eurovision song contest 2019

Eurovision Song Contest: Mahmood e la generazione che “non rileva differenze”

Bilal Hassan e Mahmood, due facce della stessa medaglia che partecipano all’Eurovision Song Contest 2019. Il primo concorre nella competizione per la Francia ed è gay dichiarato. Classe 1999, ha origini marocchine. Mahmood invece, dopo aver vinto il festival di Sanremo, è il concorrente dell’Italia. Di origini egiziane e di qualche anno più grande di Bilal Hassan,  è più dubbio invece sul coming out. Non si definisce e sostiene che fare coming out non serva a nulla.

Assi Azar è invece il presentatore dell’Eurovision 2019. Lui invece si definisce gay e donerà il proprio cachet alle associazioni LGBT.

Hanno fatto molto discutere le dichiarazioni di Mahmood sul coming out, ritenuto inutile, che, nel goffo tentativo di criticare chi fa coming out in tv da Barbara D’Urso, ha mostrato solamente un cantante non pronto a rispondere alla domanda “sei gay'”. L’effetto però è stato negativo, oltre che fuori contesto.

Mahmood ha infatti dichiarato, e qui si vede la differenza con il suo collega francese, che fa parte di una “generazione che non rileva differenze se ami qualcuno di un sesso o di un altro”. Ciò mostra quanto ancora l’Italia sia retrograda e indietro, anche attraverso le parole di un giovane cantante che della differenza potrebbe fare la sua bandiera. Ebbene non si capisce se Mahmood abbia vissuto in una bolla arcobaleno, perché la situazione che vivono tanti giovani, anche molto più giovani della classe 1992 di Mahmood, è ben diversa.

Andrea, il ragazzo dai pantaloni rosa, morto suicida nel 2012, faceva parte della generazione di Mahmood, anzi era anche un po’ più giovane, essendo nato nel 1997. Eppure la situazione nel liceo Cavour di Roma sicuramente non era quella che “non rileva differenze”. Andrea si toglierà la vita per le continue vessazioni subite nel contesto scolastico.

L’anno seguente un giovane ragazzo tenterà il suicidio in un’altro istituto romano, gettandosi dalla finestra, per fortuna sopravvissuto, a causa dell’isolamento provocato dai suoi compagni in quanto omosessuale. Anche loro, evidentemente, non fanno parte della generazione che “non rileva differenze”.

Liceo Newton di Roma. Un giovane quattordicenne gay viene preso di mira dai ragazzi della scuola. Per lui insulti, bullismo, fino ad arrivare al tentativo di un bagno d’urina, oggi oggetto di indagine giudiziaria. Anche questa non è la generazione che intendeva Mahmood.

Il dato Gay Help Line parla chiaro. Circa il 70% degli studenti LGBT vive con difficoltà il proprio orientamento sessuale a scuola, ricevendo insulti, discriminazione e episodi di bullismo. La generazione che non rileva differenze, quella del Mulino “Rainbow”, fatta di giovani ragazzi gay che si dichiarano senza alcun problema, non esiste.

Probabilmente ciò non è ben chiaro a Mahmood. Il suo – mancato – coming out poteva diventare d’esempio per tanti giovani. Mahmood sarebbe potuto essere un punto di riferimento, come può esserlo il cantante francese in gara all’Eurovision. Invece Mahmood non ha fatto altro che continuare ad ignorare il problema tipico italiano, ovvero quello dei pochi personaggi LGBT dichiarati, che potrebbero essere un modello proprio per quella generazione che rileva differenze. La sua immagine di un mondo migliore non risulta al momento pervenuta.

Mahmood o non Mahmood, anche quest’anno la comunità LGBT, e soprattutto tanti giovani e giovanissimi ragazzi gay, lesbiche, bisex e trans in difficoltà e che vivono un inferno a scuola, non avranno un italiano come esempio. Saremo sempre costretti a guardare all’estero. Bilal Hassan e Assi Azar, dal nome arabo come Mahmood, saranno l’icona rainbow di chi lotta contro le discriminazioni e sostiene concretamente la lotta all’omotransfobia.


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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