Europee 2014: intervista a Maria Lo Moro (Italia dei Valori)

Il 25 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo. Sono 73 i parlamentari che dovremo eleggere. Per aiutarvi nella scelta abbiamo deciso di stilare una serie di domande da sottoporre ad un candidato per ogni schieramento politico.

Oggi parliamo con Maria Lo Moro, candidata dell’Italia dei Valori nella Circoscrizione Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), 4719_1101269825176_3752104_nResponsabile Donne del partito nel Lazio e Responsabile delle Parità di genere. E’ famosa per essere stata tra le prime firmatarie della proposta di legge popolare per l’abolizione della Riforma Fornero.

 

Se dovesse essere eletto al Parlamento Europeo, quale sarebbe il primo atto che presenterebbe in veste di neo eurodeputato?

Viste le politiche di austerity applicate negli ultimi anni, adotterei una politica economica in Europa, che faccia ripartire le economie nazionali. Premesso che l’Europa è la prima potenza mondiale per la qualità dei suoi prodotti, spingerei sul fatto che i singoli Paesi europei dovrebbero puntare ancor di più sull’innovazione, ed investire in quelli che sono in alcuni settori secondo me fondamentali, come quello delle energie rinnovabili, che darebbero un nuovo slancio all’economia.

Intanto, per essere pratici, il 13 marzo 2014 abbiamo depositato presso la Corte di Cassazione un DDL per l’abolizione delle leggi Fornero e la cancellazione dell’odiosa pratica delle “dimissioni in bianco”, per ripristinare protezioni e diritti alle lavoratrici ed ai lavoratori. Per Italia dei Valori, riuscire in questo intento è un imperativo, perché siamo convinti che occorra ripartire con forza dal concetto di lavoro, di occupazione e del relativo miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del Paese e, quindi, delle famiglie.

E’ necessario un new deal europeo, che riguardi infrastrutture, cultura e terzo settore. E’ necessario rivedere gli investimenti delle cd grandi opere, che oggi altro non sono che una miniera di sperperi e corruzioni (vedi la vicenda indegna del caso Expo in Lombardia) e reinvestire con un nuovo piano di sviluppo sul territorio nazionale ed europeo. Personalmente adotterei una politica basata sull’aumento della spesa pubblica, perché permetterebbe di porre fine al meccanismo fondato sui rigidi vincoli di bilancio che stritola le economie nazionali.

Trovo che sarebbe molto intelligente  adottare una sorta di Piano Marshall per l’Europa, che favorisca una riconversione produttiva eco sostenibile che avrebbe un grande impatto sull’occupazione, finanziabile attraverso la tassazione sulle transazioni finanziarie o dai proventi della vendita dei beni confiscati alla mafia.

 

gay_coppia--400x300L’Italia è il paese con più firmatari per la piattaforma ILGA che riguarda i diritti delle persone LGBT, lesbiche, gay, bisex e trans. Lei la conosce? L’ha sottoscritta? Quale può essere il suo apporto in Europa su questa tematica?

La storia ed il ruolo dell’ILGA è storia di civiltà e di attenzione riguardo i Diritti dei cittadini e dei Movimenti che si riconoscono e lottano con forza al Riconoscimento di normali attività di vita, quali Lavoro, Accesso al credito per costruire una salda e serena unione di vita comune, Unioni civili e riconoscimento all’Unione rispettata e tutelata da norme certe.

Come Responsabile delle Parità di genere dell’IDV, vorrei costruire l’attenzione su queste problematiche che vedono esclusa una parte importante di Società. Ho sempre pensato che non esista il Diritto di Amare. Forse da questo equivoco di fondo la grande difficoltà di superare con serenità questa problematica che di fato esclude dal godimento una parte importante di Società Esiste un Diritto Universale, molto più ampio, che accoglie al suo interno tutte le scelte che due persone consapevoli e libere progettano per la loro vita che siano etero, gay o lesbiche, sono certa che l’Amore e l’impegno a costruire una Percorso comune sia atto di Civiltà a cui dare forza con una Legislazione che tenga conto del cambiamento sociale e politico da cui non si può assolutamente prescindere.

Non ho sottoscritto questa piattaforma, conosco le tematiche forti che l’Associazione ha negli anni ha portato dinanzi a tutti i consessi politici nazionali ed internazionali per arrivare al riconoscimento di scelte di vita.

