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RomaFF12: I, Tonya, un biopic non convenzionale per una sorprendente Margot Robbie

“Tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly”. Inizia con questa premessa I, Tonya, non convenzionale biopic sulla pattinatrice statunitense Tonya Harding, presentato all’interno della Selezione Ufficiale della 12^ Festa del Cinema di Roma. Una premessa che racchiude lo spirito di un film di cui sentiremo ancora parlare, tra i migliori finora visti alla kermesse romana.

Una vita controversa

I, Tonya, diretto da Craig Gillespie e interpretato (oltre che prodotto) da una sorprendente Margot Robbie (The legend of Tarzan, Suicide Squad), porta sul grande schermo la controversa storia di una delle più note ex sportive americane. Tonya Harding è infatti famosa non solo per essere stata la prima pattinatrice su ghiaccio americana ad avere eseguito un triplo axel ai campionati nazionali statunitensi. Ma anche – e soprattutto – per il suo coinvolgimento nel 1994 nell’aggressione ai danni della pattinatrice rivale Nancy Kerrigan, che venne colpita alle gambe da uno sconosciuto.

I, tonya margot robbieI, Tonya cerca dunque di raccontare la “verità” di Tonya, focalizzandosi non solo sullo scandalo che ne segnò indelebilmente la carriera, ma approfondendo la sua storia personale per costruirne un ritratto a tutto tondo. Vediamo dunque crescere Tonya dall’infanzia all’età adulta. Dalle prime pattinate entusiaste sul ghiaccio alle gare, fino alle Olimpiadi e all'”incidente” con Nancy Kerrigan, con quel che ne è conseguito.

Amata ma anche molto odiata, il suo era un temperamento forte, quasi mascolino, le mancava quell’eleganza nella presentazione e nell’atteggiamento richiesta dai giudici alle competizioni. Ma, nonostante le apparenze, Tonya non era semplicemente una cocciuta testa calda. Il film ci mostra come la vita della pattinatrice venne irrimediabilmente segnata da una serie di rapporti burrascosi. Quello con la madre LaVona (performance da applausi di Allison Janney), sempre pronta a screditare e picchiare la figlia “per il suo bene” più che a incoraggiarla. E quello con il marito Jeff Gillooly (Sebastian Stan), violento e possessivo.

Tra il mockumentary e la fiction

Siamo sì di fronte a una pellicola biografica, ma non aspettatevi una forma classica di racconto. I, Tonya usa i personaggi come narratori di una storia dai molteplici punti di vista, in cui a ognuno viene dato modo di raccontare la sua versione dei fatti. I protagonisti guardano in macchina e parlano allo spettatore, in uno stile a metà tra il mockumentary e la fiction. Lo sceneggiatore Steven Rogers costruisce la narrazione intorno a delle interviste da lui fatte ai protagonisti. Ricostruite sì, ma riportando spesso le parole precise – per quanto assurde – degli intervistati.

I, tonya margot robbieIl regista Craig Gillespie non cerca né di condannare né di giustificare Tonya, ma semplicemente di capirla, di mostrare come dietro un caratteraccio e una maschera da “cattiva” si celi molto di più. Ovvero la storia di una ragazza dalla vita non facile, costretta a crearsi a suo modo uno scudo per sopravvivere. Sopravvivere a una famiglia disfunzionale, alla scelta di un matrimonio sbagliato; alla necessità totale di essere sempre al top senza mai completamente vedere le proprie aspirazioni soddisfatte.

Il sogno infranto

A Tonya Harding viene richiesto di essere altra da sé, di rappresentare quel perfetto modello di atleta americano sano dalla famigliola precisa, che però non fa parte del suo vissuto. La rivelazione sconvolgente è che il pattinaggio in sé non può bastare. E allora I, Tonya diventa anche film sul sogno americano infranto. Sui poteri forti pronti ad abbatterti se non ti adegui. Su come i media manipolino le informazioni e creino a piacimento mostri da condannare tanto quanto idoli da venerare.

Splendida Margot Robbie nel ruolo –finora – migliore della sua carriera. Incapace di imbruttirsi nemmeno col trucco, ma capace di dare molteplici sfaccettature alla sua Tonya. Una ragazza forte e vulnerabile al tempo stesso, bisognosa di esprimere col corpo quel che la sua interiorità opprime. I 121 minuti del film scorrono meravigliosamente a ritmo di un’azzeccatissima colonna sonora. Tra veloci stacchi di montaggio e una macchina da presa sempre in movimento insieme a Tonya e alla sua inesauribile energia.

Arrivato secondo al premio del pubblico del Toronto International Film Festival, I, Tonya scatena nello spettatore inevitabile amarezza, ma anche ironia, risate, emozioni. Un vero film sorpresa, che illumina la Festa del Cinema come il sorriso di Tonya/Margot nel momento più felice di una vita e carriera vissuta da eterna combattente.

I, Tonya è distribuito da Lucky Red.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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