Europee 2014: intervista a Marco Furfaro (l’Altra Europa con Tsipras)

Il 25 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo. Sono 73 i parlamentari che dovremo eleggere. Per aiutarvi nella scelta abbiamo deciso di stilare una serie di domande da sottoporre ad un candidato per ogni schieramento politico.

Oggi partiamo con Marco Furfaro, 33enne pisano laureato in Economia, candidato de l’Altra Europa con Tsipras nella Marco-Furfaro-Sel_fullCircoscrizione Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria) e rappresentante di Sel.

 

Se dovesse essere eletto al Parlamento Europeo, quale sarebbe il primo atto che presenterebbe in veste di neo eurodeputato?

La priorità è lavorare a tutte le leggi e le direttive che vadano a costruire un nuovo modello di welfare universale, solidale e moderno: salario minimo europeo, reddito minimo garantito. In molti Stati queste misure già esistono (tranne in Grecia in Italia, che combinazione). Ma vanno potenziate, come ha riconosciuto la stessa Europa. Dobbiamo dare un futuro ai giovani che scappano, con progetti sulla formazione e sull’occupazione, dobbiamo abbattere il divario sociale e di genere che contrassegna oggi il mercato del lavoro, “cambiare aria” a un continente avvelenato dagli scarichi delle energie convenzionali. E poi batterci per i diritti civili di tutti, senza più discriminazioni. È una rivoluzione, è vero. Ma si può fare, in Parlamento e in Commissione, se vince l’Altra Europa. Gli strumenti ci sono già.

 

L’Italia è il paese con più firmatari per la piattaforma ILGA che riguarda i diritti delle persone LGBT, lesbiche, gay, bisex e trans. Lei la conosce? L’ha sottoscritta? Quale può essere il suo apporto in Europa su questa tematica?

È del 1981 la prima risoluzione dell’Unione Europea contro le discriminazioni sessuali. Ancora oggi, insieme alla Grecia, siamo gli unici a non aver istituito le unioni tra due persone dello stesso sesso. Nell’UE molti Paesi già riconoscono i matrimoni egualitari. La Francia nel 2013 ha celebrato 7000 matrimoni gay, noi zero. Anzi, facciamo addirittura fatica ad approvare norme contro l’omofobia! Io dico che sui diritti il compromesso non esiste: i diritti o ce l’hai o non ce l’hai. Perché un paese moderno i diritti li concede, non li negozia. Per questo ho firmato la piattaforma di ILGA Europe impegnandomi a tutelare e promuovere in caso di elezione i diritti delle persone LGBTQI. Tutti hanno diritto alla possibilità di sancire  per  legge il loro amore. La Francia nel 2013 ha celebrato 7000 matrimoni gay, noi zero. Cosa aspettiamo anche noi a dire “sì”?

 

Unioni civili: pro o contro? Quali passi in avanti dovrebbe fare l’Europa sul tema di unioni che prescindano anche dall’orientamento sessuale?

Confesso che a me questo tema delle unioni civili sembra oramai una posizione di retroguardia, un’elemosina programmatica dettata più vecchie e ipocrite esigenze di posizionamento politico, che poi peraltro non hanno mai portato a nulla. Non si può non pretendere oggi che diritti uguali e interi per tutti e tutte, e percorrere fino in fondo la strada dell’eguaglianza sostanziale di cittadinanza. Quindi sì, sono favorevole a matrimoni, affidi e adozioni anche per i gay. Quello è l’unico obiettivo da mettere a tema, senza subordinate che finiscano per riprodurre le discriminazioni di sempre.

 

Testamento biologico: l’Italia su questo tema è ancora molto indietro. Si adopererebbe in Europa per far sì che gli stati membri adottino una legislazione in questo senso?

La nostra è una cultura da Stato etico, che dispone dei concetti di vita e fine vita senza che siano le persone a potersi autodeterminare, coinvolgendo esclusivamente le proprie coscienze e i propri affetti. L’Italia è stretta nella morsa di due spinte opposte e ugualmente esiziali: da una parte l’interventismo e le pressioni delle gerarchie d’Oltretevere, che godono di comode sponde nei partiti politici, dall’altro l’inerzia di un Parlamento non in grado di legiferare e di costruire un omogeneo e laico quadro normativo in cui malati e medici non si sentano lasciati soli. È davvero insopportabile il ritardo della nostra legislazione in tema di testamento biologico e eutanasia rispetto agli altri più importanti paesi dell’Unione : Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Belgio, Olanda.

