La Ferrari è pronta a rombare a Piazza Affari

Dopo il traguardo tagliato a New York e il grande successo riscontrato nel suo debutto alla Borsa NYSE, la Ferrari è attesa alle griglie di partenza anche a Milano. La casa automobilistica del Cavallino pare infatti intenzionata non solo ad essere quotata negli Stati Uniti, suo primo mercato a livello globale, ma anche ad essere rappresentata tra i titoli di rilievo nazionali.

È ancora sulla bocca di tutti gli interessati di finanza l’arrivo tanto atteso del marchio sportivo e di lusso sui mercati finanziari. Risale soltanto al 21 ottobre 2015 il lancio del’IPO su Wall Street, conclusosi successivamente lo scorso 28 ottobre, con circa l’11% dell’azienda venduta al pubblico per ricavi stimati a 982,4 milioni di dollari. Partito con un valore di base per azione di ben 52 dollari, basato su di un valore complessivo della compagnia di Maranello di oltre 10 miliardi di dollari, il prezzo si è impennato rapidamente fino a 60 dollari ad azione, per poi riassestarsi poco sotto la cifra iniziale a circa 50-51 dollari al momento del closing dell’offerta pubblica.

Ferrari esordisce in Borsa dopo quasi 70 anni di storia di produzione di vetture, iniziata per supportare nelle corse automobilistiche i leggendari piloti della Scuderia Ferrari, la cui fondazione risale al 1929. Enzo Ferrari detto Drake, uno dei più grandi campioni italiani di Formula 1, presente ai posti di partenza fin dalla prima edizione, farà sì che l’anima sportiva rimanga insita nel motore e nell’idea stessa dietro alla casa automobilistica che ereditò il suo nome. Sport e lusso sono sempre andati a braccetto a Maranello, dove da un lato si creavano vetture come la Testarossa e la 360 Modena, simbolo di generazioni intere di automobili da sogno, mentre dall’altro si sviluppavano le monoposto che ci avrebbero fatto sognare, con al volante grandi nomi come Lauda, Ascari e, ovviamente, Michael Schumacher.

Fonte: http://www.noicompriamoauto.it/magazine/ferrari-in-borsa/

 

L’esordio in Borsa della Ferrari giunge anche in un momento economicamente molto favorevole al marchio principe dell’automobilismo di lusso italiano: dal 2005 al 2014, infatti, i ricavi totali del Cavallino Rampante sono più che raddoppiati, da una già altissima somma di 1,289 miliardi di euro a più di 2,7 miliardi, un trend di crescita “a tutto gas” spinto soprattutto dalla crescita esponenziale dei mercati emergenti, in particolare la Cina. Il lusso infatti non conosce crisi e la recente salita al comando di Sergio Marchionne, già amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler, sta spingendo sulla crescita della produzione, prima invece limitata dalla gestione Montezemolo, il quale desiderava mantenere l’aura di “esclusività” legata al branding del marchio. Con il numero di milionari in aumento, specialmente nella Grande Cina – Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong, Taiwan – la mappa del mercato del Cavallino sta mutando: nel 2014 sono state 784 la vetture consegnate in quest’area, secondo mercato nel mondo. Bene anche il Giappone con una crescita del 14,4% (302 esemplari venduti).

Il minor insediamento del nome Ferrari in Asia, tuttavia, sarebbe alla base dell’allentamento di tale politica, per diminuire la lunghezza delle liste d’attesa e ridurre al minimo il rischio di potenziali acquirenti sottratti dai concorrenti, cosa che in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti, più devoti al marchio, non accade. Ora, con l’imminente lancio a Piazza Affari, la Ferrari si preparerebbe ad un’altra iniezione di fondi nelle proprie casse, volte a sostenere la produzione per il mercato privato globale ma anche per altre attività, come appunto il reparto sportivo della Scuderia Ferrari e il merchandising.



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