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Foxtrot – La danza del destino, le beffe di un fato che balla con il dolore

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E’ stato il Leone d’argento – Gran premio della giuria alla 74esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. È lo scherzo del fato, la risata della fortuna, la partita degli dei che travolgono di ironia le sorti tragiche dell’uomo. Foxtrot – La danza del destino è la pellicola diretta e sceneggiata dall’israeliano Samuel Maoz. I passaggi ballati su di una musica segnata dal sopraggiungere della fine, in cui è ancora una volta un disegno più grande a prendersi gioco dell’esistenza degli umani.

Sono sull’ingresso della porta di casa. Tre individui in divisa, senza neanche bisogno di aprir bocca, danno concretezza alla morte di Jonathan (Yonaton Shiray). Arruolato nell’esercito, la scomparsa del ragazzo butta nella confusione disperata la sua famiglia. La madre Dafna (Sarah Adler), il padre Michael (Lior Ashkenazi) e tutti i parenti si riuniscono nella loro casa. Ma assieme alla notizia del defunto, sopraggiungerà nella casa dei Feldmann l’assurdo, il paradossale. La beffa del destino che muove le vite della gente.

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Foxtrot – La danza del destino e quel surreale che fa parte dell’esistenza

E’ col sentimento del surreale che il cineasta Samuel Maoz (Total Eclipse, Lebanon, Venezia 70 Future Reloaded) si approccia alla sua nuova ed acclamata pellicola. Quell’impossibilità dell’avvenire che invece accade e lascia sbalorditi, perché la vita è troppo bizzarra, troppo imprevedibile nella sua voglia di scherzare. Costruendo la storia su diversi piani, in cui il racconto va formandosi attraverso tre blocchi appartenenti ad un unico racconto, Foxtrot – La danza del destino alterna interno con esterno, quotidianità del dolore nell’esistenza civile e quotidianità del dolore nell’esistenza militare. Differenti luoghi, differenti atmosfere, ma medesimo modo in cui guardarli.

Un lavoro di regia che tenta di sostenere sulle proprie spalle larga parte dell’opera, facendo in modo che il contenuto riempito dal vissuto e dalle emozioni dei personaggi fosse rafforzato dal movimento delle riprese e il loro successivo inquadrare con fermezza i volti degli attori. Un inchiodare le lacrime, lo sconcerto, la noia in fotografie che ne racchiudano il senso in maniera visiva. Una macchina da presa quindi molto presente, che sovrasta le figure dei suoi personaggi, osservandoli da differenti angolature. Mostrandoli poi spesso dall’alto, quasi un rimando alla componente di divinità che circonda le varie pieghe del caso, un rimando simbolico di quel destino del titolo che guarda ed attende tutti al proprio varco.

Lo spaesamento che suscita il dolore

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E se i protagonisti riportano di volta in volta stati d’animo che possono tra loro differire, ad unire la loro individualità e il clima stabilito all’interno di Foxtrot – La danza del destino è un condiviso spaesamento. Assoluto, impronunciabile e allucinato spaesamento. Quella sensazione di smarrimento da cui sgorga come un fiume in piena una sofferenza che non sa restare sopita, che rivendica il suo diritto al poter star male per le trovate che le sono state riservate. Una dimensione in cui il bisogno di urlare si adempie con liberazione o con una soppressione ugualmente potente seppur muta, che niente potrà fare contro le decisioni prese dalla vita stessa, se non mostrare quanto questa possa rivelarsi crudele.

Foxtrot di Samuel Moaz è La danza del destino perché, proprio come una coreografia, esegue dei passi già definiti, delle tappe che sono state battute e che all’uomo tocca soltanto riprodurre. Una narrazione che si sposta, cambia luoghi e personaggi, in fondo per riportare però una condizione comune: non si può far niente contro le contraddizioni della vita. Non si può scegliere di cambiare melodia quando siamo già tutti in ballo.

Foxtrot sarà nei cinema da giovedì 22 marzo con Academy Two

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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