Europei 2016: la spunta la Francia, delusione italiana

Una disfatta. E’ questa la parola adatta per l’esito della candidatura italiana ad ospitare gli europei del 2016. Nella corsa a tre con francesi e turchi, infatti, la delegazione italiana ha avuto la peggio senza discussione, venendo esclusa dal verdetto finale a vantaggio delle altre due candidate: non è bastato al comitato azzurro nemmeno l’impiego di un uomo immagine come Paolo Maldini, che invece ha finito per essere travolto dalla figuraccia della nostra delegazione.

Sicuramente hanno pesato nella scelta dell’assemblea dell’Uefa le forti influenze politiche che la Francia ha sempre avuto in ambito europeo ( ed ora ancor di più dal momento che a capo dell’Uefa c’è Platini), ma la delegazione francese ha potuto contare su un’ ottimo dossier e su un dispiegamento di forze che và da Zidane al presidente della repubblica Sarkozy. A noi resta l’ennesima figuraccia, che va sicuramente addebitata ai vertici politici e manageriali del nostro calcio, che di batoste ne continuano a prendere su tutti i fronti: solo tre anni fa perdevamo infatti la possibilità di organizzare gli europei del 2012 in favore di Polonia e Ucraina, ma anche  per altri sport come Rugby e Basket il risultato è stato sempre lo stesso. Sarebbe facile adesso prendersela con l’influenza dei francesi sull’Uefa: come mai allora la candidatura turca è arrivata a giocarsela sino all’ultimo voto contro la “potentissima” Francia e la nostra no? E perché la diplomazia del paese campione del mondo non riesce a portare mai argomenti convincenti a sufficienza? Sembra difficile trovare delle risposte.

Il problema è comunque serio e ingombrante, e queste bocciature in serie non fanno che riportarlo d’attualità: l’ammodernamento degli stadi. Fin quando infatti lo sport italiano (con l’aiuto delle società di calcio) non si deciderà a costruire stadi all’altezza degli altri stati europei, saremo sempre più indietro rispetto agli altri. Sono anni ormai che il ritornello è sempre lo stesso: gli stadi italiani sono brutti, scomodi, vecchi e mal costruiti; c’è bisogno di nuovi stadi.

Purtroppo ad oggi (ad eccezione della Juventus) nessuna società importante ha affrontato seriamente la questione: si preferisce campare di ricavi televisivi e sponsor, senza rischiare con un grande investimento come la costruzione di uno stadio di proprietà. Inoltre con impianti accoglienti, comodi e multifunzionali, i ricavi futuri per i club sarebbero moltiplicati di molti milioni, e tutto lo sport italiano ne trarrebbe giovamento. Ma si sa, in Italia al futuro non si guarda o al massimo si preferisce parlarne astrattamente senza fare mai nulla in concreto. E allora non lamentiamoci se a figure come quella di oggi saremo costretti ad abituarci.

TOMMASO BUZZELLI

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