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Finisco su “il Giornale”. Apologia della violenza? No, solo una deduzione logica.

Scritto da Gianluca Caporlingua il 14 - December - 2009 Letto 593 volte

Ieri sera, appresa la notizia dell’aggressione al Premier da parte di uno squilibrato, ho scritto questo commento sul blog di Beppe Grillo: “Chi semina vento d’odio, non può far altro che raccogliere una tempesta di mazzate…”.

Oggi, intorno all’ora di pranzo, un’amica mi scrive Ti hanno citato su Il Giornale…”. Pensavo scherzasse, ma facendo una rapida ricerca on-line, mi rendo conto che la citazione c’è, eccomeIn un articolo intitolato L’odio dilaga anche sui blog «Tartaglia santo subito» a firma Paola Setti, si pone l’accento sugli slogan dei “fan del folle”. Se ne deduce che la “giornalista” (le virgolette sono d’obbligo) è andata in rete alla ricerca di altri colpevoli e mandanti che hanno armato la mano dello psicolabile e l’hanno spinta contro il Presidente del Consiglio.

Un lungo articolo redatto con le citazioni di “violenti sovversivi pieni di odio”, un copia e incolla da Facebook e blog vari, fra cui ovviamente quello di Beppe Grillo.

“In generale, il grido è: chi la fa l’aspetti”, afferma la dipendente di Arcore. Ed è qui, in questa speciale categoria di urlatori, che inserisce anche la mia frase, come continuazione dell’affermazione di un altro utente che scrive “Il sangue è sempre nostro…ma non sempre”.

La sbadata Setti dimentica di segnalare che, nella “spirale d’odio” in cui cittadini comuni, utenti della rete o politici che dicono le cose come stanno (come Di Pietro) avrebbero gettato questo fiore di Paese, così bene ed equamente gestito da San Silvio di Milano2, rientrerebbero anche gruppi come ghigliottiniamo Tartaglia”, “interniamolo”, “decapitiamolo”, anch’essi fioriti a grappoli su Facebook nelle ore seguenti ai fatti di piazza del Duomo. Ma probabilmente per il quotidiano di casa, i promotori di queste meravigliose iniziative sono quella parte buona dell’Italia, liberale, amorevole, obbediente al Capo soprattutto e, quindi, non possono essere annoverati nella lista. Insomma, quisquigliepinzellacchere rispetto a “Tartaglia santo subito”. Vuoi mettere?

Per quanto mi riguarda, la strumentalizzazione che il foglio di casa Berlusconi ha fatto del mio post e di quello di tanti altri che, come me, non si riconoscono affatto nella violenza o nella sua apologia (è evidente che, al contrario, ci sono quelli che plaudono al gesto di Tartaglia ma io non mi identifico in certi toni), è bieca ma efficace. Gridare “al lupo al lupo” anche quando il lupo non c’è, provoca la stessa paura.

Provo a spiegare, riportando i botta e risposta avuti con un paio di amici e conoscenti, quanto sia stato utile battere sullo stesso tasto (la presunta violenza di chi si oppone al Governo) da parte di tutti i mezzi di informazione asserviti al regime berlusconiano. “Gianlu, non ci sono giustificazioni per questo gesto, a prescindere dal colore politico…”, mi scrive A. Altro che giustificazione! Io ho fatto solo una semplice DEDUZIONE. Non devo né voglio scusare alcun gesto incivile o selvaggio.

La mia frase, piuttosto, riassume un concetto. Chi instilla continuamente odio, riducendo il Paese ad un clima di “guerra civile fredda”, chi continua a marcare la differenza fra “NOI” e “LORO” spaccando in due il popolo (pur dovendolo rappresentare in teoria nella sua complessità, per il ruolo istituzionale che ricopre), chi attacca senza alcun freno le istituzioni alimentando un clima di tensione costante, provoca inevitabilmente una reazione, sia essa pacifica (io, per esempio, sostengo i fatti e gli argomenti, la protesta civile, che purtroppo spesso viene apostrofata come “vergognosa” dal Premier) sia essa violenta, magari caratterizzata dal gesto inconsulto ed assolutamente censurabile di un folle. E questo non vale solo per Berlusconi, vale per tutti, politici e cittadini. Questo è il vento d’odio di cui parlo a cui seguono, come diretta conseguenza, lemazzate.

Ma la voglia di trovare un colpevole è troppo forte, persino più della logica. F. mi scrive:“Sinceramente non capisco come possa essere legittimato un atto di violenza, a prescindere dalla fede politica e dalla labilità psichica, presunta o vera che sia, di un poveretto. E non capisco come tu, che a parte tutto reputo persona intelligente, possa ironizzare su questo. Anche fosse stato fatto a un Di Pietro qualunque, io non mi permetterei mai di giustificare un atto folle di violenza o di pensare che il tutto sia stato escogitato apposta. Questo non fa altro che avvallare la violenza come atto di discussione alternativo ai normali modelli civili di confronto”. Un po’ allibito dalla descrizione di quelle che sarebbero le mie intenzioni (tutte così ben camuffate dietro una semplice frase, fra l’altro), mi permetto di chiedere: “ma scusa, dove avrei fatto “ironia” e dove avrei “giustificato” il gesto? A me non pare di aver fatto nulla di tutto questo, con quella frase”.

E poi, nel tentativo di valutare i fatti a 360°, aggiungo: “la violenza verbale che giornalmente subisce chi non la pensa come Berlusconi è più accettabile del gesto di questo pazzo??? E poi, perché non si fanno vedere e rivedere in tv anche le teste spaccate delle persone che manifestano per il posto di lavoro e vengono puntualmente manganellate?”. Ma come dice il mio amico Barone Lanza, purtroppo, la logica è di per sé sovversiva per chi vuole esercitare in maniera assoluta il potere”.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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