57 anni senza Fausto Coppi, un campione indimenticabile

Il 2 Gennaio del 1960, stroncato dalla malaria, moriva Fausto Coppi, leggenda del ciclismo e dello sport mondiale. Riviviamo il mito attraverso le vittorie, la rivalità con Gino Bartali – entrata nella storia per aver diviso in due l’Italia – e la vita di quello che è ancora oggi, in assoluto, uno dei campioni più grandi che l’Italia abbia mai avuto.

GLI INIZI E LA GUERRA.coppi giovane

Fausto Coppi nasce nel 1919 a Castellania, paese situato vicino ad Alessandria. Sin da giovane nutre una passione per la bici, con il sogno di diventare un ciclista professionista. Il sogno si realizza nel 1940 quando viene ingaggiato dalla Legnano; l’obiettivo di Coppi è quello di far vincere il suo capitano Gino Bartali. Compito che riesce nella “Milano-Sanremo 1940“, dove a trionfare è proprio il ciclista toscano.

Coppi ha il ruolo di gregario di Bartali anche al Giro d’Italia successivo, ma a sorpresa a trionfare e vincere la maglia rosa è proprio il Campionissimo, che sfrutta anche una caduta di Bartali  durante la seconda tappa. Il piemontese conquista la maglia rosa durante l’undicesima tappa – la Firenze-Modena – dove trionfa al traguardo con un netto distacco. La maglia rosa se la cucirà addosso sino alla fine, diventando il più giovane vincitore del Giro d’Italia. Nello stesso anno diventerà anche campione italiano a inseguimento.

Ma la gioia per le vittorie è di breve durata per Coppi. Inizia la Seconda Guerra Mondiale, e il ciclista di Castellania viene chiamato per partecipare al conflitto. Conoscerà anche l’orrore dei campi di concentramento, in particolare quello di Blida, vicino Algeri, dove verrà rinchiuso nel 1943 fortunatamente senza conseguenze.

LA RIVALITÁ  CON BARTALI.

Finita la guerra, l’Italia ricominciò lentamente a riprendere le sue attività. Ricominciarono anche le corse ciclistiche e gli eventi sportivi. Coppi passò dalla Legnano alla Bianchi; sarà l’inizio coppi e bartalidella rivalità con il suo ex compagno di squadra Gino Bartali, che appassionerà e dividerà tutta l’Italia per quasi 10 anni.

Al Giro d’Italia del 1946 la lotta per la maglia rosa è tra i due ex compagni. Coppi vincerà tre tappe: la Prato-Bologna, la Udine-Auronzo e la Auronzo-Bassano. Nonostante le tre vittorie di tappa, il vincitore del giro è Gino Bartali, che conquista la maglia rosa durante la tredicesima tappa, mantenendola fino alla fine con un vantaggio di 47 secondi su Coppi.

Il Campionissimo si riprenderà la rivincita l’anno successivo, in un’edizione che vede per la prima volta una tappa anche all’estero, precisamente a Lugano, in Svizzera. Bartali vince la seconda tappa. La quarta finisce in volata, con il piemontese cha ha la meglio sul toscano sulla linea del traguardo. Coppi vincerà anche la nona, la Roma-Napoli, ma Bartali terrà la maglia rosa con vantaggio. Vantaggio destinato ad aumentare anche dopo la sedicesima tappa, che il detentore del Giro farà sua con un gap di più di due minuti su Coppi.

Quando la maglia rosa sembra ormai saldamente sulle spalle di Gino Bartali, avviene l’incredibile. Bartali cade durante la diciassettesima tappa, che verrà vinta da Coppi con tanto di conquista della maglia rosa. Da lì in poi il Campionissimo non se la toglierà più. La rivalità avrà il picco più alto durante i Mondiali del 1948 disputati a Valkenburg, in Olanda. Bartali e Coppi si ostacolano continuamente, quasi come se entrambi facessero una gara a sé e non come compagni di squadra. L’Italia finisce lontana dalla vittoria, che andrà al belga Schotte, segnando una fausto coppi 1953vera e propria sorpresa data la qualità del team. La debacle non sarà impunita; tornati in Italia, Coppi e Bartali verranno squalificati per un mese.

LA DOPPIETTA GIRO- TOUR.

Il 1949 è un anno speciale per Fausto Coppi. Il piemontese, infatti, conquista sia il Giro d’Italia che il Tour de France, diventando il primo ciclista nella storia a riuscire nell’impresa. Alla corsa rosa, Coppi ci arriva da favorito: vince la quarta tappa, la nona e la diciassettesima. In quest’ultima, in particolare, rifila 11 minuti su Bartali e 20 su Martini, conquistando definitivamente la testa della classifica.