 

Unioni civili: pro o contro? Quali passi in avanti dovrebbe fare l’Europa sul tema di unioni che prescindano anche dall’orientamento sessuale?

Come esposto sopra, sono favorevole al rispetto ed alla costruzione di un percorso politico pieno alle Unioni Civili. Quello che va edificata è una maggiore attenzione alla realizzazione di un azione politica efficace che porti alla edificazione, uso questo concetto forte e pieno, di un senso di orizzonte che tenga conto che non si può, ed è intollerabile per la crescita sociale tutta, tenere fuori dal godimento delle proprie scelte una parte importante della società.

 

3439-testamento-biologico-e-autodeterminazione-un-diritto-a-meta.coverTestamento biologico: l’Italia su questo tema è ancora molto indietro. Si adopererebbe in Europa per far sì che gli stati membri adottino una legislazione in questo senso?

Ricordo con orrore lo scempio fatto alla Dignità di Eluana Englaro e la battaglia decisa, dolce serena di quel Padre che ha cercato, ed ottenuto, un fine Vita dignitoso per la propria figlia. Ero e sono stata e sono vicina alla posizione di Mina Welby e ricordo la totale assenza di umanità nell’ultimo saluto a Piergiorgio Welby.

Ritengo che anche in questo riconoscimento l’Italia sia fanalino di coda…diciamo che il nostro Paese è da sempre assente sui temi che riguardano i Diritti individuali che riguardano le scelte di Fine Vita, Testamento Biologico…forse su questi temi ha sempre pesato il ruolo della Chiesa Italiana ed il radicamento che essa hanno nel nostro Paese. Sono temi pesanti che fanno tremare i polsi in cui occorre porre una attenzione estrema, si tratta di trovare il giusto equilibrio tra civiltà e barbarie.

Impegnare cultori del Diritto e la Comunità scientifica uniti in una sinergia positiva con le sedi decisionali. Sono favorevole al Testamento biologico, anche questa è una Battaglia di Civiltà da porre all’attenzione di una distratta Europa. Un Paese che ama definirsi civile non può prescindere dall’attuazione di una normativa sul Testamento Biologico.

 

E’ d’accordo a vietare l’utilizzo delle colture OGM nei paesi dell’area euro e perché?

Sono da sempre contraria all’utilizzo di Ogm, per molteplici motivi.

1. Perché si brevettano i processi di modifica, creando una dipendenza economica verso le multinazionali che li detengono, e non si contribuisce di sicuro a liberare dalla fame i poveri nel mondo. I semi modificati geneticamente, vengono brevettati, in alcuni casi resi sterili, quindi non si possono utilizzare per una moltiplicazione in azienda, obbligando i contadini a riacquistarli ogni anno.

R-106559569-ogm-arancia2. Perché la modifica dei patrimoni genetici naturali è pericolosa. Può creare danni irreversibili all’uomo. Ci sono grandissimi dubbi da parte di un numero crescente di scienziati di buonsenso, circa gli effetti che i prodotti ottenuti da piante geneticamente modificate possano direttamente, o indirettamente attraverso la catena alimentare, influire sul metabolismo dell’uomo. Primo fra tutti il procedimento introdotto per rendere sterile la pianta: come impedire che non si trasmetta su animali e persone ?

  3. Perché trovo moralmente ed eticamente inaccettabile che l’uomo tenti di modificare ciò che la natura ha creato in millenni, solo a scopo di profitto economico, neanche a vantaggio della collettività. Le multinazionali dell’Agribusiness promotrici di questa nuova “rivoluzione” sono interessate ai propri profitti e non, come dicono nella loro pubblicità a “salvare l’umanità dalla fame”.

4. Perché si rischia di danneggiare la biodiversità, cardine dell’equilibrio naturale di ogni specie vivente. L’utilizzo di sementi brevettate che generano piante e frutti di un certo tipo, imposte ai consumatori con la pubblicità consumistica e dalle grandi catene di distribuzione, porterà inevitabilmente alla perdita della maggioranza di specie e varietà naturali, selezionate nel tempo, e ognuna adatta ad un determinato territorio, clima, risorse idriche ecc.

A mio parere occorre con forza ristabilire e ritrovare una corretta politica che abbia a cuore la costruzione di una attenta attività agricola europea, che tenga lontani esperimenti pericolosi di modificazioni sui prodotti. La Politica agricola è sempre stata tenuta ai margini quando, al contrario, essa andrebbe riformata in senso positivo con investimenti e una continua attenzione alla produzione agricola senza dimenticare che noi siamo ciò che mangiamo.

