Formula 1: uno sport ai limiti del rischio. Quale futuro?

Gli sport motoristici, che siano a due o a quattro ruote, convivono costantemente con il rischio e la pericolosità. La Formula 1, massima espressione di performance, fino a metà degli anni ’90 era considerata una categoria estremamente fatale; nell’ultimo ventennio, però, le cose sono migliorate di gran lunga.

il compianto Jules Bianchi

il compianto Jules Bianchi

Il problema è che lo spettro del pericolo è sempre dietro l’angolo. Domenica scorsa il terribile incidente tra Alonso e Gutierrez,  durante il primo GP della stagione 2016 in Australia, ha gelato il sangue degli appassionati, con un impatto che a 200 chilometri orari poteva avere delle conseguenze irrimediabili. I due piloti, per fortuna, ne sono usciti illesi, ma di sicuro questo episodio riaprirà una questione che, negli sport come questi, difficilmente avrà la parola fine. Qual è il futuro della sicurezza? Quali sono le prospettive delle migliorie tecniche?

IL PASSATO (AHINOI) INSEGNA.

L’automobile è un’espressione di libertà, e il rischio che stiamo correndo è quello di ammazzarci perché ce n’è troppa”. Questa era una delle massime del grande Enzo Ferrari, che riassume in sintesi l’essenza stessa della Formula 1. Questo sport, infatti, si è da sempre contraddistinto per la sua elevata pericolosità e per il notevole fattore di rischio, in quanto sin dai suoi esordi è stato perennemente soggetto ad incidenti più o meno gravi. Il più recente di questi, come detto, è avvenuto domenica scorsa a Melbourne, ai danni di un Fernando Alonso (McLaren Honda) che, a scapito di una vettura completamente distrutta, ne è uscito miracolosamente illeso.

Se andiamo a rispolverare gli annali più tristi della F1, ci accorgiamo che le statistiche sono impietose; nella storia ci sono stati, purtroppo, ben 44 incidenti mortali, tra cui l’italiano Lorenzo Bandini (GP di Monaco 1967), Ronnie Peterson (GP d’Italia 1978), Ayrton Senna (GP di San Marino 1994) e Jules Bianchi, il più recente di questi, che ha perso la vita a soli 25 anni dopo il terribile impatto nel GP del Giappone 2014.

BIANCHI E QUEI 20 ANNI DI MIGLIORIE.

E’ stata proprio la sua morte, quella di Bianchi, la prima dopo ben vent’anni in cui ci si era illusi che la Formula 1 avesse trovato una sicurezza stabile, che ha scatenato una reazione di necessario miglioramento per proteggere i piloti. Dagli anni ’90 a oggi, i cambiamenti hanno riguardato ogni settore del circus. Si va dalla pit-lane, con l’introduzione del limitatore di velocità, alle barriere, fissate al terreno per assorbire meglio l’impatto, passando per l’abitacolo, che “rinchiude” il pilota con una struttura rinforzata, il sistema Hans, che protegge il collo con un supporto per evitare che la testa si muova troppo in caso di incidente, e, infine, l’introduzione dei crash-test per tutte le monoposto.

il sistema di sicurezza "Halo"

il sistema di sicurezza “Halo”

LA PROSSIMA FRONTIERA: HALO.

Ma la novità più importante, che modificherà l’ideale di autovettura da Formula 1 per come la conosciamo noi, la potremo vedere in progressiva evoluzione a partire dalla prossima stagione, ed è dettata dall’introduzione del sistema di sicurezza Halo. Questo sistema, proposto da Mercedes-Benz, ha l’obiettivo di proteggere la testa del pilota, da sempre nella storia di questo sport esposta “all’aria aperta”, mediante una struttura con un montante centrale sull’abitacolo.

Per ora l’idea rimane comunque quella di lasciare aperto il posto di guida, ma non è escluso che in futuro ci si possa basare sul modello “aeroplano”, già proposto da McLaren, che prevede una sorta di capsula di vetro di protezione.

LA SICUREZZA E I PARERI DI CHI RISCHIA.

Questo progetto ha prodotto pareri contrastanti tra piloti, meccanici, case automobilistiche e semplici appassionati; l’idea di un montante centrale, infatti, potrebbe compromettere la visibilità e, di conseguenza, le prestazioni. Uno specchio delle reazioni è, sicuramente, l’ex pilota F1 Anthony Davidson, il quale, interpellato sulla questione, ha affermato che il paletto centrale, soprattutto nei rettilinei, crea un problema sostanziale di visibilità in merito alle indicazioni stradali, ma, allo stesso tempo, rimane comunque un giusto compromesso a livello di sicurezza, almeno finché non si troverà una soluzione migliore.

Raikkonen testa "Halo"

Raikkonen testa “Halo”

Jacques Villeneuve – campione del mondo 1997 – invece, nonostante abbia perso il padre Gilles proprio in un incidente di gara in Belgio nel 1982, ha invitato i piloti che hanno paura a “rimanere a casa”, in quanto “va bene la sicurezza ma il rischio fa parte del mestiere ed è anche questo che lo rende bello”. Ha espresso un parere totalmente negativo, definendola addirittura “la peggiore modifica della storia”, anche l’attuale Campione del Mondo Lewis Hamilton, aggiungendo che secondo lui il pilota dovrebbe scegliere se adottare questo sistema oppure no; personalmente ha dichiarato che non lo userà mai.

I pareri opposti, invece, provengono dagli unici due piloti che finora hanno testato il sistema Halo, ossia i ferraristi Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, e da altri piloti vicini alla causa, tra i quali Nico Rosberg, che lo ha definito “il grande passo in avanti“, e Daniel Ricciardo, il gioiellino di casa Red Bull. 

Chi la spunterà tra le varie parti in causa? La risposta più ovvia dovrebbe essere la sicurezza, ma, in fin dei conti, quando c’è di mezzo lo spettacolo nulla è scontato. Si attendono, in ogni caso, nuove notizie ufficiali nei prossimi mesi.

 

SE QUESTO ARTICOLO TI E’ PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!


About

Nasce a Roma nel 1996 e si diploma al Liceo Classico Socrate della Garbatella nel 2015. Attualmente frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università di Roma Tre. Gli piace viaggiare e fotografare. COLLABORATORE SEZIONE SPORT


'Formula 1: uno sport ai limiti del rischio. Quale futuro?' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares