fahrenheit 11/9

RomaFF13, Fahrenheit 11/9: Michael Moore racconta Trump Presidente e fa centro (ancora una volta)

Fahrenheit 11/9 : Michael Moore porta alla Festa del Cinema di Roma il suo racconto dissacrante dell’ascesa di Trump e della società americana odierna, divisa tra rabbia e voglia di riscatto

 

Fonte: The Independent

Sbarca alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma una delle pellicole più attese. Si tratta di Fahrenheit 11/9, nuova e interessante fatica del regista più irriverente e fuori dagli schemi: Michael Moore. Lo “scambio” dei numeri non è casuale. Mentre in Fahrenheit 9/11, vincitore nel 2004 della Palma D’Oro a Cannes, Moore raccontava l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre (9/11) 2001, in questo caso la data cerchiata in rosso è il 9 novembre (11/9) 2016. Il giorno in cui Donald Trump è stato eletto come 45° Presidente degli Stati Uniti.

Un film documentario che parte proprio dalla sera delle elezioni, da quelle 2 del mattino in cui venne dato l’annuncio ufficiale. Il regista pone a se stesso e agli spettatori una domanda: “How the fuck was it possible?.

UN VIAGGIO NELLE “DUE AMERICHE”

Da quella domanda parte “un’indagine” che ha ben poco di semplicistico e che mira a scattare una fotografia nitida degli USA. Moore porta l’obiettivo della videocamera in giro per il paese raccontando due facce della stessa America. La prima è un’America dimenticata dalla “grande politica”. Un’America che silenziosamente fa la sua parte (nelle fabbriche, nei posti di lavoro) e che, pensando di tornare a contare nel dibattito pubblico, consegna “le chiavi di casa” al tycoon newyorchese. Un uomo pieno di contraddizioni, di posizioni politiche dubbie (per usare un eufemismo) e con una concezione tutta sua del governo del paese. Questo il ritratto che, con filmati di repertorio, viene tracciato del nuovo presidente e che si evince chiaramente.

La seconda è l’America che resiste. Un’America che, davanti alle difficoltà, decide di non piegare la testa.

Moore nel suo viaggio accende i riflettori su un’infinità di “capitoli”: si parla di scuola, con la protesta degli insegnanti per ottenere salari migliori e per non sottostare all’aumento dei costi della polizza sanitaria (con tanto di braccialetto per monitorare i passi e multa di 500 dollari per chi non rispetta gli standard). Si parla di armi con le sparatorie nelle scuole, la lotta di un nutrito gruppo di giovani studenti contro la liberalizzazione indiscriminata e lo strapotere delle lobby di riferimento. E ancora: il “women power”, il potere di donne che si candidano ad una carica elettiva per “smuovere le acque”. Un esempio su tutte: la ventottenne Alexandria Ocasio-Cortez.

In Fahrenheit 11/9 c’è anche spazio per storie di profonda disperazione come quella della città di Flint (Michigan), patria proprio del regista e dilaniata da una crisi riguardante l’acqua pubblica (piena di piombo e velenosa a causa di scelte politiche consapevoli) e da esercitazioni militari (aree e non) organizzate senza preavviso.

Fonte: esquire.com

Il film è un atto d’accusa ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, contro una classe politica bipartisan, incapace di dare risposte ai cittadini ma molto attenta agli interessi economici che contano.

UN FILM CHE NON TRADISCE LE ATTESE

Fahrenheit 11/9 non tradisce l’attese. Mantiene infatti un intento dissacratorio, sarcastico e satirico ma con l’unico obiettivo di denunciare, di portare alla luce fatti e realtà. Vuole far discutere e punta a far discutere sulla società che ci circonda e anche sulla natura umana. Su quanto siamo cambiati in questi anni e quanto “la pancia” stia contando più della testa. Moore, come sempre, ci racconta e ci parla senza annoiare.

Michael Moore si mostra ispirato e lucido come non mai, puntando il dito contro cause e conseguenza della deriva autoritaria di Donald Trump da una parte e “illuminando” le mobilitazioni civili dall’altra. Una vera e propria chiamata all’azione, a un’azione di contrasto democratica per fronteggiare “il sistema”.

Un film documentario curato sotto tutti gli aspetti. Anche per quanto riguarda la colonna sonora. Eccezionale, tra le tante scelte, Vesti la giubba come sottofondo al primo comizio di Trump durante l’election night.

Il culmine, rispettando i migliori crescendo musicali, di Fahrenheit 11/9 lo si ha nelle scene finali. Impressionante il discorso di Adolf Hitler, doppiato dall’inquilino della Casa Bianca. In chiusura una riflessione: siamo sicuri che tutto questo non possa succedere anche a casa nostra?

Fahrenheit 11/9 sarà nei cinema solo il 22, 23 e 24 ottobre distribuito da Lucky Red

Fonte immagine di copertina: Squareup.com

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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