Fini

Che il Presidente della Camera Gianfranco Fini sia l’unico, nello squallido panorama politico attuale, che parla da uomo di Stato, si esprime attraverso discorsi razionali che a volte potrebbero addirittura sembrare un  po’ scontati, se non fossero pronunciati in un Paese disastrato politicamente come l’Italia, non c è dubbio.

E’ l’unico che, quando parla, non urla, non litiga, non insulta, non racconta barzellette, non accusa o cerca di distruggere l’avversario di turno, ma cerca di proporre riflessioni costruttive che  servono, se non altro, ad aprire gli occhi di qualcuno, in genere, diversamente informato, e dovrebbero servire a far riflettere qualcun altro (lui compreso).

Dai discorsi sul rispetto per le istituzioni italiane a garanzia della democrazia e della libertà, all’autorità riconosciuta verso le più alte Cariche dello Stato, alla Costituzione, all’indipendenza del potere giudiziario e via discorrendo, fino all’altro fronte attualmente caro al Presidente, l’integrazione degli stranieri.

I concetti che esprime, sembrerebbero rivolti a scuotere un po’ le coscienze di tutti noi, sul riconoscimento dei diritti delle persone, a prescindere dal colore della pelle o dalla provenienza geografica; anche qui potrebbe risultare un po’ scontato, ma bisogna ricordarsi che viviamo in un paese governato, di fatto, da un partito che fa della lotta alla regolarizzazione dello straniero una ragione di vita, in realtà, più per ragioni economiche che politiche.

Il Presidente della Camera però, nei suoi discorsi, presenta delle lacune che a volte assomigliano più a delle voragini; ogni volta che lo si ascolta parlare della considerazione dovuta verso le istituzioni, di rispetto della Legge, di fiducia negli organi di Giustizia, ad ogni capoverso pronunciato, ti verrebbe voglia di chiedergli: Presidente, Ma allora Berlusconi? Presidente, come la mettiamo quindi con Berlusconi? Presidente, come rapporta quello che Lei dice nei confronti del leader del suo partito e premier, Berlusconi??

Così, allo stesso modo, quando  L’On Fini parla di integrazione e pari diritti per gli extracomunitari, oltre a non far mai riferimento agli altri suoi scellerati alleati di Governo, mai una volta che spenda una parola sull’esistenza o sulla possibilità di cambiare la Legge vergogna che impedisce di fatto l’attuazione di tutti i buoni propositi che Lui stesso proclama in ogni dove, una Legge vergogna, che per di più, porta il Suo nome.

Certo non deve per niente risultare facile, esprimersi in questi termini, per la terza carica dello Stato, in pieno contrasto con tutto quello che i suoi alleati predicano, soprattutto senza più un partito di riferimento, di cui Lui stesso era Leader indiscusso, che ora è sparito, si è sciolto (nel senso più letterale del termine); sarà sicuramente una lotta lenta e logorante quella necessaria, non tanto per sovvertire l’attuale classe di potere, quanto soprattutto per risvegliare i cervelli degli italiani lobotomizzati da un’informazione pilotata dal  Governo, ancora troppo predominante rispetto alla possibilità di potersi fare un’opinione in un modo che non sia di parte, e sempre pronta, tra l’altro, ad imbastire battaglie di diffamazione in qualsiasi momento e con ogni mezzo, non sempre lecito.

Per il momento, comunque, tutto sommato, è proprio il caso di dire: “Meno male che Fini c’ è!”

VINCENZO PACILE’



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