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Euforia, tutta la vita in una bugia nel film diretto da Valeria Golino

Due fratelli, una bugia e un legame fatto di parole non dette, verità celate, sentimenti taciuti. E’ Euforia, l’opera seconda di Valeria Golino

 

Due estremi, un male che li unisce. Due poli opposti, allontanatisi per ritrovarsi soltanto quando per entrambi, in diversa maniera, si avvicina la morte. Chi vuole liberarsene, chi inconsciamente la ricerca. Chi è malato e non ha scelta e chi invece quella scelta decide di sprecarla. Sono sempre i fratelli ad essere i più differenti tra loro, eppure sono sempre anche i primi ad esserci. Per sostenerti, aiutarti, mentirti. Per mentire, perché no, a se stessi. Come Matteo e Ettore, come il legame che danno vita in Euforia, proprio quando di vita nelle loro esistenze sembra essercene sempre di meno. euforia

Tornando su di un cinema morale – non moralista, morale -, al suo secondo lungometraggio Valeria Golino passa per Un Certain Regard al 71esimo Festival di Cannes come avvenuto per il suo precedente Miele, ponendo un nuovo tassello nella propria filmografia da regista eppure rimanendo come attaccata ad un’eco che sembra richiamare il suo primo lavoro.

Se, però, Euforia non è etica nella sua forma più ideale, il mentire per sentire e far sentire meglio assume contorni sfalsati, interrogandosi intorno all’egoismo e al diritto alla verità. È la menzogna – o le menzogne – che teniamo nel profondo, che non sappiamo confessare, e che il film della Golino cerca di risanare raffinando la propria portata narrativa.

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L’umanità in una bugia 

Ettore (Valerio Mastandrea) ha un tumore. Non una ciste come gli ha detto il fratello Matteo (Riccardo Scamarcio), ma un tumore che gli sta occupando la testa e gli somministra i primi segni di smarrimento. Uomo riservato e in confusione con la propria malattia e la propria situazione sentimentale da un lato, vincente in carriera che vive la sua omosessualità con la stessa frivolezza con cui assume droghe dall’altro. I due si ritroveranno vicini con i loro contrasti, i problemi nel trovare la giusta via per comunicare. E, per di più, con una bugia impensabile, indicibile, che racchiude tutto il detto e non detto dei fratelli.

Quanta vita irrisolta può esserci in una falsità. Quante ipotesi espresse a metà, quante possibilità supposte, quanti momenti da decifrare. E Euforia li contiene tutti. C’è più umanità nella decisione del personaggio di Scamarcio di non rivelare la realtà al fratello di quanto si riesca ad intravedere all’inizio. Non si tratta di sentirsi utili, né di poter fare del bene. Nell’invenzione della ciste di Matteo c’è uno scontro di sentimenti che sono i medesimi a caratterizzare i due protagonisti: il senso di colpa, la voglia di aversi accanto, la paura di morire.

Forse niente estasi, forse niente salvezza, ma forse almeno un attimo di euforia

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Come a Ettore non serve che gli si sveli la verità – che, in fondo, anche lui sa -, il film non ha bisogno di essere enunciativo. Sono i vari sottotesti a parlare del rapporto creatosi, in precedenza, e poi in fase di evoluzione. Dichiarazioni placide, ma non per questo troppo tenui da non poter essere afferrate, mentre si dipanano con una tenerezza mista a concretezza, la stessa che Valeria Golino traspone nella sua regia.

Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio sono molto bravi in questo, come la loro regista che sa trovare il tocco giusto per integrarli al clima del racconto. Attori perfettamente in linea con la storia, mai sopra o sotto di questa, uniformati insieme alla portata di emozioni che trasportano con loro. Incongruenze misurate dall’atmosfera stabilita, mentre in quella bugia si smuovo le sensazioni più ingarbugliate, per un’estati che forse non arriverà mai, come non arriverà forse la salvezza. Chissà se magari, anche solo per un attimo, si potrà dire in questa vita di essere stati pervasi da una sorta di euforia.

Euforia sarà nei cinema italiani dal 25 ottobre distribuito da 01 Distribution

 

Fonte immagine di copertina: Variety

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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