Poi arriva il il Tour. Il commissario tecnico della nazionale Binda, memore di quanto accaduto ai Mondiali dell’anno prima, fa un patto tra Coppi e Bartali: i due promettono di non ostacolarsi. La Grande Boucle inizia male per Coppi, che dopo cinque tappe pensa addirittura al ritiro, a causa di un ritardo di quasi 20 minuti dalla maglia gialla. Il riscatto del campione di Castellania arriva nella settima prova, nella quale vince la cronometro individuale. Poi dalla decima tappa, grazie a una classifica competitiva, la maglia gialla diventa una questione tra italiani. Saranno Magni, Bartali e Coppi, infatti, a giocarsela da qui alla fine.

Nell’undicesima Coppi arriva terzo, con la vittoria di tappa che va al francese Robic. Nella sedicesima Coppi è beffato da Bartali, che si prende anche la maglia gialla. Nella tappa successiva, invece, Bartali è protagonista di una brutta caduta, tanto che Coppi non vorrebbe nemmeno proseguire per aspettare il connazionale. Il commissario tecnico Binda, però, ordina al piemontese di proseguire da solo nella corsa: Coppi tagli così per primo il traguardo, seguito da Robic, prendendosi anche la maglia gialla per la prima volta dall’inizio del Tour. Con la vittoria nella corno alla ventesima tappa, il Campionissimo ipoteca la gara, centrando un bis storico.

coppi e bartaliL’accoppiata Giro-Tour gli riuscirà di nuovo nel 1952. Proprio in Francia, e proprio in quest’annata, verrà scattata una foto storica: il passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali fece il giro del Mondo.

LA VITTORIA DEL MONDIALE.

Nel 1953 Fausto Coppi vince per la quinta volta in carriera il Giro d’Italia. La sua attenzione principale, però, è puntata tutta sul Mondiale, competizione che ancora non è riuscito a fare sua. La gara si svolge a Lugano il 30 agosto del 1953. Questa è la sua grande occasione.

Il primo ciclista che tenta di scattare è il francese Gaul, che verrà seguito da un gruppo di corridori, tra cui Coppi. All’improvviso il piemontese decide di scattare sulla salita del Crespera; l’unico che sembra tenergli testa è Derycke, che lo segue per 70 chilometri. Ma Coppi non molla e allunga in un altro passaggio, tanto che Derycke dovrà rinunciare a mantenere il ritmo. Il campione di Castellania arriva sul traguardo per primo, con un mostruoso vantaggio di 6 minuti sul belga.

Fausto Coppi centra finalmente la vittoria in una delle sue – poche, in verità – “gare tabù“. Per il Campionissimo, però, il sigillo mondiale sarà l’ultimo trionfo di rilievo in carriera. Successivamente, infatti, Coppi si ritroverà gran parte dell’opinione pubblica contro, e non per i suoi risultati in gara. La relazione con la “Dama bianca” Giulia Occhini spaccherà ancora l’Italia, con tanti tifosi che gli volteranno le spalle.

IL RICONGIUNGIMENTO CON BARTALI E LA MORTE.fausto coppi mondiali

Nel 1959 Fausto Coppi decide che l’anno successivo sarà il suo ultimo da ciclista professionista. Nel frattempo Gino Bartali è diventato direttore sportivo di una nuova squadra, la San Pellegrino Sport. L’ex campione è alla ricerca di ciclisti per costruire una squadra competitiva; il primo nome che gli viene in mente è quello dell’eterno rivale. Coppi accetta senza esitazioni.

A dicembre dello stesso anno, il piemontese vola in Africa per una gara, la prima col nuovo team di Bartali. La corsa viene vinta da Anquetil, con Coppi che si deve accontentare del secondo posto. Ma nei giorni seguenti il Campionissimo non si sente bene, tanto che è costretto a rientrare anzitempo in Italia. La febbre alta e altri sintomi fanno pensare alla malaria, ma i medici che lo visitano non riescono a centrare la diagnosi. I giorni passano e il campione di Castellania peggiora. Ricoverato in ospedale, Coppi morirà il 2 Gennaio del 1960 a soli 40 anni, a causa della forma più acuta della malaria.

L’eredità di Fausto Coppi è immensa: 5 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 3 Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix vinta del 1950 e tantissime altre corse minori. Oggi, a 57 anni dalla morte, ogni appassionato di ciclismo lo ricorda ancora con affetto e ammirazione. Il mito del Campionissimo rivivrà per sempre nella storia dello sport.

 

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Romano, diplomato al liceo linguistico Hegel, frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all'Università Roma tre. Appassionato di sport, ha collaborato con Centro Mare Radio e attualmente scrive per Torremare e L'ortica, due riviste online. COLLABORATORE SEZIONE SPORT


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