Fall down

Elisa osservò la tazza davanti a sé. Il suo tè caldo era diventato freddo, così come era l’aria di quel giorno e come si sentiva dentro. Di fronte a lei il suo ragazzo – ops, ex – parlava.

vetro– “Non sei tu il problema. E non sono nemmeno io. Il guaio sta proprio in quel tu più io, che non va più bene”.

Lo guardò mentre dietro al vetro il mondo si muoveva: la pioggia cadeva, la gente passava in forme e colori alterati dalla plastica bagnata; dentro aria statica e forme distinte, tanta chiarezza da fare male.

Il ragazzo alla fine smise di parlare, appoggiò una banconota sul tavolo. Un vago saluto, una mano sulla spalla e andò via, raccomandandole se stessa. Ed Elisa restò a fissare il posto vuoto, continuando a vederlo ancora lì, poi spostò gli occhi sul tè freddo, sullo scontrino, ancora sul tè, infine sul vetro.

La gente scorreva, ormai in un flusso indistinto. Si alzò lentamente rimettendosi il cappello, riprendendo l’ombrello, con dentro il nulla, il vuoto assoluto.

Ma fuori la pioggia ancora cadeva.

 

Questa breve storia è davvero un esperimento, una sfida con me stessa.

Ho sempre avuto problemi con gli scritti brevi: A scuola ero una frana a fare riassunti (tutt’oggi lo sono) e non sono mai riuscita a scrivere storie brevi, di poche parole. Per questo ho voluto sperimentare un racconto “flash”, 1000 caratteri spazi inclusi.

Ad oggi continuo a non amare storie così brevi, però mi piace mettermi alla prova con qualcosa di diverso. Spero che questo esperimento sia riuscito bene.

Martina


About

Studentessa di Editoria e Scrittura presso la Sapienza di Roma. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


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