Quindi va bene aprire i Mercati, ma con una lente d’ingrandimento sulla sicurezza dei prodotti alimentari. Siamo per il recepimento delle norme sull’origine e l’etichettatura dei prodotti, il cd “made in”. Siamo per il riconoscimento del prodotto agricolo europeo e nazionale. Riteniamo fondamentale la tracciabilità dei prodotti, per un mercato libero si, ma con regole chiare, condivise e rispettate.

Dall’attenzione costante a questo settore si potrebbero creare centinaia di migliaia di posti di lavoro, penso alla catena alimentare, ed al suo indotto, che porta il prodotto alla tavola del cittadino/consumatore un prodotto sano.

 

Fiscal Compact e pareggio di bilancio costituzionale: due strumenti che minano la sovranità di uno Stato o che contribuiscono a rendere l’Europa più coesa?

Il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio, l’annuale riduzione del debito sono strumenti che appena sottoscritti hanno dato un senso di coesione, ma che sono condizioni troppo onerose per gli Stati.  Nel nostro Paese costituiscono una “camicia di forza” PA-12141604-390x285economica di circa 50 miliardi di euro l’anno. Soldi che potrebbero rimanere alle nostre pmi. L’Italia, visto che non è sola in questa situazione, deve allearsi con Portogallo, Spagna e Grecia e pretendere una ricontrattazione del FC, una condivisione.

La battaglia contro il Fiscal Compact e il Mes è importante ma va combattuta principalmente a livello statale e non solo a Bruxelles. Possiamo, infatti, recedere da questi trattati senza riferirsi all’Ue perché non sono trattati comunitari ­ma prendendo a riferimento la Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969 (in vigore dal 1980) che regola i trattati internazionali. I motivi su cui ci si può richiamare per il recesso sono molteplici, a partire dall’eccessiva onerosità delle prestazioni richieste e l’impossibilità palese di mantenere gli accordi presi. Tutto ciò è espressamente previsto dagli art. 60 e ss della suddetta Convenzione.

L’obbligo di pareggio di bilancio e il rientro del debito nelle modalità previste dal Trattato di stabilità – ricordiamo il nostro debito dovrebbe essere ridotto al 60% del Pil in un ventennio – sono per noi insostenibili e dunque recedere unilateralmente dal Trattato sarebbe la decisione più normale da prendere. Ma purtroppo non è sufficiente recedere dal Trattato di stabilità per abrogare ciò che esso contiene. Abolire il Fiscal Compact non è infatti sufficiente.

Per un verso l’obbligo di pareggio di bilancio è stato introdotto in Costituzione e quindi bisognerebbe rivederla nuovamente. Con tutti i partiti che in modo tragicomico dopo averlo votato da pochi mesi, sono ora pronti a ridiscuterlo in campagna elettorale si potrebbe trovare una maggioranza parlamentare per farlo o, almeno, smascherare l’ennesimo bluff di chi ha la responsabilità storica del dramma sociale in corso nel paese.

E poi resterebbe la regola debito- Pil non superiore al 60% prevista dal Fiscal Compact. Questa è regolata da un articolo che fa riferimento a due regolamenti, che resterebbero in vigore, in quanto precedenti/antecedenti, anche se l’Italia dovesse recedere unilateralmente dal Fiscal Compact.

IdV sostiene che è indispensabile accompagnare il FC con un Growth Compact, cioè con strategie di rilancio e sviluppo che non rendano vani gli sforzi dei singoli Stati nel risanamento delle finanze pubbliche; solo così si supereranno gli unici e negativi legami tra i Paesi europei, che oggi sono costituiti da freddi parametri economici e finanziari, per avvicinarci all’idea originaria dell’Europa, quella di Altiero Spinelli, che era un progetto molto più ampio del deserto attuale.

 

Favorevole o contrario al TTIP? Ci spiega in breve di cosa si tratta?

ttipSi tratta di un organismo internazionale che regola un’area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti. Tratta su prodotti, investimenti, materie prime e tutto ciò che concerne lo scambio di materie, prodotti e attività intellettuali.

Dire di essere contraria o favorevole è un esercizio di grande difficoltà, poiché come per tutti gli accordi commerciali ed economici vanno costruite aree di collaborazione e scambio che diano pari opportunità agli aderenti.

