Eternit: una questione politica.

A un passo dal precipizio. Il giorno dopo la sentenza che ha prescritto il reato di disastro colposo per l’Eternit, l’Italia è sull’orlo di una crisi di nervi che potrebbe essere devastante. A dominare, oggi, sono l’indignazione e il caos: si parla della vittoria dell’ingiustizia, della sfiducia totale nei confronti di un sistema che non riesce a punire i colpevoli, della fine dello Stato di diritto.

In attesa di poter leggere le motivazioni della sentenza, si dirà di tutto per provare a comprendere come si è arrivati all’annullamento eternitdella condanna a 18 anni per l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. Certi fatti però parlano molto chiaro e dovrebbero aver già indirizzato la rabbia, comprensibilissima, verso una direzione molto precisa. Questa, però, a seguire il dibattito dei media, sembra non essere ancora molto chiara.

In un Paese normale, le sentenze sono frutto dell’applicazione delle leggi promulgate dal potere legislativo: è questo il dato principale del processo Eternit che dovrebbe richiamare l’attenzione; solo qui troviamo le spiegazioni che permettono di comprendere il suo esito.

Adottando questa prospettiva, passano in secondo piano sia la discussione relativa alla scelta dell’accusa di non contestare il reato di omicidio colposo, bensì quello di disastro ambientale colposo permanente, sia quella sulla confutazione di tale ricostruzione da parte della Cassazione, che ha così respinto quelle dei precedenti due gradi di giudizio: per parlare di questi aspetti, certamente importanti ma strettamente giuridici, al di là di pregevoli abbozzi di analisi, servono le motivazioni, per le quali occorre aspettare i canonici novanta giorni stabiliti dalla legge.

Diverso è il discorso per quanto riguarda l’altro aspetto del ragionamento, quello politico, nel senso più alto del termine. Con la prescrizione di Schmidheiny infatti abbiamo a che fare, da un lato, con l’inadeguatezza delle norme relative ad alcune materie e, dall’altro, con i danni provocati da un legislatore quantomeno inadeguato: col primo caso, troviamo la spiegazione per i ribaltamenti delle sentenze, dovuti spesso all’assenza di interventi volti a definire nel dettaglio i nuovi reati o ad aggiornare vecchie fattispecie ormai superate dalle scoperte scientifiche; col secondo, siamo messi di fronte alla prova provata dell’importanza di poter contare su un Parlamento che sappia intervenire con cognizione di causa sul codice penale e di procedura penale per non provocare danni irreparabili alla società.

Su questo tema, è un dato di fatto che il dimezzamento dei tempi di prescrizione è stato voluto, nel 2005, dal secondo governo di Silvio Berlusconi con la legge ex Cirielli, così come è un altro dato di fatto che tutti i suoi successori si siano ben guardati dal porre rimedio ai eternit giustizia 2suoi effetti devastanti. Aspettando di vedere se Matteo Renzi (alleato per le riforme costituzionali col suddetto Berlusconi) terrà fede alla promessa odierna sull’allungamento della prescrizione, è certo che, anche per i mancati interventi legislativi sul tema della difesa dell’ambiente e della salute dei lavoratori (ci ricordiamo dell’Ilva di Taranto?), la principale responsabile dell’assenza di colpevoli per il caso Eternit è la politica italiana.

Senza dover attendere di poter commentare gli elementi strettamente giuridici, possiamo dire che l’esito di questo primo processo mette sul banco degli imputati innanzitutto la politica che, ancora una volta, si è dimostrata non solo totalmente inadeguata, ma addirittura – per restare in tema – cancerogena.

Rispetto a questa conclusione, una domanda sorge spontanea: quando comprenderemo che il famigerato «teatrino della politica» (quello in cui i responsabili atteggiano la bocca a cul di gallina gridando allo scandalo per le sentenze che, coi loro comportamenti, hanno contribuito a provocare) rischia concretamente di farci venire un tumore?


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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