Expo

Il dopo Expo: lo smantellamento e il futuro dell’area

Era appena il 31 ottobre scorso quando, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si consumava la solenne cerimonia di chiusura di Expo Milano 2015, la manifestazione internazionale salutata dai più come un grande successo italiano.

Oggi, a distanza di 5 mesi, i riflettori sull’evento e sull’area che lo ha ospitato sono definitivamente spenti. Fin da novembre gli operai sono al lavoro sul sito per smantellare gran parte delle strutture e dei padiglioni presenti che, secondo il regolamento dell’Esposizione Universale, tornano di proprietà dei paesi che li hanno realizzati (questi poi li possono portare in patria o donare).

Adesso è il tempo di pensare all’eredità di questa manifestazione, ma sopratutto al futuro dell’area espositiva (Rho Fiera Milano) appositamente ampliata, da sfruttare produttivamente nei prossimi anni. Il premier Renzi, come al solito, punta in alto e promette che entro il 2040 nella zona ci sarà un centro di ricerca tecnologico applicato alle scienze della vita.

Fonte: www.wired.it

Fonte: www.wired.it

Ma andiamo con ordine. Che ne è al momento dello spazio Expo?

LE OPERAZIONI DI SMONTAGGIO

Le operazioni di smontaggio procedono, ma a rilento. Dell’area che tutti abbiamo conosciuto, comunque, rimane poco.

Attualmente i padiglioni definitivamente smantellati sono 26:

1) Austria
2) Bielorussia
3) Colombia
4) Corea del Sud
5) Indonesia
6) Iran
7) Malesia
8) Paesi Bassi
9) Repubblica Ceca
10) Spagna
11) Svizzera
12) Thailandia
13) Uruguay
14) Slovacchia
15) Ecuador
16) Germania
17) Kuwait
18) Israele
19) Turchia
20) Cina
21) Lituania
22) Oman
23) Giappone
24) Slovenia
25) Marocco
26) Argentina

(Gian Mattia D'Alberto / LaPresse)

(Gian Mattia D’Alberto / LaPresse)

Con l’aggiunta degli stand di Algida, Birra Moretti, Don Bosco e Save the Children.

E’ in corso, invece, lo smontaggio di 14 strutture (le prime 4 in fase iniziale e le ultime 4 in fase finale): Azerbaijan; Brasile; Cile; Moldavia; Angola; Emirati Arabi; Francia; Belgio; Kazhakistan; Qatar; Russia; Regno Unito; Monaco; Irlanda.

A cui vanno sommati i sopracitati stand di Algida, Birra Moretti, Don Bosco e Save the children.

Fermi, invece, sono i lavori sul padiglione del Nepal. Quest’ultimo dallo scorso 28 ottobre è sotto sequestro perché le ditte costruttrici non sono state pagate, come dovevano, dal governo nepalese. Il contenzioso ha origine prima del disastroso terremoto che ha colpito la nazione asiatica lo scorso anno, ma forse proprio questo tragico evento non ha fatto che peggiorare la situazione, mantenendola in un lungo stallo. Prima di intraprendere i lavori servirà pagare aziende e creditori.

Altri crediti, poi, esistono tra alcune aziende italiane che si sono impegnate un anno fa per concludere, in tempo per l’apertura di Expo, i padiglioni e le rispettive società incaricate originariamente per allestirli. Si tratta, ad esempio, dei 950mila euro di debito della Imeco nei confronti di Rvs Holding Mosca e di 1 milione di euro per la “Redaelli costruzioni” che si era impegnata a terminare la struttura ungherese.

E, rimanendo in tema, l’Associazione imprenditori lombardi (Ail) ha recentemente denunciato che Expo S.p.a. non ha ancora pagato una serie di servizi (sicurezza, collaudi, rilievi topografici, interventi sul verde ecc…) per un totale di 2 milioni di euro.

Questi debiti, però, a differenza del primo, non hanno interrotto lo smantellamento.

I restanti padiglioni, infine, sono ancora intatti.

Tra questi sono ancora da smantellare: Bahrein; Estonia; Messico; Romania; Sudan; Turkmenistan; Stati Uniti (clamorosamente); Vietnam.

Fonte: www.domusweb.it

Fonte: www.domusweb.it

Insieme alle costruzioni della Lindt, Banca Intesa e Perugina.

Rimarranno invece permanenti: Palazzo Italia; parte del Cardo italiano; l’Albero della vita; l’Unione Europea; il Vaticano. A questi forse si affiancheranno Polonia e Ungheria.

Continui aggiornamenti sulla situazione sono consultabili sulla pagina Facebook “Smontaggio Expo”, dove operai e lavoratori Expo postano foto e news sulle operazioni.

Queste ultime si dovranno concludere tassativamente entro giugno di quest’anno, incrociandosi inevitabilmente con il prossimo evento che si terrà nell’area. Entro 3 mesi, quindi, bisognerà trovare una soluzione finale per il Nepal.

RIUTILIZZO DEI PADIGLIONI

Tutto ciò che era presente ad Expo, in un modo o in un altro, sarà riutilizzato dai rispettivi paesi ed organizzazioni. Il padiglione Don Bosco, quello del Principato di Monaco e della Svizzera diventeranno rispettivamente un centro giovanile in Ucraina, una base della Croce Rossa in Burkina Faso e una serie di orti in quattro città elvetiche.

A Milano, invece, sono state trasferite le panchine della terrazza tedesca e ripiantati 20 alberi dalla struttura ungherese e 34 arbusti da quella russa, mentre l’edificio di Coca Cola dovrebbe trasformarsi in un centro sportivo nello stesso capoluogo lombardo. Sempre in Italia le tende del Decumano potrebbero trasformarsi nel tetto del mercato di piazza d’ Armi a L’Aquila.

L’Austria, dal canto suo, riporterà il suo bosco sulle montagne del Tirolo, mentre i campi di Slow Food saranno utilizzati in varie scuole.

Altri paesi, poi, manterranno le strutture complete, ricostruendole nelle loro città o donandole ad altre. Tra questi l’Uruguay, che ha donato il padiglione ad Origgio, che lo riaprirà tra pochi giorni nella nuova veste di ristorante di lusso.

(Gian Mattia D'Alberto / LaPresse)

(Gian Mattia D’Alberto / LaPresse)

Infine c’è chi vorrebbe o ha già messo alcuni simboli all’asta (come le colonne del templio del Nepal e la rete del Brasile, il cui prezzo di cartellino è 500mila euro) e chi, rinunciando a dare nuova vita alle costruzioni, riciclerà (come previsto dal regolamento dell’Esposizione) le parti in legno e ferro.

I PROSSIMI EVENTI

Ma cosa ne sarà nei prossimi mesi dell’area rimasta semi-spoglia?

3 mesi fa la Regione Lombardia ha stanziato 50 milioni di euro per iniziative dopo-Expo.

“Vogliamo che dalla primavera prossima il sito espositivo sia ancora vivibile con grandi eventi e manifestazioni -spiegava a gennaio l’assessore al post Expo e città metropolitana Francesca Brianz- Non possiamo permettere che questa zona resti vuota, se non per i tempi strettamente necessari per il dismantling”.

10 giorni fa, però, alcuni migranti provenienti nel nostro paese da Arabia e Africa erano stati accolti nell’ex campo base dell’Esposizione Universale, per far fronte all’emergenza del cospicuo numero di persone da sistemare a Milano. Il prefetto di quest’ultima, Alessandro Maragoni, aveva parlato di un possibile utilizzo dell’area per accogliere temporaneamente i 500 profughi giunti in città, accennando ad un accordo con l’ex commissario Expo ed ora candidato del centro-sinistra a sindaco Giuseppe Sala. La proposta, però, ha scatenato l’ira della Lega e di Forza Italia e alla fine il governo (l’ex ministro Ncd Lupi avrebbe fatto pressioni) ha impedito che si realizzasse.

L’area sarà invece coinvolta a maggio in una serie di eventi. Si tratterà del cosiddetto “fast post” dell’Expo, in cui torneranno a vivere le strutture rimaste. A cominciare dall’Albero della Vita, che tornerà a illuminarsi la sera del 1° maggio, quando si esibirà in un concerto ai suoi piedi l’orchestra della Scala.

A gennaio era sorta una polemica proprio sul simbolo dell’Esposizione, che dopo ottobre è stato spogliato di led, ventagli, proiettori, casse, fiori e fari, rimanendo solo con le fontane. I tre sponsor dell’Albero (Consorzio Orgoglio Brescia, Coldiretti e Pirelli) sono stati chiamati a gestirlo anche per gli eventi di maggio, ma Giancarlo Turati, presidente del comitato Piccola industria dell’Associazione Industriale Bresciana ed ex delegato dell’associazione per Expo, aveva minacciato di rinunciare, in quanto non ci sarà più la possibilità di realizzare quello spettacolo di luci e musica che  tutti avevano amato.

Fonte: milano.corriere.it

Fonte: milano.corriere.it

Resta da vedere ora se lo sponsor bresciano appoggerà l’evento e come apparirà l’Albero senza le vecchie tecnologie.

Pochi giorni dopo, il 25 maggio, ci sarà un nuovo concerto, organizzato da Andrea Bocelli e la sua fondazione benefica assieme a quella di Javer Zanetti (che hanno lo scopo di aiutare persone malate, povere ed emarginate, sopratutto i bambini). Con l’occasione oltre ad accendersi di nuovo l’Albero della Vita riapriranno Palazzo Italia e alcune strutture del Cardo italiano.

Sarà l’occasione per raccogliere fondi da destinare in beneficenza sfruttando la vicinanza con la finale di Champions League del 28 allo stadio San Siro unendo sport e musica. Entro questa data lo smontaggio dei padiglioni dovrebbe essere quasi concluso per permettere agli spettatori di godere di  uno spazio pulito e non di un cantiere, facendo così da buon apripista per le due mostre che da quella data animeranno l’area Expo. Si tratta di “People in Motion” e “Street Art”, a cura di Michele Nastasi e Nina Bassoli, che rientrano nel programma “City After the City” della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (che si svolge da domani, 2 aprile, fino al 12 settembre 2016) intitolata “21st Century, Design After Design”.

E poi? Cosa ne sarà dell’area dopo queste mostre?

IL PROGETTO PER IL FUTURO

Il progetto di Renzi, come si diceva all’inizio, è ambizioso. Si chiama “Human Technopole, Italy 2040” (perché dovrebbe essere completato entro quell’anno) e lui lo spiega così: “Nell’area dell’Expo realizzeremo un ecosistema di innovazioni, un luogo per ospitare la scintilla della ripartenza. Tutto sarà declinato su alimentazione e sostenibilità. E lo faremo puntando sull’eccellenza”.

Si tratterà dunque di un polo scientifico e culturale che avrà l’ambizione di essere un centro di livello mondiale, grazie alla sua capacità di affrontare insieme i temi di genomica, big data, nutrizione, sostenibilità, robotica e tecnologia per la salute. Il suo obiettivo sarà lo studio per l’allungamento e il miglioramento della vita umana (progettando tecnologie per la cura del corpo, dell’alimentazione e del welfare, ma anche soluzioni per valorizzare il patrimonio culturale italiano). Il tutto sarà guidato dall’IIT (Istituto italiano di Tecnologia) di Genova insieme all’Institute for international interchange di Torino e alla Edmund Mach Foundation di Trento, centro di eccellenza per la ricerca e la formazione in campo agricolo, alimentare e ambientale.

Da sinistra: il ministro Martina, Giuseppe Sala e Matteo Renzi. Fonte: www.primocanale.it

Da sinistra: il ministro Martina, Giuseppe Sala e Matteo Renzi. Fonte: www.primocanale.it

Per realizzarlo il governo ha programmato una spesa di 150 milioni di euro in dieci anni e il premier ha parlato di almeno 1600 ricercatori che verranno coinvolti. Il tutto per dare il simbolo di “un nuovo Umanesimo italiano”.

Tuttavia il primo ed unico elemento concreto, finora, è l’accordo di ieri con il colosso informatico IBM per la realizzazione del quartier generale europeo per la diffusione di applicazioni di Watson (un supercomputer oggi utilizzato soprattutto in medicina, per la diagnosi del cancro, e nella pubblica amministrazione) in tutto il continente. Si chiamerà “Watson Health” e servirà, inoltre, per la gestione informatica delle sfide sanitarie (dai controlli e gli aggiornamenti delle cartelle cliniche all’ottimizzazione delle spese della sanità pubblica) e per esperimenti genetici sulle malattie.

“Sono felice di questo accordo – ha commentato Renzi – è l’esempio concreto di come pur essendo orgogliosi del nostro passato dobbiamo proiettarci nel futuro e l’Ibm ci aiuterà lungo questo percorso”.

Con l’investimento della IBM dovrebbero arrivare i primi 600 posti di lavoro.

Cosa se ne farà però dell’Area Expo in attesa del lontano 2040? L’auspicio è che la Regione Lombardia riesca ad organizzare molti altri eventi per valorizzare la zona, impedendo che sia lasciata al degrado prima del fatidico “Human Technopole”. 

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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