Ex Machina: uno sci-fi disturbante

Vivendo in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, in cui in particolare la robotica registra progressivi e determinanti sviluppi, è logico che anche la cinematografia torni a interrogarsi – nonostante tante opere siano già state dedicate all’argomento – su concetti quale quello di Intelligenza Artificiale e del legame di questa con l’umano. Ecco quindi che Alex Garland, noto per sceneggiature meritevoli quali quelle di 28 giorni dopo o Sunshine, ha deciso di esordire dietro la macchina da presa scrivendo e dirigendo un thriller psicologico infarcito di sci-fi cyberpunk, riflessioni esistenziali e intuizioni filosofiche (senza disdegnare sporadici riferimenti pop), che per certi aspetti ricorda da vicino Non lasciarmi, anch’esso da lui adattato sotto forma di script per il grande schermo. Evitando la strada del blockbuster visionario – come sarebbe potuto venir fuori se ad esempio alla regia ci fosse stato Christopher Nolan – Garland imbastisce una sorta Ex-Machina-Alicia-Vikanderdi disturbante dramma a porte chiuse, in cui sono i dialoghi e i rapporti tra i personaggi a guidare una narrazione che vuol far riflettere, più che stupire visivamente, tanto che è proprio il realismo emanato dal film a caratterizzarlo in maniera inquietante.

SINOSSI.

In Ex Machina ci viene raccontato di Caleb (Domhnall Gleeson), un programmatore di computer che vince la possibilità di trascorrere una settimana nel rifugio di montagna di Nathan (Oscar Isaac), il geniale amministratore delegato del gruppo internet per cui lavora, il più grande al mondo. Solo una volta arrivato, Caleb scoprirà il motivo della sua presenza: deve partecipare a un esperimento che coinvolge Ava, un androide dall’apparenza femminile e dalla sviluppata Intelligenza Artificiale (a cui presta il suo volto una bellissima e brava Alicia Vikander).

NON SI GIOCA A FARE DIO.

Delimitando l’azione a pochi e claustrofobici ambienti, Alex Garland riesce sapientemente a evocare un clima minaccioso e ambiguo da Grande Fratello tecnologico, in cui tra un non detto e l’altro si prepara il terreno per l’inevitabile confronto finale. Il compito di Caleb sarebbe quello di effettuare con Ava il famoso test di Turing (un criterio grazie al quale si arriva a determinare se una macchina sia davvero in grado di pensare o meno), eppure un po’ per volta non è più chiaro chi sia davvero sotto i riflettori del test, con la trasformazione di quello che nasce come un esperimento in un conflitto psicologico tra uomo e macchina, in cui a emergere sono temi quali la verità e la menzogna, il potere insidioso dei guru tecnologici che hanno accesso a ex-machina-oscar-isaac-Domhnall-Gleesoninformazioni su vasta scala, e la natura della coscienza e dei sentimenti. Su tutto, la paura per una tecnologia che rischia di sfuggire al controllo dell’uomo, così come la presenza dominante di Nathan, uomo geniale e “creatore” che gioca arrogantemente a fare Dio la cui figura, nel suo varcare i limiti, secondo quanto dichiarato dal regista sarebbe in parte stata modellata ispirandosi al colonnello Kurtz di Apocalypse Now.

Alex Garland con Ex Machina gira un’opera sorprendente per quanto strutturalmente classica, i cui risvolti sono meno prevedibili di quello che si potrebbe intuire, dotata di un suo preciso placido ritmo cadenzato dai regolari confronti con Ava da una parte, e con Nathan dall’altra. Il paese delle meraviglie di quest’ultimo si trasforma nel mondo che si cela dietro lo specchio – soglia pericolosa ma affascinante da varcare – in cui il regista mette in piedi un gioco di riflessi e percezioni che vede protagoniste non solo le intuizioni e le riflessioni di Caleb, ma anche con quelle dello spettatore, costretto a rivedere e aggiustare più volte la propria posizione. Ancora una volta, il sempreverde mito di Frankenstein torna a rivivere lustrato di modernità, per metterci in guardia.

Ex Machina arriverà nelle sale italiane dal 30 luglio distribuito da Universal Pictures.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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