In tema agricolo, ad esempio negli Usa toccando un precedente quesito, sono di libera utilizzazione i prodotti OGM. Ecco, su questo punto che è uno di quelli nell’area di scambio, i prodotti agricoli, andrebbero messe in campo norme ed accordi per impedire che l’Europa venga sommersa da prodotti OGM e che perda le sue caratteristiche uniche sui prodotti. Per questo motivo vanno definite con attenzione le norme che regolano questo accordo.

In generale sono comunque molto dubbiosa perché si tratta di un fenomeno senza precedenti nei rapporti commerciali tra Usa ed Europa. Il rischio è la colonizzazione dei servizi, delle infrastrutture e delle attività commerciali di energia ed agricole dovute all’eccessiva spinta economica delle grandi aziende Usa con forte invadenza nei regimi commerciali e politici europei.

 

Cosa ne pensa degli Euro bond? Sarebbe dell’idea di adottarli?

Gli eurobond sono un ipotetico meccanismo solidale di distribuzione dei debiti a livello europeo attraverso la creazione di un titolo di Debito Pubblico emesso da uno dei 17 paesi dell’eurozona, che vede la sottoscrizione di tutti gli Stati Membri riguardo la solvibilità comune riducendo i rischi. Potrebbe essere uno strumento di protezioni per i Paesi in difficoltà o più deboli.

L’Eurobond sta stretto ai Paesi con le economie più forti, come la Germania e l’Olanda, ma aiuterebbe i Paesi in difficoltà. Qualcuno perderebbe, altri guadagnerebbero, la UE nel suo complesso si rafforzerebbe. In passato, quando ogni Paese europeo aveva la sua moneta, la svalutazione di quest’ultima si rifletteva immediatamente sul valore dei suoi titoli.

Dell’Europa si parla spesso in termini di Comunità, il nome evoca una grande famiglia seduta a tavola mentre discute la sera della giornata trascorsa. In una Comunità ci si aiuta a vicenda, se uno Stato è in difficoltà non lo si abbandona al suo destino, come è successo per la Grecia. Ognuno si prende la sua parte di obblighi e di responsabilità. L’eurobond è però visto come il diavolo da chi pensa di rimanere nella UE, goderne dei benefici, ma non assumersi degli obblighi.

Il valore di un titolo pubblico corrisponde grosso modo al valore dell’economia del Paese nel momento in cui lo emette. Il Paese può entrare in crisi, il titolo scendere di valore reale. Con l’euro, senza la possibilità di svalutazione, senza sovranità monetaria, questo non avviene. Il titolo emesso mantiene il suo valore iniziale anche se l’economia del Paese tracolla. Chi dovesse vendere oggi titoli pubblici italiani comprati qualche anno fa ne ricaverebbe dal cosiddetto mercato secondario non più dell’80% del overvalued-eurocapitale iniziale. I titoli pubblici, prima dell’euro, erano equiparabili ai titoli azionari. L’eurobond è la soluzione per non uscire dall’euro. La Germania non li vuole? Esca lei dall’euro.

 

Uscire dall’Euro: segnerebbe la fine della nostra economia o l’occasione giusta di rilancio?

Non può essere una soluzione uscire, parlo del nostro Paese, dalla Moneta unica, sarebbe come affrontare una divisione corazzata con le lance ed i cavalli. L’euro ha prodotto, innegabile questo aspetto, benefici sui rapporti commerciali e finanziari…ma al contempo aver abbandonata a moneta del Paese ci ha inserito in un contesto molto fluttuante, da sempre questo contesto ha avuto ed ha senso negativo. Di certo, pur non uscendo dalla Moneta Unica, si ha la necessità, direi l’esigenza, di ridiscutere alcuni aspetti che ad oggi non hanno portato i risultati sperati all’inizio di quella che molti classificarono come una gioiosa avventura. Sono molti Partiti Italiani ed Europei che hanno su questa avventura un senso critico molto forte.

Di certo nessuno prove sentimenti di legame con la Moneta Europea, ancor oggi è vista come una imposizione calata dall’alto. Le condizioni, che con l’introduzione della Moneta unica dovevano prendere vita, non hanno avuto seguito…ci si accorge, al contrario, di un graduale impoverimento della popolazione e di una costruzione di vantaggio per i grandi gruppi Finanziari e bancari che con la presenza della Moneta Unica han visto incrementare le loro attività tipiche. Non credo sia una soluzione uscire, come Paese Italia, dalla Moneta Comune…vanno ripensate le politiche in Sede Europea attraverso una deciso cambio di rotta. Il Continente è preda di recessione che colpisce gli strati medi e bassi, ora anche medio alti, della Società…una Politica Europea di ripensamento non può non prendere decisioni in senso positivo.

