia non basterà uno sforzo da poco per rimediare al danno creato dal caso Shalabayeva.

Come sia possibile che la moglie e la figlia di un rifugiato politico siano state prelevate in una vasta operazione di polizia>>>ANSA/ CASO ABLYAZOV: ENTRO 2-3 GIORNI LA RELAZIONE DI PANSA AL GOVERNO e siano state ricondotte a forza nello stato dittatoriale da cui erano fuggite, resta un mistero quasi impossibile da risolvere. Sarebbe di certo un ottimo soggetto per un romanzo ambientato negli USA della guerra fredda. Non siamo però negli USA, e questa non è la guerra fredda: tutto questo, ed è preoccupante, è accaduto nel cuore dell’Europa, nel XXI secolo.

Ma non c’è solo la tragedia delle due donne: c’è anche quell’elemento grottesco e comico che a un romanzo ben scritto non può mancare. Le rivelazioni dei giornali svelano aspetti assolutamente imprevedibili: un via vai di persone tra l’ambasciata del Kazakistan e il Ministero dell’Interno, il fatto che l’intero staff del Ministro dell’Interno sia stato coinvolto nell’espulsione e “nessuno sapeva niente”, l’aver mobilitato 50 uomini (CINQUANTA UOMINI!) per una donna e una bambina.

L’impressione spaventosa che si ha dai resoconti di cronaca è che tutti i soggetti coinvolti abbiamo agito da automi, inconsapevoli di cosa stessero facendo: nessuno si è chiesto perché una dittatura chiedeva con così tanta enfasi il rimpatrio di una donna e di una bambina? E chi, sempre per una donna e una bambina, ha deciso di mobilitare 50 agenti della Digos (che è il fatto forse più stupefacente)?

E ancora, nessuno si è chiesto perché l’ambasciata del Kazakistan avesse già provveduto (con una solerzia tanto gradevole quanto inconsueta, per chi segue i casi di espulsione) a prenotare i posti sull’aereo del rimpatrio? Tra la malafede e l’inconsapevolezza il confine si rivela quanto mai sottile, in questa ennesima bega internazionale. E se qualcuno già ha rassegnato le dimissioni, nessuno si è ancora premurato di spiegare all’Italia e al mondo come si sia potuta verificare una così strana serie di errori e di omissioni. Perché è così che ci viene presentata, come una serie di errori e di omissioni. Già, una concatenazione di casi fortuiti assolutamente curiosa.

imageAl centro della polemica è inevitabilmente finito il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che è anche vicepremier. L’uomo sostiene di non avere saputo nulla di cosa stava succedendo. Molti sostengono il contrario (tra cui il suo stesso capo di gabinetto, appena dimissionato). Chi ha ragione? La domanda è tanto complessa da essere quasi esistenziale: escludo nel modo più assoluto che si riuscirà a fare luce sulla vicenda. E se già la situazione in sé sarebbe difficile, il caso Shalabayeva si è trasformato nell’ennesimo punto di fibrillazione della maggioranza di Governo. Falchi, colombe e pitonesse del PdL si sono ritrovati concordi nella difesa del loro Segretario.

Chi però difende il Ministro e minaccia la caduta del Governo in caso di sue dimissioni, farebbe bene a considerare alcuni elementi. I casi sono due. O Alfano sapeva ed era consapevole di cosa stava accadendo, o Alfano non sapeva o era informato in modo solo parziale. A ben vedere, non si capisce cosa sia peggio: se infatti ammettere la prima opzione, significa affermare che Alfano ha consapevolmente consegnato un’arma di ricatto a un dittatore liberticida, aderire alla seconda ipotesi ha conseguenze ben più ridicole e gravi. Alfano non sapeva o è stato male informato? Questo significa che i collaboratori del Ministro (nominati da Alfano stesso, non dimentichiamo) possono ingannarlo o, peggio ancora, agire alle sue spalle violando il diritto internazionale? Ancora più grave, forse, per un uomo che guida uno dei dicasteri più importanti.

In entrambi i casi, le dimissioni di Alfano appaiono doverose e se non basteranno a far tornare in Italia Alma Shalabayeva e sua figlia, ci conforterà sapere che al Viminale non siede un Ministro a cui restano solo due ruoli possibili. Quello del criminale, se ha consegnato le due consapevole di ciò che faceva. Quello dello stupido, se si è fatto irretire o ingannare dai suoi stessi collaboratori. 
…o forse pensavano tutti fosse la nipote di Nazarbaev?

GIORGIO MANTOAN

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