eutanasia

Per l’eutanasia legale: non arrendiamoci!

di Mina Welby *

Era il 1980 quando ho sposato Piergiorgio Welby, un uomo affetto da distrofia muscolare. Solo quattro anni dopo il nostro matrimonio, nel 1984, grazie al deputato socialista e radicale Loris Fortuna, venne depositata in Parlamento per la prima volta una proposta di legge per legalizzare l’eutanasia. Sono passati ormai 32 anni.

Piergiorgio prima di morire mi ha detto: “Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche.”

Queste parole per il diritto all’eutanasia Piergiorgio le ha pronunciate anche in un discorso del settembre 2006 al Presidente Napolitano. Un discorso, fatto dal letto al quale era inchiodato, in cui aggiungeva: “Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude”. Piergiorgio amava la vita, ma per lui la vita era altro dall’essere condannato a stare inchiodato a un letto.

In Italia, il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato. Per questo il 13 settembre 2013, insieme all’Associazione Luca Coscioni e al movimento politico Radicali Italiani, ho consegnato in Parlamento una legge di iniziativa popolare che regoli l’interruzione di trattamenti sanitari, il testamento biologico e l’eutanasia per una morte degna.

Dopo oltre due anni da questo sforzo di raccolta firme che ha coinvolto volontari in tutta Italia, siamo finalmente giunti alla programmazione per marzo di questa discussione. E’ un fatto importante, un primo grande risultato della decennale campagna per il rispetto delle volontà individuali in materia di fine vita.

Tutto ciò è stato possibile soprattutto grazie a tutte le persone malate che si sono mobilitate finora per l’obiettivo della calendarizzazione, così come fece mio marito. Grazie specialmente a Luigi Brunori, che proprio nei giorni scorsi ci ha lasciati, a Max Fanelli, Walter Piludu e Ida Rescenzo, che si sono rivolti a più riprese ai Presidenti dei gruppi parlamentari. Grazie anche a tutte le persone che non hanno mollato e cocciutamente hanno insistito a parlarne e a darsi da fare. Sono spesso persone sconosciute, che si battono per i diritti di tutti senza avere addosso le luci della popolarità. Non saremmo arrivati a questo risultato senza la forza e la generosità della militante radicale Dominique Velati, che ha restituito alla conoscenza degli italiani un tema altrimenti tabù per il potere italiano.

Con la programmazione per marzo della discussione sull’eutanasia alla Camera non si è compiuto ché un ulteriore passo di una strada tutta in salita. Non arrendiamoci. Per ciò che mi riguarda, mi batterò ora per realizzare il prossimo traguardo: l’effettiva trattazione, prima in Commissione e poi in Aula, della legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’interruzione di trattamenti sanitari, del testamento biologico e dell’eutanasia. Spero che anche tu, che mi stai leggendo, sarai al mio fianco.

* Copresidente dell’Associazione Luca Coscioni


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