 

È d’accordo a vietare l’utilizzo delle colture OGM nei paesi dell’area euro e perché?

L’agricoltura, competenza in buona parte europea, si trova in un momento cruciale: cedere alle sirene degli OGM oppure insistere sulla qualità e la tipicità. Bisogna assicurare il rafforzamento in sede europarlamentare delle valutazioni sui rischi derivanti dagli OGM e per una posizione chiara per la salvaguardia dell’identità, della diversità e specificità delle produzioni agroalimentari italiane. La scelta che si pone di fronte a noi vale per la nostra salute e per la biodiversità e per tutto il sistema che insiste sulla terra: garantire il lavoro della piccola e media imprenditoria oppure finire dentro l’ingranaggio della grande industria dell’agro business. In medicina è bene ricercare, ma l’agricoltura ci insegna che siamo in grado di produrre cibi buoni anche senza OGM.

 

Fiscal Compact e pareggio di bilancio costituzionale: due strumenti che minano la sovranità di uno Stato o che contribuiscono a rendere l’Europa più coesa?

Oggi l’Europa significa innanzitutto 120 milioni di poveri, una generazione intera confinata nella precarietà, bambini non in grado di curarsi, ricchezze enormi – il 10% del Pil europeo, pari a 240 miliardi di euro – trasferite in pochi anni dal lavoro alla rendita finanziaria. Scegliere la lista Tsipras significa portare al centro del dibattito pubblico un’agenda radicalmente alternativa a quella del Fiscal compact , che fino ad ora ha alimentato povertà e disoccupazione. Oggi coloro che alzano la voce contro questa Europa e dicono di volerla cambiare, sono proprio quei partiti che hanno votato quelle norme a larga maggioranza: Pd, Pdl, perfino la Lega ha votato alla Camera il pareggio di bilancio! Quei trattati vanno cambiati, perché prima della finanza, dei mercati e delle banche, vengono i diritti e le persone. Non è una promessa elettorale, ma l’unico modo per darci un futuro. Significa mettere in cima al programma europeo diritti, lavoro, fondi per la crescita e la buona occupazione, rispetto delle norme per la tutela ambientale, investimenti nelle fonti rinnovabili e nella cura del territorio. Politiche insomma capaci di creare buona occupazione, di produrre posti di lavoro reali, concreti.

 

Se dovesse essere eletto, quale sarebbe la sua posizione riguardo il reddito minimo garantito?

La mia posizione sul reddito minimo coincide praticamente con la mia storia politica. In Italia c’è una gigantesca questione che riguarda il reddito, e, guarda caso, l’Italia e la Grecia, sono gli unici due paesi dell’Ue a non prevedere nessuna forma di reddito minimo garantito, mentre il Parlamento europeo con la risoluzione del luglio 2010 intima a tutti i paesi di implementarlo. Il reddito minimo è una straordinaria misura anticiclica e di sostegno alla domanda, proprio quello che servirebbe ora per far ripartire l’economia. Ma per far questo, qui da noi, i soldi non ci sono mai. Io con la precarietà ci vivo e ci combatto quotidianamente: anche per questo in Italia sono il primo firmatario della legge popolare sul reddito minimo garantito, che guarda caso giace nei cassetti della Camera da più di un anno. In Europa si deve ripartire esattamente da qui: un salario minimo europeo parametrato al potere d’acquisto e reddito minimo garantito europeo per tutti e tutte.

 

Favorevole o contrario al TTIP? Ci spiega in breve di cosa si tratta?

Quando si parla di TTIP – quando se ne parla, perché questo è uno di quei temi “scomodi” che vengono tenuti volutamente al margine del discorso pubblico – si pensa che si tratti ancora una volta di aprire un po’ di frontiere o di levare un po’ di dazi. Insomma, di liberalizzare quel poco che ancora non è finito in balia del cosiddetto libero mercato. Non è ovviamente di questo che si sta discutendo. Quello che si propone di abbattere non sono muri ma regole, diritti, tutele. L’accordo che si sta negoziando ha infatti come materia in discussione la rimozione di tutti gli elementi giuridici, le norme, i regolamenti che possono nuocere alla “libertà” di fare commerci e investimenti tra Ue e Stati Uniti. O meglio: tra le loro multinazionali, che sempre di più si vuole che dettino legge sostituendosi ai Parlamenti e, naturalmente, ai cittadini. E si sa dunque che su tutta una serie di questioni fondamentali per la nostra vita, dall’acqua, all’agricoltura, alla cultura, alla scuola, alla sanità e a molto altro si potrebbe aprire la strada all’ennesima deregulation di tutti quegli elementi di tutela e di presenza pubblica, perché considerati un ostacolo alle esigenze del commercio e degli investimenti. In tutta Europa sono nati comitati NO-TTIP. Noi come lista abbiamo già dato la nostra adesione convinta e faremo fino in fondo la nostra parte.

