Favori gerontocratici

Era il lontano 1936 quando in Italia arrivò la prima televisione in bianco e nero. Nello stesso anno nacque Silvio Berlusconi, colui che divenne il monopolizzatore di questo importante mezzo di comunicazione. Il mezzo utilizzato dal “Cavaliere” per mantenere questo dominio era la politica.

Il 12 novembre 2011 poi, dopo quasi 30 anni di dominio ininterrotto (nonostante Craxi e i due governi Prodi, i favori a Mediaset continuarono), decise di dimettersi dalla carica di Primo Ministro. Sostituito da Mario Monti, Berlusconi era dato per morto assieme alle sue aziende in lento declino. Il Beauty Contest sembrava l’ultimo baluardo per l’impero televisivo Berlusconiano, ma a quanto pare, nonostante l’abolizione di quest’ultima “porcata”, si è rivelato essere una copertura per nascondere la “sub-porcata” approvata pochi giorni fa dal Ministro Passera. Questo provvedimento consiste nell’assegnazione di 19 frequenze nazionali per i prossimi 20 anni alle maggiori emittenti televisive (tra cui Mediaset).

Il via a questa iniziativa non solo favorisce Berlusconi e le sue aziende ma congela il nodo non ancora risolto riguardante l’LTE (banda larga mobile). Questo problema riguarda la liberazione delle frequenze da 700 e 800 MHz, necessarie per permettere la fruizione su larga scala della nuova tecnologia 4G. Con questa improvvisa scelta, il governo non ha rispettato i patti concordati durante la Conferenza di Ginevra che richiedevano l’LTE entro il 2015. Un altro problema che annulla indirettamente i benefici derivati dall’abolizione del Beauty Contest è l’assegnazione a titolo gratuito di queste frequenze, che si dimostra uno schiaffo per tutte le persone che ogni giorno sono sottoposte ad una tassazione sempre più alta.

In un mondo sempre più connesso attraverso internet, sembra una barzelletta donare un gran numero di frequenze ad un servizio vecchio ed in declino come la televisione. Eppure questo governo, nonostante le numerose promesse sulla banda larga fissa e mobile, continua a favorire il passato a discapito del futuro. Quando si deciderà ad investire sulla crescita?

MATTEO ROSELLI

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