Finanziaria: aria fritta e monotonia

Il 16 luglio appariva sulla Gazzetta Ufficiale il testo completo dell’ultima manovra finanziaria varata dalla Commissione Bilancio del Senato tre giorni prima, poi approvata in Parlamento con 314 voti favorevoli.

Il contenuto della manovra riguarda piccole variazioni, come l’introduzione del ticket sanitario di 25 euro per interventi di ordine lieve (definito “codice bianco”) al pronto soccorso, di 10 euro per gli esami diagnostici, e poco altro. Questa ennesima spesa non farà altro che scoraggiare le famiglie, le quali preferiranno attendere eventuali complicazioni che rivolgersi direttamente al centro sanitario, se non opteranno addirittura per delle cliniche private.

Per quanto riguarda il tema delle pensioni il Governo ha dato ennesima prova di come sia incapace di prendere decisioni per il bene della maggioranza: l’emendamento stabilisce infatti che le pensioni che supereranno i 90mila euro subiranno un taglio del 5 % (solo nel numero in cui supera il tetto); stesso discorso per le pensioni superiori ai 150mila euro, con un taglio del 10 %.A questo proposito il blogger Antonio Rispoli portava l’emblematico esempio di un individuo X che, ricevendo una pensione di 200mila euro annui, si sarebbe visto tagliare solamente 8mila euro (lordi, per giunta). I tanto invocati tagli sulle pensioni d’oro sono quindi arrivati, ma non nella misura che ci si aspettava. Allo stesso tempo però, le rivalutazioni sulle pensioni superiori ai 2380 euro/mese (lordi) vengono bloccate, e limitate al 75 % quelle oltre i 1400 euro.

La soglia necessaria ad avere diritti alla pensione di anzianità subirà un incremento di un mese dal 2012 in poi; la pensione di vecchiaia subirà invece un aumento di 3 mesi per anno fino al 2016, quando l’incremento salirà a quattro mesi. L’obiettivo della finanziaria è quindi anche quello di pareggiare (entro il 2030) gli anni di contributi necessari (40) ad andare in pensione.

Piccole variazioni, come i rincari sul bollo di deposito titoli,  gli aumenti sul bollo per le auto di cilindrata superiore ai 225 kw  e l’aumento dell’Irap sulle concessionarie dello Stato paiono insignificanti se paragonate all’indignazione che dovrebbe suscitare in tutti noi la notizia della mancata presentazione al’interno della manovra della legge riguardante gli ordini professionali (dopo la rivolta di avvocati e notai all’interno del Pdl, ndr), e la decisione di aprire un tavolo di discussione in Senato per evitare di poter toccare (in futuro) questi ordini.

Nonostante tutti i problemi riguardanti la manovra elencati in questo pezzo, il vice-capogruppo del Pdl alla Camera Anna Maria Bernini, sostiene che << la manovra mette il paese in temporanea sicurezza rispetto ai marosi speculativi che agitano i mercati internazionali >>.

Infine, due amare considerazioni: la prima giunge dalle stesse pagine di questo blog che, nell’articolo sulla manovra finanziaria firmato da Silvia Nulli, sottolineava come non sia stato nemmeno necessario attendere i mondiali, o qualsiasi altra manifestazione, per distrarre l’opinione pubblica e metterle le mani in tasca.

Il secondo spunto di riflessione che posso proporre riguarda i tagli alla politica, come la riduzione del 5% degli stipendi dei parlamentari, tanto invocata dal ministro Calderoli, osannato da più parti per la proposta, bocciata all’unanimità tra le file di deputati e senatori: dove sono finiti?

PIETRO CANCIAN

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'Finanziaria: aria fritta e monotonia' have 4 comments

  1. 17 luglio 2011 @ 8:36 pm angelo

    Ma perchè non fate chiarezza su pensione di anzianità e vecchiaia ?
    non si capisce nulla in tutti gli articoli sul web.
    grazie

  2. 18 luglio 2011 @ 2:11 pm Pietro Cancian

    Angelo hai perfettamente ragione, anche se il sito INPS spiega ( seppur in maniera abbastanza complicata) quali siano i requisiti necessari ad aver diritto alle due pensioni. Comunque sia, tra poco pubblicherò un articolo che faccia luce non solo sull’ultima finanziaria, ma soprattutto del tema pensioni in generale (con il contributo di un funzionario sindacale).

    Gli aventi diritto alla pensione di anzianità devono aver maturato 40 anni di contributi, mentre la pensione di vecchiaia riguarda tutti quei lavoratori che raggiungono l’età stabilita dalla legge (i famosi 65anni per i maschi e 60 per le donne, anche se gli statali non hanno più alcuna differenza tra i sessi). Questa seconda pensione può essere rilasciata se il lavoratore ha comunque maturato almeno, ora non ricordo bene, mi pare 35anni, di contributi!
    Questa la definizione in maniera molto semplice, perchè c’è tutto un discorso relativo alle quote, di cui parlerò a breve. Se interessato, ti avviserò via mail di eventuali novità.

  3. 18 luglio 2011 @ 5:18 pm Giampaolo Rossi

    Sei sicuro dei 35 anni che hai detto?? Mi sembrano un pò troppi e un dislivello troppo basso rispetto ai 40… mi pareva fossero almeno 15/20 anni di contributi, per andare in pensione a 65 anni…

  4. 18 luglio 2011 @ 7:59 pm Pietro Cancian

    No non ne sono sicuro (anche se credo che la cifra oscilli attorno a quel valore), infatti chiederò un parere da parte di esperti. Ovviamente c’è una disparità impressionate, se effettivamente avessi ragione io, pensa però che altrimenti nessuno prenderebbe la pensione sociale, perchè con “pochi” anni di lavoro avresti diritto ad una pensione che sarebbe valutata facendo la media degli ultimi dieci anni di stipendio (non tiriamo in ballo i parlamentari va’).


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