 

Cosa ne pensa degli Eurobond? Sarebbe dell’idea di adottarli?

L’Europa mai come oggi dovrebbe fare l’Europa, per davvero, fino in fondo. Si promuova subito una conferenza europea che permetta di sbloccare la crisi, così come fu fatto nel 1953, con la cancellazione del debito tedesco e con il piano Marshall. È un precedente, perché non applicarlo oggi alla Grecia e agli altri paesi sottoposti alla crisi del debito sovrano? In questo contesto, si dovrebbero usare tutti gli strumenti politici disponibili, inclusi i prestiti dalla Banca Europea come ultima risorsa oltre alla istituzione di un debito sociale europeo, come appunto gli Eurobond, per sostituire i debiti nazionali.

 

Uscire dall’Euro: segnerebbe la fine della nostra economia o l’occasione giusta di rilancio?

Il punto non è l’uscita dall’Euro, ma quanta Europa c’è dietro la moneta unica. L’euro è un fallimento se non si costruisce attraverso una nuova Costituzione fatta dai rappresentanti dei popoli, un’Europa dove non contino più i rapporti di forza tra i singoli Stati. Una Unione monetaria dovrebbe andare di pari passo con una Unione di bilancio e una bancaria, perché una valuta comune senza un patto fiscale e uno per le banche è innanzitutto un gravissimo errore economico. Ma coltivare sogni di ritorno alle sovranità nazionali è del tutto illusorio. Abbandonare l’euro è pericoloso economicamente – aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle importazioni, della povertà – e non restituirebbe ai paesi il governo della moneta. Cominciamo invece da una riforma radicale della Banca Centrale Europea: ma vi sembra normale una banca centrale che non può finanziare gli Stati come prestatrice di ultima istanza, ma eroga denaro alle banche private a tassi dell’1%? Le banche poi però finanziano gli Stati a tassi fino al 6%! Se vinciamo noi, la BCE finanzierà direttamente i Paesi dell’Unione, consentendoci di risparmiare 20 miliardi l’anno e finanziare così un grande piano per il lavoro, invece di arricchire i soliti banchieri.

 

Immigrazione: dopo gli esiti di certo non positivi del programma Frontex, quale sarebbe secondo lei la soluzione per fronteggiare in modo efficace questa problematica? E’ a favore di una regolamentazione a livello europeo per quel che riguarda i CIE?

In Italia abbiamo militarizzato le frontiere, spendendo milioni di euro per un programma di difesa chiamato Frontex. Per scoprire poi che ci difendevamo da povera gente, bambini e donne incinte che rischiavano la vita su barche pericolanti. È venuto il momento di cambiare e di agire, abolendo il reato di clandestinità e la Bossi-Fini, chiudere strutture disumane come i Cie, affermando il diritto alla cittadinanza per gli stranieri e tutelando i diritti umani, fuori e dentro il lavoro, così come sono sanciti nella Carta Europea dei Diritti fondamentali. È indispensabile un’immediata iniziativa in campo europeo da parte del nostro nostro paese con lo scopo di costruire «corridoi umanitari» sicuri che accompagnino le persone e le famiglie in fuga evitando nuove ed ulteriori tragedie, e operando una radicale revisione della Convenzione di Dublino, per fare fino in fondo dell’immigrazione una questione europea e permettendo a chi entra in Italia di passare ad altri paesi. C’è insomma un nuovo patto da riscrivere, per l’Europa e per l’Italia.

 

LEGGI ANCHE :

Europee 2014: intervista a Paolo Bartolozzi (Forza Italia).

Europee 2014: intervista a Maria Lo Moro (Italia dei Valori).

 


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Europee 2014: intervista a Marco Furfaro (l’Altra Europa con Tsipras)' have 2 comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares