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#Animagic: Fantastic Mr. Fox, l’animazione secondo Wes Anderson

Mr. Fox (doppiato in originale da George Clooney) è un padre di famiglia affascinante e irriverente, sposato con la graziosa Felicity (Meryl Streep). Indossa completi eleganti e per cena gradisce polli e tacchini. Niente di speciale, se non fosse che Mr. Fox è una volpe. Nonostante la natura animale di Mr. Fox, i suoi desideri sono totalmente umani: la fuga dalla normalità, la ricerca del consenso altrui, il raggiungimento di uno status agiato, l’essere liberi di esprimere se stessi senza maschere.

Ma Mr. Fox in quanto volpe ha in più uno spirito selvaggio che non riesce a tenere a bada. Per questo decide di mettere in atto un ultimo folle furto, come ai vecchi tempi, ai danni dei tre cattivissimi contadini della zona. La ribellione della natura all’uomo? O la liberazione del proprio istinto selvaggio contro il perbenismo imposto? Fatto sta che Mr. Fox compie il passo più lungo della zampa, mettendo in serio pericolo quanti lo amano e circondano.

Fantastic Mr. Fox Wes Andeson

Sotto Mr. Fox c’è il figlio Ash (Jason Schwartzman). Non ha la forza fisica del padre né lo stesso ingegno. Il figlio volpe, per tutti così “diverso”, si ritrova quindi ad inseguire quella normalità da cui il padre invece tanto insistentemente fugge. Il cugino Kristofferson (Eric Chase Anderson) è il suo opposto: alto, atletico e intelligente, proprio come Mr. Fox vorrebbe fosse suo figlio, ma dietro le apparenze infelice. Con il padre lontano e malato, è costretto a subire l’invidia dello scorbutico cugino.

Accettare se stessi

È un microcosmo di perdenti quello di Fantastic Mr. Fox, o di vittoriosi solo apparenti, in cui per vincere bisogna saper accettare di essere quello che si è, nel bene o nel male. E in cui, per affrontare questo processo di autocoscienza e maturazione, bisogna anche saper affidarsi all’aiuto della famiglia: quella ristretta ma anche quella allargata delle proprie amicizie, per quanto stramboidi.

Con Fantastic Mr. Fox siamo nel mondo dell’autore del racconto originale da cui il film è tratto, Roald Dahl (Furbo, il signor Volpe, in Italia edito da Salani), un po’ fiabesco un po’ dark. Ma anche in quello personalissimo ed eccentrico di chi da quel racconto ha attinto per dar vita nel 2009 a un piccolo gioiello di animazione artigianale, Wes Anderson (I Tenenbaum, Moonrise Kingdom). Il regista americano immerge infatti il suo Signor Volpe in atmosfere british con animaletti antropoformizzati alla Beatrix Potter, ma da lì parte per far volare alta la sua bizzarra poetica visiva e narrativa.

Fantastic Mr. Fox Wes AndesonRiflessione e follia

Gli ingredienti del classico Wes Anderson infatti ci sono tutti. Dai personaggi stravaganti ed emarginati al surrealismo di situazioni e battute. Ma la strada scelta per rappresentarli è quella retrò dell’animazione in stop-motion, gioia per gli occhi di uno spettatore sempre più assuefatto ad immagini digitalizzate e tridimensionali.

In Fantastic Mr. Fox, il regista sfrutta così a suo vantaggio gli apparenti limiti del “passo uno” per dar vita a folli invenzioni visive. Alternando momenti riflessivi in cui i pupazzi riescono ad esprimere quasi più verità di attori in carne e ossa, ad altri in cui la dimensione da giocattolo del film si rivela senza filtri in tutta la sua finzione, ma anche adorabile comicità stralunata. Il tutto condito da ritmo a tratti sfrenato a tratti sospeso nell’assurdo, in puro stile Wes Anderson. Evviva il Signor Volpe!

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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