Rimanere nell’euro ci permette di mantenere alta la credibilità del nostro Paese e l’appetibilità dei nostri titoli di Stato (su cui si fonda il nostro debito pubblico); quindi, significa mantenere una stabilità finanziaria e di conseguenza tenere basso il costo del servizio al debito e cioè degli interessi. E’ grazie al nostro stare nell’euro che abbiamo uno spread molto basso.

Per altri stare nell’euro significa avere le mani legate per mettere in atto la svalutazione necessaria per dare competitività alle aziende italiane.

Ma uscire dall’euro avrebbe come conseguenza la svalutazione: le pensioni perderebbero potere d’acquisto. Ricordiamoci che sono stati necessari ben tre anni per introdurre l’euro. E poi come conseguenza ci sarebbe che i grandi risparmiatori sposterebbero il denaro, per mantenerlo in una valuta forte. Il Paese sarebbe costretto a fare  restrizioni al trasferimento del denaro e questa sarebbe un’azione, che in un periodo di recessione, con le pensioni che già hanno uno scarso potere d’acquisto, potrebbero avere degli effetti “devastanti”. 

Quindi mi risulta avventuristico dire di NO all’euro, ma è certo che la politica monetaria sull’euro debba assolutamente cambiare. Partiamo dal presupposto che l’Europa non è una federazione e che la BCE ha un CdA composto dai Governatori delle banche dei singoli Paesi.

La questione su cui ragionare è se vogliamo costruire la CASA EUROPA: è necessario che ci sia un organo esecutivo che rappresenti gli interessi dell’UE o che il Parlamento europeo abbia un vero potere legislativo che renda democratico questo processo. Oggi c’è un meccanismo intergovernativo, e a governare non è il Consiglio, ma i rappresentanti dei singoli Paesi con la conseguenza che i più forti dominano.

 

Immigrazione: dopo gli esiti di certo non positivi del programma Fronte, quale sarebbe secondo lei la soluzione per fronteggiare in modo efficace questa problematica? E’ a favore di una regolamentazione a livello europeo Immigrazione: soccorsi 320 eritrei a 30 miglia da Libiaper quel che riguarda i CIE?

La questione immigrazione è una questione spinosa. Bisogna stabilire se l’immigrazione è un problema siciliano, italiano o europeo. Noi crediamo che sia un problema europeo, mentre oggi è stato soltanto siciliano. Ma ci vuole un Governo che si faccia rispettare in Europa.  Bisogna dividere le responsabilità e accoglierli in modo decente. Non si possono mettere 800 persone  in una scuola vicino Roma, con due bagni! Bisogna attrezzarsi per accoglierli dignitosamente, essere seri. Bisogna avere il cuore, ma ancora di più il cervello.

L’Europa deve fare il proprio dovere: deve aiutarci a presidiare quella frontiera. Se l’Europa non fa questo, noi questi 300 mila € al giorno, 9 milioni al mese, 100 milioni all’anno, li dobbiamo defalcare dai contributi che l’Italia deve dare alla UE. Anche perché questa tragedia umanitaria è causata in modo crescente dalla fuga da zone di conflitto e coinvolge sempre più aventi diritto all’asilo politico ed impone un intervento immediato delle istituzioni europee. IdV ha già presentato un’interrogazione in cui si chiedeva alla commissione europea di affrontare il fenomeno alla radice e di adottare misure atte a costituire un corridoio umanitario dal nord-Africa. Bisogna monitorare l’esistenza dei requisiti sulle richieste d’asilo e verificare la destinazione finale dei rifugiati.

La migrazione è in atto e va regolamentata e gestita con un senso Politico nuovo…Vanno riviste le Politiche di assistenza, di quote di accesso e di accoglienza. Non si può negare che il fenomeno in essere ed in continua espansione se non regolamentato, sempre con Politiche di accoglienza, in modo sensato non può non degenerare. Il tema è molto complesso, forse va trovata una politica comune Europea sugli ingressi che tenga conto di alcuni parametri come Occupazione, Risorse disponibili di un determinato Paese. Non sono favorevole, almeno non nel parametro di gestione del nostro Paese, dei CIE e già dalla loro accezione ovvero Centri di Identificazione ed espulsione.

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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